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I policy maker di molti paesi del mondo sembrano essere tranquillizzati dall'attribuire arti e sport ad aree ben distinte, con pochissima comunicazione tra di loro. Ciò sembra verificarsi spesso anche quando le competenze in materia di arti e sport ricadono all'interno dello stesso ministero governativo o dipartimento di un ente locale.

In passato l’idea dell’integrazione tra arti e sport rientrava nella normalità. Per esempio, sia le Olimpiadi nell’antica Grecia che la visione di de Coubertin dei Giochi Olimpici di oggi comprendevano lo sport e le arti all’interno dello stesso evento.

Lo sport è spesso percepito come incentrato sulla competizione e sulle abilità fisiche, mentre le arti sono fondamentalmente viste come rappresentazioni del mondo e narrazioni di storie. Esistono atteggiamenti culturali profondamente radicati che polarizzano le differenze tra i due ambiti. La divisione tra sport e arti è indubbiamente profonda, quanto quella tra le scienze e le discipline umanistiche descritta nel 1959 da CP Snow nella sua polemica, The Two Cultures. Tuttavia, abbiamo preferito prendere spunto da scrittori come lo storico e giornalista trinidadiano CLR James (2005; originariamente 1963), il quale sfida l'atteggiamento sprezzante che le élite culturali spesso hanno nei confronti dello sport, sostenendo che lo sport alimenta “la necessità di soddisfare il senso artistico visivo” (pp. 276-77). Nello specifico, l'autore costruisce un’argomentazione particolarmente eloquente a favore dell’arte del cricket.

Attraverso i paradigmi commerciali applicati sia allo sport che alle arti nel contesto dei tagli alla spesa pubblica, le due sfere di attività sono sempre più in competizione tra loro nel contendersi il tempo libero e le disponibilità economiche delle persone; lo stesso avviene per le sponsorizzazioni private e per i ricavi pubblicitari. In alcuni casi, i due ambiti si contendono anche i finanziamenti pubblici (si veda, ad esempio, la pressione sul settore artistico generata dalla necessità di finanziare i Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra del 2012). Eppure, allo stesso tempo, l’Olimpiade Culturale del 2008-2012 ha saputo dare un nuovo impulso all'intersezione tra arti e sport, attraverso progetti ibridi come imove nello Yorkshire e nell'Humber, nel nord dell'Inghilterra (https://www.imovearts.co.uk/legacy/).

IL NESSO TRA ARTI E SPORT: POTENZIALI BENEFICI

Quali potrebbero essere i potenziali benefici di una strategia in grado di integrare maggiormente arti e sport? Fondamentalmente, sia lo sport che le arti possiedono il potere magico di creare uno spazio di relazione, mistero e meraviglia.

Gli artisti aggiungono elementi di complessità allo sport (si vedano, ad esempio, opere come Tennnis, di Anna Scalfi Eghenter) mentre lo sport può offrire ispirazione agli artisti, per esempio attraverso idee di fisicità e movimento. I membri del network Fields of Vision hanno individuato nuovi ibridi artistico-sportivi che sono di natura interattiva e trasformativa, in grado di ispirare attraverso la sperimentazione culturale e l'innovazione, attirando allo stesso tempo un nuovo pubblico (Froggett 2019).

Queste nuove immagini, esperienze e artefatti sono in grado di ribaltare gli stereotipi relativi a cosa debba essere considerato arte o sport. Questi stereotipi a volte caratterizzano (alcuni) sport come appannaggio degli uomini della classe lavoratrice e (alcune) arti come predilette dalle donne del ceto medio.

Il gioco è un concetto essenziale per le origini e l'essenza sia delle arti che dello sport; è un concetto che riguarda il teatro al pari del cricket, la musica al pari del rugby. Il gioco è legato al rischio, all'avventura, all'immaginazione e ai sogni. Le arti stanno riscoprendo le loro origini ludiche, come dimostra la popolarità del "teatro immersivo", praticato ad esempio nel Regno Unito da compagnie come Punchdrunk e dreamthinkspeak. Nonostante il riconoscimento teorico dell'importanza dell'apprendimento attraverso il gioco, il basso livello di investimenti in questo campo si riflette nei tagli ai finanziamenti pubblici per i parchi giochi e nel declassamento dei posti di lavoro dei playworker. Tuttavia, un approccio ludico continua ad offrire, sia alle arti che allo sport, opportunità di attirare nuovi partecipanti e nuovo pubblico. Il potenziale di attrarre nuovi sponsor è parimenti interessante.

Ci sono anche opportunità per aumentare l'efficienza, ad esempio attraverso la condivisione di strutture e di strategie di marketing, specie in un momento come quello attuale, in cui i tagli alla spesa pubblica e gli effetti devastanti della pandemia (sia per le arti che per lo sport) riducono i flussi di reddito consolidati.

