Denso, fondamentale e inconsueto volume, questo libro dal titolo “TRANSIZIONI”[1], al contempo catalogo d’arte e libro di riflessione teorica, documentazione e approfondimento critico, è capace di presentarsi come “segnavia” di un percorso di ricerca artistica, teorica e di welfare culturale che alcune persone, interne ed esterne alle istituzioni torinesi, conducono ormai da diversi decenni a Torino. In esso confluiscono i percorsi espositivi della rassegna “Singolare e Plurale 2018/2019”, un progetto di Città di Torino e dell’Opera Barolo, e per l’esattezza delle mostre “Visioni fra cielo e terra: Giorgio Barbero & C.” e “(Im)permeabili”, che sono state ideate a partire dalle celebrazioni dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e del quarantennale della “Legge Basaglia”, e ospitate presso il PARI- Polo delle Arti Relazionali e Irregolari dell’Opera Barolo, la Galleria “Gliacrobati” e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e StudioDieci di Vercelli, offrendo spunti di riflessione sulla trasformazione della psichiatria e dei servizi sociali, indagandone la connessione con l’arte contemporanea e moderna.

Siamo in presenza del risultato documentale della rilettura di un fenomeno estetico e sociale in qualche modo eccezionale, integrata da autorevoli contributi provenienti da diverse prospettive disciplinari ed esperienziali e dalla valorizzazione di parte del patrimonio sedimentato e sommerso di autori irregolari e outsider piemontesi, materia di indagine del progetto regionale “Mai Visti e Altre Storie” (www.maivisti.it).

Il volume, come il precedente in collana dal titolo “Fuoriserie”[2], offre infatti una panoramica articolata e un tentativo di sistematizzazione di alcune pratiche e delle modalità operative che contraddistinguono il progetto di ricerca artistica e teorica condotto negli ultimi vent'anni a Torino, il quale ha posto al proprio centro l’arte irregolare, aprendo un dialogo con l’arte contemporanea, il welfare e la partecipazione/valorizzazione della marginalità psichica, fisica e sociale presentandosi come un esperimento di ricerca-azione unico nel panorama internazionale.

Attraverso i testi di operatori della psichiatria, curatori, storici e critici dell’arte, antropologi, filosofi e artisti come Calogero (Lillo) Baglio, Gea Bianco, Raffaella Bortino, Sergio Buggiani, Marzia Capannolo, Annamaria Cilento, Eva di Stefano, Giorgio Gallino, Giorgia Ghidoni, Erika Grasso, Gianluigi Mangiapane, Luciano Marocco, Roberto Mastroianni, Elena Menin, Alessia Panfili, Lidia Panfili, Marco Petrocchi, Cesare Pietroiusti, Maya Quattropani, Daniela Rosi, Eleonora Seta, Federica Tammarazio, Tea Taramino, Alberto Taverna, Bianca Tosatti, Beatrice Zanelli, il libro offre la mappatura in fieri della costituzione di un nuovo campo estetico frutto di una prospettiva multipla, sempre in bilico tra razionale e irrazionale, tra marginalità e centralità psico-fisiologiche e sociali, che mira a delineare percorsi di cura, inclusione sociale e cittadinanza attiva all’insegna dell’arte irregolare e relazionale.

I testi presenti nel volume dialogano tra loro in una prospettiva integrativa, divenendo mappe di un esercizio del pensiero che si fa ricerca-azione, produzione estetica e curatela di contenuti e contenitori, tesi a offrire al fruitore il panorama di segni, pitture, oggetti, sculture e installazioni, espressione di una ricerca artistica professionale e irregolare in costante dialogo, al fine di delineare appunto un nuovo campo estetico, che nasce dal ripensare il rapporto tra psichiatria, mondi outsider e arte moderna e contemporanea, presentando la mappa di un percorso che negli anni ha cercato di mettere in discussione la narrazione accettata del rapporto tra “normalità” e “differenza”, facendo propria la suggestione heideggeriana, di sentieri apparentemente interrotti che portano alla messa in discussione della glorificazione di quella “idea di razionalità sedimentata nei secoli, vera nemica dell’esercizio del pensiero”[3].

