Ripartire, rialzarsi, dopo una tragedia con forza e caparbietà recuperando i simboli e le opere d’arte che fanno di un luogo una comunità. E’ quello che sta provando a fare Amatrice dopo la sciagura del terremoto del 24 agosto 2016 che ha lasciato a terra tante macerie, troppe ancora lì in attesa di essere rimosse. Simone Aleandri, regista romano, ha provato a raccontare tutto questo con il suo documentario ‘Polvere’ presentato qualche giorno fa, come evento speciale, alla Mostra del Cinema di Venezia e che ha commosso e affascinato gli spettatori che lo hanno visto. AgCult ha intervistato il regista che si è lasciato rapire da Amatrice e dalla sua gente. Si è lasciato rapire da Don Luigi Aquilini, memoria storica della conca amatriciana e che dalla Diocesi di Rieti ha ricevuto l’incarico di tenere traccia di tutti gli arredi sacri della zona, alcuni dal grande valore artistico altri meno, ma tutti ugualmente preziosi dal punto di vista devozionale; da Luciana che aiuta don Luigi in questo suo lavoro certosino e caparbio; da Cico, il falegname-scultore che aiuta i ragazzi di Amatrice a dare un senso alla rabbia e al dolore che il terremoto ha lasciato nel cuore di ognuno di loro; da Vito che ha perso il suo negozio di antiquariato, ma continua a restaurare statue. E’ dalle loro storie che nasce questo racconto corale che parte da un museo e dalle opere che conteneva per arrivare al cuore di una comunità e dei suoi simboli. E degli spettatori.

COME NASCE IL DOCUMENTARIO

‘Polvere’ racconta il recupero del patrimonio artistico amatriciano dopo il sisma e le storie delle persone che se ne sono prese cura. Amatrice è emblema del modo in cui l’arte viene tutelata e reinventata per ricostruire le comunità, la memoria e la coesione sociale. Il documentario nasce dalla vicenda di Floriana Svizzeretto che nel 2002 ha dato vita al museo dedicato al pittore rinascimentale Cola Filotesio, in cui erano raccolte opere d'arte di pregio, significative per il territorio e che ha perso la vita durante il terremoto. Attraverso la sua e le altre storie, il percorso di recupero delle opere d'arte diventa il filo del documentario accompagnato da Brunella, una delle migliori amiche di Floriana che insieme a lei aveva immaginato il Museo.

I SIMBOLI SONO IMPORTANTI

“Nel 2018 - spiega Aleandri ad AgCult -, ho cominciato a frequentare molto di più Amatrice e mi sono reso conto di quanto il museo rappresentasse un simbolo per la comunità, di quanto questo luogo fosse vivo. Le opere che Floriana vi aveva inserito venivano utilizzate frequentemente dalla popolazione e venivano prese per essere portate in processione. C’era, quindi, proprio un rapporto vivo con l’opera d’arte, così come c’è un rapporto con le tante chiese che sono andate distrutte. Ho cercato di raccontare l’importanza dei simboli per una comunità per risollevarsi da una tragedia, il rapporto diretto tra l’arte e la popolazione. Quando questo viene a spezzarsi per un evento drammatico, le persone perdono la memoria e guardandosi indietro si chiedono chi sono, da dove vengo. Perdere i simboli finisce per essere come perdere la memoria. E’ proprio in questi casi che ci si rende conto del legame forte che c’è con la propria identità”. 

DOVE VEDERLO

A Venezia la prima proiezione alla presenza anche di una delegazione di cittadini di Amatrice (“un momento davvero emozionante”, ricorda Aleandri). Ma quando e dove il grande pubblico potrà vedere il documentario? “Con Clipper Media e con l’associazione ‘Aregoladarte’ fondata dalle sorelle di Floriana Svizzeretto si sta provando a organizzare un evento al cinema e successivamente di portarlo anche nelle scuole. Di sicuro faremo una proiezione ad Amatrice”. 

Polvere è prodotto da Sandro Bartolozzi per Clipper Media con la produzione esecutiva di Barbara Meleleo, in collaborazione con Aregoladarte, progetto Arte per Rinascere, con il patrocinio di Mibact, Regione Lazio e Comune di Amatrice. La sceneggiatura di ‘Polvere’ è firmata dal regista Simone Aleandri con Roberto Moliterni e con la collaborazione di Vincenzo Carpineta, il montaggio di Gianluca Rame, la direzione della fotografia curata da Antonello Sarao, la musica e il sound design a cura di Riccardo Cimino e il suono realizzato da Stefano Civitenga e Domenico Rotiroti.

 

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