La modifica apportata dal Decreto Semplificazioni al terzo comma dell'art.151 del Codice dei Contratti pubblici, “è decisiva per estendere e con maggiore semplicità l'attivazione di nuove forme di collaborazione tra soggetti pubblici e privati nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale, restituendo valore d'uso culturale alla maggior parte dei beni culturali del patrimonio ‘diffuso’, per oltre il 70% in gravi condizioni di sottoutilizzo e perfino di abbandono”. Lo dichiara ad AgCult Franco Milella, Consigliere di amministrazione Fondazione Fitzcarraldo ed esperto di sviluppo locale, commentando la norma, introdotta dal Dl Semplificazioni, che consente di attivare partenariati speciali pubblico-privato anche per beni affidati agli enti territoriali e non solo allo Stato.

LA NORMA - Il Decreto Semplificazioni ha introdotto, nel passaggio al Senato, una modifica del Codice dei Contratti pubblici nella parte che riguarda le forme speciali di partenariato per la fruizione del patrimonio culturale. In particolare, la norma interviene sul comma 3 dell’art. 151 del Codice dei contratti pubblici, il quale attribuisce al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo la possibilità di attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l'apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato. Adesso, con la modifica introdotta dal Dl Semplificazioni, tale facoltà è conferita allo Stato, ma anche alle Regioni e agli altri enti territoriali.

Un patrimonio, spiega Milella, “che appartiene soprattutto agli Enti territoriali, ed in particolar modo ai Comuni italiani: con questa modifica Regioni, Città metropolitane e Comuni hanno la possibilità esplicita di attivare i ‘Partenariati Speciali’ con procedure semplificate ed efficaci, previsti dalla norma originariamente apparentemente riservati al Mibact, e quindi su beni culturali dello Stato. E' il risultato della rilevanza delle prime sperimentazioni di ‘Partenariato Speciale’ che in numerosi comuni italiani (Bergamo e Bari in primis), in virtù della non prescrivibilità delle procedure concessorie sancito dall'art. 166 dello stesso Codice, hanno avviato percorsi generativi di valore su beni culturali primari, restituendo finalità d'uso culturali alle proprie comunità attraverso la co-progettazione, la collaborazione aperta e fiduciaria con soggetti privati di elevata reputazione ed esperienza”.

Per il Consigliere di amministrazione di Fondazione Fitzcarraldo “è il risultato della rappresentazione di questi nuovi valori della collaborazione tra pubblico e privato, ispirati da finalità di interesse generale e non dalla concessione di diritti esclusivi di sfruttamento economico e da un principio di "cura" dei valori culturali insiti nel Patrimonio, fatti propri da Anci con il suo ordine del giorno del 2019 che, appunto chiedeva la esplicita riformulazione della norma nella direzione auspicata”. Si tratta, conclude Milella, “di una grande soddisfazione per Fondazione Fitzcarraldo, che ha coltivato la ragionevolezza della estensione applicativa di questa norma verso tutti gli enti territoriali facendone uno dei temi cardine del confronto delle edizioni degli ultimi tre anni di Artlab, anche assistendo operativamente le sperimentazioni di Partenariati Speciali”.

 

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