Si assiste infatti negli ultimi decenni allo sviluppo di attività che, fedeli allo spirito del tempo, spingono molti artisti, a livello internazionale e nazionale, a prediligere un insieme di pratiche fondate sull'insieme delle relazioni umane e del loro contesto sociale, attribuendo all’artista il ruolo di centro dell’opera stessa ed elemento catalizzatore di pratiche simboliche e performative, capaci di includere nell’opera d’arte il contesto sociale, umano ed esperienziale del fruitore e del produttore. In questa prospettiva l’opera diventava un’azione collettiva, in cui l’artista rivestiva il ruolo di facilitatore più che di creatore, prediligendo la dimensione processuale e performativa, capace di precipitare in manufatti multilinguistici, multimediali e multidisciplinari[4].

In quest’ottica va però letta come pioneristica, articolata e ormai in sé compiuta e matura l’esperienza che nell’ultimo ventennio si è auto-organizzata a Torino attorno a figure di artisti, curatori, associazioni e istituzioni, al fine di delimitare un nuovo campo, che individuando nella produzione “irregolare” il centro della propria azione ha dato vita a una corale opera di curatela e produzione artistica, capace di far dialogare attori mainstream e outsider, facendo sorgere nuove centralità estetiche nelle periferie del senso rappresentate dalle più disparate marginalità. In questa prospettiva, fruitori, curatori e artisti si sono posti su un piano di orizzontalità, rompendo le retoriche dell’inclusione e dell’esclusione, del mercato e dello spazio pubblico, della sanità e della malattia, aprendo un dialogo capace di individuare valore estetico, quindi dignità e bellezza, nelle forme di espressione che fino ad allora, e forse ancora oggi, erano relegate a semplice libera espressione delle differenti forme di disagio. Tutto ciò è stato possibile grazie all’incessante lavoro di individui ed enti pubblici e privati, che a partire dai presupposti dell’arte relazionale e partecipata, hanno dato vita a un’azione collettiva e continuativa, in cui la relazione con l’irregolare diviene essa stessa pratica sociale e poetica dedita alla realizzazione di contenitori estetici (mostre, rassegne, ricerche e strutture…) capaci di porre in dialogo l’arte contemporanea e l’arte outsider, organizzandosi attorno al concetto di “arte irregolare”[5] e generando processi di welfare culturale unici nel proprio genere.

Stiamo parlando di una relazione sistemica e sistematica tra partecipazione e produzione culturale e inclusione sociale, che a partire dalla salvaguardia e dalla valorizzazione di un patrimonio materiale e immateriale ha costruito una cultura comunitaria della dignità e dell’accesso dei singoli alla sfera pubblica e alle forme di bellezza e partecipazione che garantiscono il libero sviluppo della persona umana. Proprio ora che questo processo si dirige, in modo si spera inarrestabile, verso un’istituzionalizzazione e una valorizzazione di tipo comunitario, coagulandosi attorno al PARI-Polo delle Arti Relazionali e Irregolari (www.operabarolo.it), nato dalla sinergia tra l’Assessorato alle Politiche Sociali della Città di Torino, Opera Barolo e singoli operatori, artisti e associazioni del Terzo Settore, queste due mostre (Visioni fra cielo e terra: Giorgio Barbero & C. e (Im)permeabili) si sono poste come punto di svolta, tematizzazione, riepilogo e rilancio della strada sinora percorsa, presentandosi come sintesi di nuclei fondanti di un’azione più ampia e strutturata che sta ora prendendo una forma stabile e definita.

In questa prospettiva deve essere approcciato questo libro, e le mostre cui fa riferimento, che assume appunto il ruolo di “segnavia” all’interno di un percorso che sta acquisendo una fisionomia definita e una sua riconoscibilità, e che può presentarsi come punto di riferimento, come buona pratica esemplare a livello internazionale, dal punto di vista estetico e sociale.