Nonostante sia in continua evoluzione, il ceto sociale rimane un fattore importante che influenza i modelli di consumo e di partecipazione culturale (per il caso del Regno Unito, ad esempio, si veda Savage 2015). Uno dei vantaggi chiave della programmazione mista artistico-sportiva potrebbe essere l'ampliamento e la mescolanza del pubblico dal punto di vista dell'estrazione sociale, che permetterebbe di avvicinare il pubblico dello sport alle attività artistiche, e viceversa.

POSSIBILI POLITICHE IN MATERIA

A livello locale esistono molti esempi di organizzazioni artistiche che hanno lavorato in maniera trasversale tra il settore artistico e quello sportivo, come l'associazione culturale L'Entorse, con sede a Lille, che ha operato fino al 2017 organizzando festival innovativi di arti e sport.

Dal mondo dello sport, iniziative analoghe possono talvolta assumere la forma di lifestyle sports o sport estremi. Ad oggi, non c’è stata molta attenzione da parte dei policy maker verso i lifestyle sports, ma ci sono segnali importanti di cambiamento, come dimostra il riconoscimento ufficiale del parkour (chiamato anche free running o art du deplacement) da parte di tutti i cinque Sport Councils britannici e del CONI in Italia nel 2017. La danza, la ginnastica e gli sport come il parkour e l'esplorazione urbana sfumano i confini tra lo sport e le arti. Per gli esploratori urbani, ad esempio, documentare le esplorazioni attraverso video e fotografie d'avanguardia è importante tanto quanto superare le sfide fisiche. Gilchrist e Wheaton (2011, 117) individuano progetti a Brighton e Croydon, nel sud dell'Inghilterra, dove il parkour ha ricevuto finanziamenti per le arti come forma di teatro fisico.

È possibile che tendenze come la crescente importanza delle donne nello sport (sia come praticanti che come pubblico) rendano più facile la vita della collaborazione tra arti e sport.. C'è inoltre del potenziale nell'uso delle nozioni di "movimento" e "corpo in movimento" come idee integranti. Questi concetti (adottati con successo da progetti di collaborazione artistico-sportiva quali imove, nel contesto dell’Olimpiade Culturale) collegano lo sport e le arti con l'obiettivo strategico sempre più importante di promuovere la salute e il benessere fisico e mentale, contrastando gli stili di vita sedentari ad ogni età e incoraggiando l'invecchiamento attivo, per contribuire a combattere la demenza e altre patologie.

Le proposte di co-locazione dei servizi potrebbero incoraggiare il dialogo se estese in modo tale da riunire le organizzazioni sportive e artistiche, in un ritorno alla coesistenza che fu sperimentata per un breve periodo negli anni '70. Allo stesso modo, i trasferimenti ad associazioni e altri enti non profit di strutture per lo sport e per le arti (community asset transfers), che sono stati accelerati da una stretta sulle finanze dei governi locali, possono innescare iniziative congiunte di tipo artistico-sportivo, dato che molte imprese sociali riconoscono la necessità di ampliare l'attrattiva delle strutture da poco acquisite al fine di renderle sostenibili dal punto di vista finanziario. Ad esempio, Bramley Baths, un'impresa comunitaria a Leeds, nel nord dell'Inghilterra, in supporto alla propria attività organizza sessioni di nuoto sincronizzato, ospita spettacoli cinematografici e ha fatto suonare un quartetto d'archi in piscina.

Un tale cambiamento di priorità ha bisogno di tempo per evolversi, il che lascia intravedere ancora una volta l'importanza di una pianificazione a lungo termine, al di là delle iniziative brevi ("dimostrative"). Ben vengano gli esperimenti, ma ci vuole altro per invertire la rotta, a causa del fardello culturale delle pratiche consolidate e delle divisioni professionali.

CONCLUSIONI

L'integrazione tra arti e sport può aver luogo anche ad altri livelli, oltre a quello delle forme culturali. Ad esempio, può esserci un'integrazione dell'offerta, come nel caso di progetti che non riguardano solo lo sport o solo le arti, ma forniscono opzioni combinate nell'interesse di attrarre i giovani e di favorire lo sviluppo delle comunità locali. Per questo le politiche giovanili e per la salute pubblica sono spesso più accomodanti nei confronti delle iniziative congiunte artistico-sportive rispetto agli interessi radicati del policy making tradizionale in campo artistico o sportivo.

