Duecento ritratti che raccontano volti, pose, sogni di personaggi del mondo della cultura, del design, dell’arte, della moda, della musica, dello spettacolo, della politica incontrati nel corso di una carriera quarantennale, quella di Giovanni Gastel. E’ la mostra ‘Giovanni Gastel. The people I like’ a cura di Uberto Frigerio con allestimento di Lissoni Associati, in prima assoluta nello Spazio Extra MAXXI dal 15 settembre al 22 novembre 2020. AgCult ha incontrato il curatore, amico d’infanzia del fotografo che insieme allo studio Lissoni ha allestito l’esposizione del Maxxi, Uberto Frigerio.

L’idea della mostra, ha spiegato Frigerio, “parte da un’esigenza nuova di Gastel che per la prima volta affronta il tema nuovo del ritratto, cosa che nella sua carriera aveva fatto solo in maniera del tutto sporadica. E’ da qui che nasce il desiderio di una mostra inedita esclusivamente di ritratti”. Allora “siamo partiti da quello che poi è diventato il titolo della mostra ‘Giovanni Gastel. The People I like’ facendo una selezione di opere, di persone, più o meno note, con una caratteristica portante condivisa con lo studio Lissoni che ha curato l’allestimento del bianco e nero. Per cui la maggior parte delle foto esposte sono in bianco e nero e ci sono due zone dell’esposizione: una con pareti bianche e nere e un’altra che noi chiamiamo ‘la galleria dei colli neri’ dove nere sono le cornici, nere sono le stampe, nere sono le pareti. Da questo nero escono solo i volti delle persone ritratte”. 

La selezione, ammette Frigerio, è stata molto difficile, molti soggetti sono rimasti fuori dalla rassegna dei ritratti degli ultimi 3 o 4 anni di attività di Gastel (con qualche eccezione più ‘antica’). Ma che cosa si intende per ‘The People I like’ per Giovanni Gastel? “Le persone che in qualche modo sono piaciute come persone in primis. Ad esempio alcuni rapporti umani come Germano Celant che è stato il suo curatore nelle ultime tre o quattro mostre o Ettore Sottsass che aveva conosciuto a Filicudi e che ha fotografato un paio di anni prima della sua morte sono stati anche degli incontri personali estremamente forti e importanti”. E molti altri non sono stati da meno. “Quando Giovanni fa ritratti, ogni volta riesce a far nascere un momento forte, quasi come se fosse un evento artistico per ogni shooting”. 

Come lo stesso Gastel afferma: “The people I like racconta il mio mondo, le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima… e per me questo non dipende dalla loro origine, estrazione sociale, gruppo di appartenenza o altro. L’anima è qualcosa di unico, indipendente e, come tale, non segue nessuno schema predefinito, come il cuore”. 

Per Frigerio quindi una “responsabilità non indifferente perché ho raccolto l’eredità di Germano Celant, suo curatore nelle ultime mostre più importanti”. “Non sarò Germano Celant - scherza Frigerio alla fine dell’intervista -, ma con Giovanni ci conosciamo da talmente tanto tempo che per questa mostra non c’era curatore migliore”.

LA MOSTRA

I ritratti non sono percepiti come semplici rappresentazioni della fisionomia umana, ma lasciano trasparire un significato interiore più vero: lo scopo dell’artista è quello di indagare ciò che va aldilà dell’esteriorità cogliendo la complessità del soggetto. Al centro sempre l’anima che traspare dalla posa, dall’espressione del volto e dalla sua teatralità. I portrait assumono un ruolo centrale che non si ferma all’analisi fisica, ma scava nella sfera psicologica del personaggio. 

Una sensazione volutamente riprodotta da Frigerio e dall’architetto Piero Lissoni che ha ideato l’allestimento, anche nella scenografia e nella disposizione delle immagini esposte. Nella zona centrale della sala danzano, come quasi a rincorrersi, in un labirinto che si snoda su circa 125 metri di lunghezza, volti di artisti celebri in un susseguirsi di dinamiche ed interpretazioni distinte. Pareti mobili di 3 metri d’altezza disposte in diagonale che si guardano tra loro e sembrano dialogare l’una con l’altra: percorsi casuali che invitano lo spettatore ad orientarsi secondo il suo personale istinto. In modo del tutto casuale, ci si imbatte in personaggi di diversa estrazione e levatura sociale, testimonianza dell’immensa varietà di incontri che ha caratterizzato la lunga carriera del fotografo. Tra questi, Marco Pannella, Barack Obama, Forattini, Ettore Sottsass, Germano Celant, Mimmo Jodice, Fiorello, Zucchero, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Roberto Bolle, Bebe Vio, Bianca Balti, Luciana Littizzetto, Franca Sozzani, Miriam Leone, Monica Bellucci, Mara Venier, Carolina Crescentini e moltissimi altri. Sono tutti ritratti in grande formato, 130x90, in bianco e nero, mentre nella parte finale del percorso espositivo trovano spazio, in una sorta di quadreria, 80 immagini della serie dei colli alti neri.

 

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