Il volume sarà presentato alla Fondazione “Sandretto Re Rebaudengo” il 25 settembre 2020 alle ore 17.30, all’interno della mostra dal titolo: “L'IDENTITÀ E IL SUO DOPPIO. SIMONE SANDRETTI ALIAS ADOLFO AMATEIS, MAYA QUATTROPANI E ERNESTO LEVEQUE,” a cura di Tea Taramino e Alessia Panfili in collaborazione con Annamaria Cilento e Elena Stradiotto. Interverranno: Calogero Baglio, Marzia Capannolo, Annamaria Cilento, Giorgio Gallino, Monica Lo Cascio, Gianluigi Mangiapane, Roberto Mastroianni, Elena Menin, Alessia Panfili, Dario Salani, Catterina Seia, Tea Taramino, Alberto Taverna, Beatrice Zanelli con i saluti dell'assessore al welfare Sonia Schellino della Città di Torino.

Note e riferimenti bibliografici

[1] Cfr. AA. VV., (a c. di T. Taramino), TRANSIZIONI. Percorsi fra arte contemporanea, arte irregolare, antropologia, psichiatria e servizi sociali dalle mostre: VISIONI FRA CIELO E TERRA: GIORGIO BARBERO & C. e (IM)PERMEABILI, Prinp Editoria d’arte, Torino 2020.

[2] La mostra “FUORISERIE”, a cura di D. Rosi e T. Taramino, Palazzo Barolo, PARI-Polo delle Arti Relazionali e Irregolari, Torino 2017, e il catalogo ad essa collegato, rappresentano un altro momento di sintesi del percorso intrapreso negli ultimi decenni, presentandosi come “segnavia” nella ricostruzione di una fisionomia complessiva delle specificità dell’esperienza torinese. Cfr. AA.VV. (a c. di D. Rosi e T. Taramino), Fuoriserie, Prinp Editoria d’Arte, Torino 2017.

[3] Cfr. M. Heidegger, Segnavia, Adelphi, Milano 1987.

[4] Cfr. N. Bourriad, Estetica relazionale, Postmedia Books, 2010; Id, Post-production. Come l’arte riprogramma il mondo, Postmedia Books, 2005; Id. Il radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Postmedia Books, 2014; Id., L’exforma. Arte, ideologia, scarto, Postmedia Books, 2016; Id., Forme di vita. L’arte moderna e l’invenzione del sé, Postmedia Books, 2016.

[5] Preferiamo il termine “arte irregolare”, così come è stato teorizzato dalla critica d’arte Bianca Tosatti, a quello di “arte outsider”, in quanto a nostro avviso è più includente e rispettoso della dimensione antropologica ed esistenziale degli autori che riescono a utilizzare linguaggi, metodi e tecniche del contemporaneo, facendo di questo un “concetto operativo utile alla ricerca scientifica, alla pratica curatoriale e ai possibili interventi di welfare culturale realizzati e realizzabili in una dimensione di sussidiarietà orizzontale da istituzioni, singoli e associati”. Cfr. B. Tosatti (a c. di), Outsider Art in Italia. Arte irregolare nei luoghi della cura, Skira, 2003; Id., Oltre la ragione. Le figure, I maestri, le storie dell’arte irregolare, Skira, 2006.

Roberto Mastroianni: filosofo, curatore e critico d’arte. Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Comunicazione, membro del Comitato di Direzione della UNESCO Chair in Sustainable Development and Territory Management dell’Università degli Studi di Torino, Ricercatore Indipendente presso il C.I.R.Ce-Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Comunicazione e Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.

ABSTRACT

The volume “TRANSIZIONI” (Prinp Editoria d’arte, Torino 2020) is an art catalog and a book of theoretical reflection, documentation and critical analysis, which presents part of a systematic path of research and cultural welfare conducted by curators, philosophers, art historians and critics, anthropologists and social and health professionals and by public and private institutions in Turin in recent decades, aimed at creating paths of inclusion, active citizenship and widespread well-being through the enhancement of irregular and relational art. It illustrates the exhibitions “Visioni fra cielo e terra: Giorgio Barbero” & C. and “(Im)permeabili”, which were conceived starting from the celebrations of the "European Year of Cultural Heritage" and the fortieth anniversary of the "Basaglia Law", offering food for thought on the transformation of psychiatry and social services by investigating their connection with modern and contemporary art.

 

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