Contributo ricevuto in risposta alla prima “call for papers” di Letture Lente a cura di Flavia Barca

“Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura, che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione” (Adriano Olivetti)

Rispondo alla sollecitazione di Flavia Barca e di “Letture Lente” partendo dal punto 7 dei 9 proposti (costruzione di una nuova narrativa), perché condivido questa citazione di Adriano Olivetti. Per missione, le organizzazioni culturali costruiscono immaginari con una molteplicità di linguaggi e di forme espressive; responsabilizzare “chi la cultura la fa” a immaginare per noi e con noi un mondo in cui la differenza di genere sia un dato di fatto e non un elemento di discriminazione permette una capacità trasformativa e il raggiungimento di risultati che leggi, calcolo, procedure o buona volontà faticano a trovare.

Purtroppo il punto di partenza è abbastanza scoraggiante: i dati sulle acquisizioni dei musei e le dinamiche delle aste di opere d’arte mostrano una presenza di artiste molto bassa: l’analisi sulle politiche di acquisto di 26 importanti musei negli Stati Uniti fra il 2008 e il 2018 mostra che solo l’11% delle opere acquistate e il 14% di quelle esposte sono realizzate da donne. La mostra dell’artista svedese Hilma af Klint al Guggenheim di New York è stata una straordinaria eccezione, rivelandosi la mostra più visitata del museo (600.000 visitatori), quella con la più alta percentuale di giovani e con un aumento delle membership del 34%. I motivi di questo squilibrio sono diversi: le artiste sono meno studiate, perché sono state meno collezionate dalle istituzioni più prestigiose, meno seguite nel corso della loro carriera, meno collezionate da collezionisti privati, mercanti e istituzioni. Le vendite all’asta di artiste, e la loro presenza alle fiere internazionali sono in crescita – in particolare per le artiste nate dopo il 1975[1] - ma rimangono significativamente inferiori e concentrate nelle sezioni legate agli artisti emergenti. Inutile dire che gli scambi e i prezzi di vendita sono più bassi. La ricerca svolta dalla NABA nel 2017 su Presenza e Rappresentazione delle Donne Artiste in Italia conferma la difficoltà per le artiste italiane ad essere rappresentate e adeguatamente visibili.  In un contesto che si presuppone più attento e più militante rispetto alle questioni di discriminazione e disuguaglianza ci si aspetterebbe una presa di posizione più ferma e un contesto più favorevole alla diversità, in primis di genere. Nel 1975, la critica d’arte Cindy Nemser nella sua introduzione ad una ricerca sulle artiste nell’arte contemporanea  esprime con grande chiarezza il suo stupore “It soon occurred to me that the art world, my liberal, avant –garde art world, was no more exempt from this sexist behavior than any other world”. I musei e le gallerie che più frequentemente esibiscono artiste negli USA -  Dia Art Foundation a New York, l’ Hammer Museum a Los Angeles e il Brooklyn Museum a New York – sono guidati da donne che, come in moltissime altre attività professionali, sono sottorappresentate nelle posizioni di vertice e con remunerazioni mediamente inferiori; tuttavia, la presenza di donne nei comitati e nei centri decisionali non è di per sé sufficiente a garantire un bilanciamento di genere. 

Le cose non vanno meglio nelle industrie culturali: il lancio nel 2016 del libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli” di Francesca Cavallo ed Elena Favilli è stato preceduto da una ricerca dettagliata sui modelli di ruolo presenti nella letteratura dell’infanzia. Come già riconosciuto dalla letteratura accademica (ad esempio Kortenhaus e Demarest 1993) [2], gli autori e gli editori di libri per bambini hanno nel tempo ridotto la disparità di genere nel numero dei personaggi; la rappresentazione di personaggi femminili nei titoli, nelle illustrazioni  e come protagoniste è aumentata, ma i ruoli rimangono legati a stereotipi tradizionali: a titolo di esempio, le storie che rappresentano maschi e femmine insieme mostrano in prevalenza il ruolo dominante e autorevole maschile, e laddove   la protagonista è di genere femminile, ha bisogno di un aiuto esterno (in genere fornito da un maschio maggiore di età) per affrontare situazioni complesse.

Lo stesso problema di stereotipizzazione dei ruoli appare nei film. Uno studio su 2.300 personaggi nei 100 film di maggior successo al botteghino negli USA nel 2019 [3] rivela una crescente presenza di donne come protagoniste - pur lontana dalla parità numerica-, una maggiore incidenza di personaggi femminili fra le comparse, e una concentrazione di ruoli stereotipati. Il pubblico di questi film, intervistato all’uscita dello spettacolo ha ricordato i personaggi maschili il doppio delle volte rispetto a quelli femminili.

È evidente da tutte le ricerche sul tema che il problema si lega ad un retaggio storico, a condizioni di mercato sfavorevoli per le donne, ad una minore presenza femminile durante i processi decisionali, a dinamiche di potere, a sbilanciamenti di genere nei ruoli di gatekeeping, a scelte di allocazione delle risorse. Non è pensabile che la situazione si risolva da sola, tanto più che molte delle decisioni che penalizzano le donne sono effetto di condizionamenti inconsci.  L’evidenza forse più nota dell’importanza di tali condizionamenti sulla presenza femminile nei settori culturali è lo studio di Goldin e Rause [4], che ha rivelato una crescita significativa nell’assunzione di donne nelle orchestre dei principali teatri dopo che le audizioni sono state svolte dietro a una tenda e a piedi scalzi.

