Ieri il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Calabria sul ricorso relativo al bando per l’abilitazione di nuove guide turistiche della Città Metropolitana di Reggio Calabria uscito ad aprile 2019. Il bando fu impugnato da due sigle di categoria delle guide turistiche, Agta e Uiltucs Campania, che vinsero il ricorso al Tar Calabria lo scorso dicembre. La Regione Calabria si appellò al Consiglio di Stato, che però ieri ha confermato la sentenza del Tar. 

Grande soddisfazione viene espressa da parte di Agta, che con Uiltucs Campania ha vinto questo ricorso al Tar prima e al Consiglio di Stato dopo. Sottolinea la presidente nazionale, Isabella Ruggiero: “Il quadro normativo era molto complesso, a causa degli intrecci di competenze Stato-Regioni, soprattutto in materia di turismo. Siamo orgogliosi che siano stati ribaditi alcuni principi fondamentali che negli ultimi anni erano stati disattesi e non più rispettati dalle Regioni, ma neanche fatti valere dallo Stato. Questa sentenza ora farà giurisprudenza e se ne dovrà tenere conto prima di rilasciare abilitazioni". 

La sentenza del Consiglio di Stato chiarisce infatti: “La disciplina dell’abilitazione alle professioni turistiche non attiene alla materia turismo, ma a quella di legislazione concorrente delle professioni …. la determinazione dei principi fondamentali della disciplina di una determinata professione spetta sempre allo Stato, prescindendosi … dal settore nel quale l’attività professionale si esplica”. “Ne discende un complesso assetto che esclude la competenza legislativa regionale in materia di abilitazione alla professione di guida turistica, senza che possa validamente opporsi la condizione di inerzia del legislatore statale”. 

Continua Ruggiero: “Questo non significa che siamo felici della situazione, tutt’altro. Ci troviamo in un vuoto legislativo gravissimo, dove le precedenti discipline regionali sono ormai abrogate e mancano quelle nuove nazionali. Se non si fa urgentemente una legge di riordino della professione - e sottolineo, una legge di riordino, non 20 righe di un articolo a mo’ di cerotto per poter dire che è stato fatto qualcosa e andare avanti come un anno fa - rischiamo una totale deregolamentazione del settore. Speriamo però che questa sentenza contribuisca a velocizzare il lavoro. Noi siamo pronti a collaborare con il Mibact e con le Regioni in modo costruttivo per arrivare finalmente a un risultato”. 

Quali sono stati i motivi del ricorso e per bloccare il bando? “Nulla a che fare contro le aspiranti guide. Ci dispiace che ci vadano loro di mezzo. Io e centinaia di altri colleghi abbiamo dovuto aspettare 10 anni per sostenere l’esame di guida, so cosa significa rimanere bloccati senza averne colpa - risponde Ruggiero -. Agta non si oppone a nuove abilitazioni, tutt’altro. Anzi abbiamo sempre chiesto, nelle nostre proposte al Ministero, che i bandi si svolgano tutti gli anni o massimo ogni due anni, per garantire facile accesso a tutti. Dal 2013 le abilitazioni non avrebbero dovuto più essere rilasciate e abbiamo chiesto in tutti i modi, a tutti gli ultimi Governi, di bloccare loro le Regioni. Il Governo si è voltato dall’altra parte e molte Regioni pure". 

Sono due i motivi fondamentali. "Innanzitutto, dal 2013, da quando le abilitazioni, che prima erano provinciali o regionali, sono state estese all'intero territorio nazionale, mancano completamente le norme che definiscano come si diventi guida: i titoli di accesso, il tipo di esami, ecc. Prima occorre che lo Stato detti le norme sulla professione, poi si possono rilasciare abilitazioni sulla base di quelle norme. Invece molte Regioni negli ultimi anni hanno continuato a farlo ma senza essere legittimate a farlo, perché sulla base di decreti mancanti. Inoltre, non solo alcune Regioni hanno continuato a rilasciare abilitazioni, ma ciascuna con le stesse modalità che usava prima della legge del 2013. Quindi negli ultimi anni sono stati dati migliaia di patentini tra Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Sardegna, Sicilia e qualche altra regione, usando criteri completamente diversi, pur sapendo che ognuna di quelle guide poi sarebbe potuta andare a esercitare in tutta Italia. Quindi parte ha ottenuto l’abilitazione superando solo dei quiz, parte solo un esame orale, parte solo un corso, parte seguendo addirittura semplici visite guidate: tutto questo sebbene il titolo rilasciato venga considerato uniforme in tutta Italia.  E’ come se per esercitare la professione di medico, si accettasse che alcuni hanno superato 3 esami, altri 10, altri ancora 3 anni di corso, e così via". 

La presidente di Agta conclude: "Se è stato deciso che l’abilitazione abbia validità in tutta Italia, ci deve essere un esame di Stato, come quello degli Avvocati. Si fa per l’esame di maturità, non si può fare per le guide turistiche? Non ci vuole molto a mandare da Roma una busta, identica per tutte le sedi d‘Italia. E’ il minimo se vogliamo dare dignità a una professione che si svolge nel campo dei beni culturali”.
 

 

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