La Pubblica Amministrazione utilizzi il ruolo rafforzato disegnato dal Dl Semplificazioni nell’ambito della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, “per una maggiore certezza delle regole e minore burocrazia affinché si estendano e non si riducano gli ambiti e le opportunità di cooperazione e partecipazione nella valorizzazione” dei territori. Lo spiega ad AgCult Giovanna Barni, presidente di CoopCulture e delle cooperative di cultura, turismo e comunicazione aderenti a Legacoop, commentando le novità introdotte dal Dl Semplificazioni rispetto al Codice dei Contratti pubblici e al Codice dei Beni Culturali con riflessi sull’ambito culturale.

Alla luce delle modifiche normative adottate, per Barni è necessario dare “opportunità di sviluppo all’imprenditorialità e all’occupazione culturale che rappresentano l’unica chance di cambiamento per molti territori italiani” confidando che le modifiche introdotte non diano l’occasione per un “ritorno anacronistico” a gestioni dirette, ma che aprano a "una maggiore responsabilità di scelte consapevoli, non basate solo sul prezzo o sulla convenienza economica ma consapevoli del grande bisogno di attingere anche dalla capacità progettuale, di esperienza e di innovazione di cui solo le imprese culturali specializzate sono portatrici”.

“In un momento di così grave incertezza per il futuro del settore - ragiona Barni - è apprezzabile ogni intervento che serva a chiarire il rapporto tra pubblico e privato nella messa a valore del patrimonio culturale e contribuisca a ripristinare un rapporto di fiducia tra i due soggetti, affinché concorrano nel rispetto dei reciproci ruoli all’interesse generale”. Per la copresidente di Alleanza delle Cooperative Cultura, Turismo e Sport “la lunga e tormentata vicenda delle gare per le concessioni museali statali ha forse eroso un po’ di questa fiducia a scapito della corretta valutazione del  contributo di molte imprese culturali italiane sia rispetto ai livelli qualitativi della gestione, che all’impatto sociale prodotto in termini di occupazione e ricadute sull’economia territoriale”. 

Il patrimonio culturale italiano - dalle grandi città d’arte alle aree interne, grandi attrattori ma anche piccoli borghi e cammini - ha una tale diffusione, varietà tipologica e di titolarità e insiste in contesti tanto diversi tra loro, “che richiede certamente una più ampia possibilità di scelta rispetto alle  diverse forme di  collaborazione con le imprese private, le cooperative e il terzo settore; anzi, come rileva il Prof. Moliterni, sarebbe stato certamente ancora più opportuno includere nella revisione dell’articolato non solo l’appalto e la concessione ma anche tutti gli altri strumenti negoziali regolati dal Codice dei contratti pubblici, a partire dai partenariati speciali dell’art.151”.

Il combinato disposto, quindi, delle modifiche contenute nel Dl semplificazione (gli artt. 115 e 117 del Codice dei beni Culturali e il 151 del Codice dei Contratti pubblici) conferisce, secondo Barni, “un ruolo rafforzato alla Pubblica Amministrazione, da utilizzare, auspichiamo, per una maggiore certezza delle regole e minore burocrazia affinché si estendano e non si riducano gli ambiti e le opportunità di cooperazione e partecipazione nella valorizzazione, in nome del dettato costituzionale e allo scopo di sottrarre al degrado molta parte del patrimonio oggi sottoutilizzato (oltre il 65%), dando così opportunità di sviluppo all’imprenditorialità e all’occupazione culturale che rappresentano l’unica chance di cambiamento per molti territori italiani”. 

Non certo un “ritorno anacronistico” a gestioni dirette quindi, “ma una maggiore responsabilità di scelte consapevoli, non basate solo sul prezzo o sulla convenienza economica ma che tengano in debito conto la grande complessità di molte attività di gestione e dei loro risvolti sulla vita delle comunità locali e sull’intera filiera, e quindi del grande bisogno di attingere anche dalla capacità progettuale, di esperienza e di innovazione di cui solo le imprese culturali specializzate sono portatrici. Tra le prime e più delicate responsabilità che la PA avrà in questo nuovo scenario - auspica la presidente di CoopCulture -, c’è quella di costruire una nuova sostenibilità per tutto il sistema e governare l’uscita dalla crisi per tutti i soggetti coinvolti, istituzionali e non, al fine di non disperdere quel capitale umano di cui il Paese non potrà fare a meno per il proprio rilancio”.

LA NORMA

La Legge di conversione del Decreto Semplificazioni, approvata giovedì scorso, ha introdotto modifiche al Codice dei Contratti pubblici (Art. 151) e al Codice dei Beni culturali (artt. 115 e 117). Nel primo caso si estende la possibilità di attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l'apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato anche alle Regioni e agli altri enti territoriali (oltre che al Mibact).

Il Dl Semplificazioni interviene poi anche sull'art. 115 del Codice dei beni culturali, menzionando espressamente – tra gli strumenti attraverso cui può essere attivato il coinvolgimento dei privati per la gestione indiretta del bene – non solo la concessione a terzi, ma anche l’appalto pubblico di servizi. Inoltre, anche con riguardo alle ipotesi di gestione indiretta, l’amministrazione può rimanere titolare dell’attività di progettazione, anche di dettaglio, dei servizi e delle attività oggetto di affidamento, pur rimanendo il ‘rischio operativo’ a carico del concessionario e fermo restando ‘l’equilibrio economico e finanziario della gestione’. 

Infine, Quanto all’art. 117, l’intervento normativo prevede che l’affidamento integrato tra i servizi dei servizi di pulizia, biglietteria e vigilanza con i servizi di assistenza e di ospitalità (editoria, punti vendita, caffetteria, accoglienza, guida e di assistenza didattica, organizzazione di mostre) può avvenire sia con concessioni di servizi sia con un appalto pubblico di servizi.

 

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