Il concetto francese di culture urbaine, ancora in via di sviluppo, ha potenzialmente molto da insegnarci. Esso abbraccia forme d'arte come i graffiti, il rap, la poesia slam, l'hip hop, il beatbox, la danza urbana (compresa la breakdance), la fotografia e la videografia, così come gli sport rappresentati dalla Ligue Française des Sports Urbains, fondata nel 2009. Questi includono il parkour, lo skateboarding, il ciclismo BMX, lo street basketball, lo street football, lo street golf, lo street surfing, l'urbanball, il quicksoccer e lo street fishing. A partire dalla fine degli anni '90, diversi governi francesi hanno riconosciuto il potenziale della collaborazione tra arti e sport, in particolare come risposta al problema della disoccupazione giovanile e dell'emarginazione, e al rischio di radicalizzazione dei giovani musulmani, soprattutto nelle aree urbane svantaggiate. La Francia oggi possiede un Observatoire National de Cultures Urbaines, diversi festival che superano il divario tra le arti e lo sport, e istituzioni come Le Flow (Centre Eurorégional des Culture Urbaines di Lille), ispirato da un'idea del rapper Axiom, originario di Lille, con il sostegno dell’ente locale.

Purtroppo, il modo in cui le differenze tra sport e arti sono spesso accentuate dalle politiche, soprattutto a livello nazionale, non è di buon auspicio per gli sforzi d’integrazione dei due ambiti. Uno dei problemi che abbiamo riscontrato è la scarsità di "mediatori interculturali" in grado di favorire il dialogo, l'incontro e lo scambio tra le due comunità di policy maker. Al pari di altre forme di scambio interculturale e di crossover (come succede, per esempio, nella musica, nella gastronomia, nella moda e nel design) la collaborazione tra arti e sport sarebbe in grado di favorire l'innovazione estetica, concettuale, organizzativa e di prodotto. Potrebbe far parte di un coraggioso ripensamento della politica culturale dopo la pandemia che includa spazi pubblici e istituzioni a carattere misto artistico-sportivo.

La strada per colmare il divario organizzativo tra sport e arti è in salita; tuttavia, percorrerla ci offre la possibilità di agire su di un'area di lavoro sottosviluppata. Se lo sport e le arti sono intesi a livello politico come concetti estranei, la sfida per chi, come noi, vuole renderli piú vicini è quella di ridefinire le problematiche in gioco, se non addirittura di concepire un nuovo linguaggio per accogliere questo pensiero (Froggett 2019). Tutto ciò può avvenire attraverso ulteriori ricerche sui benefici della collaborazione e dell'integrazione e attraverso progetti pilota - ad esempio, gemellaggi tra musei e club sportivi, oppure la creazione di centri artistico-sportivi sperimentali.

L'esperienza francese e alcune iniziative a livello locale nel Regno Unito ci lasciano intendere che forse le migliori chance di ottenere una maggiore integrazione si trovano al di là delle rigidità delle politiche artistiche e sportive consolidate: in campi come le politiche giovanili, della salute, dello sviluppo delle comunità locali o in altri ambiti di politica sociale.

BIBLIOGRAFIA

Froggett, L. 2019. “Participant Experience in Art-Sport: Additive? Interactive? Transformative?” Sport in Society 22 (5): pp. 754-771. doi 10.1080/17430437.2018.1430480

Gilchrist, P., e B. Wheaton. 2011. “Lifestyle Sport, Public Policy and Youth Engagement: Examining the Emergence of Parkour.” International Journal of Sport Policy and Politics 3 (1): 109–131. doi:10.1080/19406940.2010.547866.

James, C. L. R. 2005. Beyond a Boundary. Londra: Yellow Jersey Press. (trad. it. Giochi senza Frontiere. Del cricket o dell’arte della politica. Padova: CasadeiLibri, 2006).

Savage, M. 2015. Social Class in the 21st Century. Londra: Pelican.

Snow, C. P. 1959. The Two Cultures. Londra: Cambridge University Press (trad. it. Le due culture. Venezia: Marsilio, 1964.

Questo articolo si basa su una versione estesa originariamente pubblicata con il titolo: Jonathan Long and Franco Bianchini (2019) “New directions in the arts and sport? Critiquing national strategies”, Sport in Society 23 (5) 734-753. (https://doi.org/10.1080/17430437.2018.1430484).

Franco Bianchini è Associate Director del Centre for Cultural Value (Università di Leeds, Regno Unito) nonché membro del Consiglio dei Fondatori della Fondazione Fitzcarraldo, Torino.

Jonathan Long è professore emerito presso l’Institute for Sport, Physical Activity and Leisure (Universitá Leeds Beckett, Leeds, Regno Unito).

ABSTRACT

This article takes as its starting point Fields of Vision, a British research network operating in 2016-’17 with funding from the UK’s Arts and Humanities Research Council. The network explored the potential benefits of bringing the arts and sport closer together and produced a manifesto for arts-sport collaboration (https://artsinsport.wordpress.com/a-manifesto-for-the-arts-and-sport-together/).  In our paper we briefly discuss ‘play’ and ‘movement’ as integrating concepts and we provide an initial assessment of the potential of the arts/sport nexus, in areas including aesthetic innovation, promoting health and wellbeing, and encouraging wider participation and engagement.

 

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