E purtroppo sappiamo che i social media e internet rinforzano i condizionamenti inconsci: ricerche sul gender bias nell’IA a parte, basta digitare su Google la parola “leader” e osservare le immagini che propone per avere immediata evidenza che abbiamo un gigantesco problema di stereotipi. 

Da dove partire: penso che un buon punto di partenza possa essere rappresentato dalla televisione pubblica.

La BBC è un ottimo caso cui ispirarsi: sul fronte interno ha introdotto una serie di politiche per la diversity che hanno portato alla trasparenza sui salari, a tassi di promozione crescenti per le donne a parità di qualifica, ad una maggiore rappresentazione delle donne nelle trasmissioni e da qui progressivamente all’allargamento della rappresentatività.

I risultati delle politiche introdotte nel 2017, con una situazione di partenza peraltro già favorevole rispetto ad altre imprese ed altri comparti, sono effettivamente notevoli.

Source: BBC Annual Report and Accounts 2016/2017

L’azione che però mi pare più interessante è la nomina nel 2019 di una “responsabile della diversità creativa” con il duplice obiettivo di migliorare la presenza e la rappresentazione nelle trasmissioni della BBC di una varietà di  comunità e gruppi e di aumentare la diversity all’interno dei comitati che hanno responsabilità di programmazione.

Due segnali mi paiono rilevanti: il fatto che la responsabile risponda gerarchicamente al comitato esecutivo dell’azienda e il fatto che a giugno 2020 abbia ricevuto un budget di 100 milioni di sterline per lo sviluppo di nuovi contenuti che rispondano ad almeno due dei seguenti criteri:

  • Portino sugli schermi storie e rappresentazioni diverse
  • Siano realizzati da team con una varietà di provenienze e di talenti
  • I vertici delle società di produzione siano donne o appartengano a minoranze

Mi pare un approccio determinato e coerente con l’idea di essere televisione pubblica e quindi di tutti. E credo che l’attenzione congiunta a chi e cosa si vede e a chi e come lo produce sia una strada molto promettente.

ABSTRACT

By mission, cultural organisations build imaginaries with a multiplicity of languages ​​and expressive forms through which gender difference can become a fact and not an element of discrimination. Unfortunately, the starting data on the presence of women in the world of art and culture are discouraging. But there are exemplary cases to be inspired by, such as that of the BBC. Its diversity policies have led to greater transparency on wages, increasing promotion rates for women of equal qualifications and greater representation of women on broadcasts.

 

Paola Dubini, Professoressa di Management delle industrie e istituzioni culturali presso l'Università Bocconi di Milano, studia e scrive da diversi anni sulle trasformazioni in atto nel settore editoriale librario. Tra le sue pubblicazioni, “Voltare pagina? Le trasformazioni del libro e dell’editoria” (Pearson 2013), “Institutionalising fragility. Entrepreneurship in cultural organisations” (a cura di, Fondazione Feltrinelli 2016), “Management delle aziende culturali” (a cura di, con F. Montanari e A. Cirrincione, Egea 2017) e “«Con la cultura non si mangia» Falso!” (Laterza 2018).

 

Note

[1] Equi Pierazzini M, Monti A, Dubini P Glass Cliff in Art? An exploratory study of women artists’ careers at Art Basel System Centro ASK Università Bocconi.

[2] Kortenhaus C.M.e Demarest J. 1993 Gender Role Stereotyping in Children's Literature: An Update Sex Roles 28(3):219-232 https://www.researchgate.net/publication/226579938_Gender_Role_Stereotyping_in_Children's_Literature_An_Update

[3] Lauzen M.M. (2020) It’s a Man’s (Celluloid) World:  Portrayals of Female Characters in the Top Grossing Films of 2019 San Diego University https://womenintvfilm.sdsu.edu/wp-content/uploads/2020/01/2019_Its_a_Mans_Celluloid_World_Report_REV.pdf

[4] Goldin C, Rause, C. (2000) Orchestrating Impartiality: The Impact of "Blind" Auditions on Female Musicians American Economic Review  (90),4 715-741. https://pubs.aeaweb.org/doi/pdfplus/10.1257/aer.90.4.715

 

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Un percorso di ascolto realizzato in partnership con

Soroptimist International d’Italia Club di Torino, in occasione del 70mo anniversario dalla fondazione, ha delineato una strategia di azione che punta sulla cultura come risorsa per una trasformazione sociale responsabile: una risposta alle sfide dello scenario pandemico che sta generando nuove diseguaglianze e profonde ferite, a livello personale e dei sistemi sociali, compromettendo diritti.

Il Soroptimist è una associazione mondiale di donne di elevata qualificazione professionale, provenienti da diverse aree, al fine di favorire il dibattito interno e la circolazione di idee per agire efficacemente a favore di una società più giusta ed equa, attraverso azioni concrete per la promozione dei diritti umani, del potenziale femminile e dell’avanzamento della condizione delle donne, coniugando locale, nazionale e internazionale.

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