Nuove modifiche al decreto ministeriale, introdotto nel 2018, che dettava condizioni, modalità e procedure regoleranno la circolazione internazionale dei beni culturali. A stabilire le modifiche l’atto a firma del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, firmato il 31 luglio 2020 e pubblicato lo scorso 22 settembre (DM 367/2020).

Le disposizioni in tema di circolazione internazionale dei beni culturali erano state fissate dal decreto n. 264/2020 che il Ministero per i Beni culturali aveva approvato e pubblicato in attuazione della Legge concorrenza – entrata in vigore nell’agosto del 2017.

Il Mibact aveva di seguito pubblicato il DM 305/2018, decreto integrativo che operava, in particolare, sulle disposizioni inerenti il “passaporto” quinquennale delle opere che sarà rilasciato dagli Uffici Esportazione.

LE MODIFICHE APPORTATE 

Si sopprime il comma 6 dell’articolo 7 (in tema di opere eseguite da oltre 70 anni con un valore inferiore a 13.500 euro), introdotto dal decreto integrativo del DM 246/2018. Il decreto ministeriale 305/2018 stabiliva che l’applicazione delle disposizioni sarebbe stata subordinata all’adeguamento del Sistema Uffici Esportazione. L’adeguamento si sarebbe dovuto compiere entro il 31 dicembre 2019 (come disciplinato dall’articolo 9 del decreto 246/2018) consentendo “il controllo generalizzato sulle dichiarazioni di non assoggettabilità all’attestato di libera circolazione nonché all’istituzione dell’anagrafe della circolazione internazionale”. Come detto, il comma viene soppresso.

La seconda modifica interessa l’articolo 9 del DM 264/2020 secondo il quale le specifiche tecniche del passaporto sarebbero state definite, entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto, dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, d’intesa con la Direzione generale Archivi e la Direzione generale Biblioteche e istituti culturali del Mibact. Già il decreto integrativo (DM 305/2018) era intervenuto per modificare tale disposizione deliberando che  le specifiche dovevano essere definite alla concertazione tra il Mibact e il Ministero dell’Interno riguardo la “tenuta dei registri di cui agli articoli 128 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) e 63 del Codice dei beni culturali.

Il nuovo decreto ministeriale elimina le precedenti disposizioni e riferimento temporale e stabilisce che la Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, d’intesa con la Direzione generale Archivi e con la Direzione generale Biblioteche e diritto d’autore, adotta le specifiche tecniche necessarie per la attivazione del passaporto elettronico.

L’ESPORTAZIONE DELLE OPERE E LA NORMATIVA ESISTENTE

La Legge concorrenza del 2017 aveva razionalizzato la normativa in tema di autorizzazione all’esportazione di opere d’arte di proprietà privata e non vincolate. In particolare, la nuove legge elevava a 70 anni (da 50) la soglia al di sopra della quale può essere vietata l’uscita dal territorio nazionale di opere d’arte eseguite da autori non più viventi, mantenendo la possibilità di vincolare le stesse. Era stata introdotta, con esclusivo riferimento all’esportazione, una soglia di 13.500 euro in riferimento al valore delle opere. Al di sotto di tale soglia, anche le opere con più di 70 anni e di autore non più vivente possono uscire dall’Italia senza autorizzazione. In tale caso, si richiede comunque la previa dichiarazione dell’interessato da verificarsi presso gli Uffici Esportazione. Essi possono comunque apporre il vincolo e vietare l’esportazione.

La nuova disciplina non è intervenuta sui beni vincolati né sulle opere incluse nelle collezioni dei musei che non possono uscire in via definitiva dal Paese. La legge sulla concorrenza introduceva poi una nuova ipotesi di vincolo per eccezionale interesse culturale, che si è aggiunta a quelle già previste dal Codice per i Beni culturali. Per tale ipotesi è comunque possibile dichiarare beni culturali anche opere private di età inferiore a 70 anni.

 

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