Via libera definitivo al ddl di ratifica della Convenzione di Faro. L’Aula di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 237 voti favorevoli, 119 contrari e 57 astenuti. Quasi un anno fa era arrivato l’ok anche del Senato. In Aula è stato scontro tra i favorevoli e i contrari all’approvazione del testo, con la Lega che ha esposto manifesti raffiguranti i Bronzi di Riace e altri celebri capolavori accompagnati dallo slogan “#nulladanascondere No alla Convenzione di Faro”.

IL GOVERNO

Soddisfatti gli esponenti del Governo, dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini (“La ratifica della convenzione di Faro segna un momento fondamentale per il nostro ordinamento che riconosce, finalmente, il patrimonio culturale come fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano e la qualità della vita e introduce il diritto al patrimonio culturale”) alla viceministra degli Esteri Marina Sereni (“In questa Convenzione c’è molta Italia, c’è lo spirito con cui il Governo ha fatto per esempio l’art bonus o con cui sta lavorando sul tema dei borghi, per valorizzare quella cultura diffusa che è tanta parte della ricchezza del nostro patrimonio”). 

"Abbiamo finalmente ratificato la Convenzione di Faro, con la quale l’Italia fa un importante salto di qualità nella concezione di patrimonio culturale e nella definizione del rapporto tra patrimonio e società. Puntare sulla cultura e oggi più che mai fondamentale", il commento della sottosegretaria al Mibact, Anna Laura Orrico.

"Il risultato ottenuto oggi - ha sottolineato la viceministra all'Istruzione, Anna Ascani - è un primo importante passo, al quale dobbiamo fare seguire interventi strategici e la promozione di una presa di consapevolezza a tutti i livelli della nostra società, a partire dalla scuola, luogo in cui educhiamo ogni giovane alla cittadinanza attiva".

I CONTRARI

Sulle barricate la Lega e Fratelli d’Italia. “Dietro l’apparenza delle buone intenzioni, si darà di fatto la possibilità di censurare la nostra arte se altre comunità o singoli si sentiranno offesi, come ad esempio, la comunità islamica”, il commento della responsabile Cultura del Carroccio, ed ex sottosegretaria al Mibact, Lucia Borgonzoni. Sulla stessa linea Andrea Delmastro Delle Vedove (Fdi): “Non riteniamo che una società democratica debba cancellare i simboli della sua civiltà per rispettare i diritti altrui. I diritti altrui si rispettano, facendo conoscere i nostri simboli, si integra chiedendo il rispetto dei nostri simboli”.

Per Vittorio Sgarbi (Misto) “la cultura è libera e profondamente provocatoria. Non capisco quale sia il senso di questa Convenzione. Se si pongono limiti alla creatività si fa saltare tutto, anche la Commedia di Dante. Questa Convenzione è stata scritta da persone senza cultura, senza pensiero, senza identità, senza rispetto della creatività e della civiltà artistica”. Per Simona Vietina (FI) “alcuni articoli della Convenzione sembrano subordinare la fruizione del patrimonio culturale a un meccanismo di supervisione europea. C’è quindi il rischio che si possa togliere a un Paese la salvaguardia del proprio patrimonio”.

I FAVOREVOLI

La Convenzione di Faro “è’ un testo rivoluzionario perché realizza il passaggio dal ‘diritto del patrimonio culturale’ al ‘diritto al patrimonio culturale’”, ha detto la deputata Silvia Fregolent (Iv). “Con la ratifica diamo piena attuazione all’articolo 9 della Costituzione”, ha aggiunto.

"L’Italia ratifica finalmente la Convenzione di Faro. Un altro passo importante per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale", ha commentato il Capo di Gabinetto del Mibact, Lorenzo Casini.

“Ho sentito tante ansie e tante preoccupazioni stamattina sulla ratifica di questa Convenzione per l'impatto sul nostro patrimonio culturale”, ha sottolineato Alessandro Fusacchia (Misto). “Io credo che siamo in un momento storico in cui il patrimonio culturale - e questa Convenzione lo favorisce - debba ritornare a essere concepito come qualcosa di vivo nell'accesso delle comunità che lo producono e degli altri al patrimonio prodotto da quella comunità, e in un raccordo molto stretto con la produzione di nuova cultura”.

“Ratificare la Convenzione di Faro significa promuovere il confronto, il dialogo e la conoscenza reciproca fra culture differenti, elementi imprescindibili per la costruzione di una società realmente pacifica e democratica”, ha evidenziato Rosalba Testamento (M5S).

“Con l’approvazione della Convenzione di Faro – gli ha fatto eco la presidente della VII commissione, Vittoria Casa (M5S) - l’Italia aderisce a un progetto cruciale dal punto di vista dell’identità culturale del Paese. Per la prima volta abbiamo un testo di riferimento per ampliare il nostro concetto di patrimonio culturale e per preservare le nostre diversità, valorizzarle, confrontarle con le tante diverse identità che compongono l’Europa e l’Eurasia.

“Siamo molto soddisfatti per la ratifica della Convenzione di Faro, perché rappresenta un modo innovativo di pensare al nostro patrimonio culturale. Diventa fondamentale, infatti, garantire l'accessibilità di tale patrimonio anche attraverso un'azione conoscitiva che spinga a riappropriarsi del passato. È un tema che ci è molto caro, perché consente di correggere un’impostazione per molto tempo dominante nel nostro Paese: abbiamo parlato moltissimo di tutela, relativamente poco di valorizzazione, pochissimo di uno dei diritti che consideriamo fondamentali, ossia il diritto di fruizione del nostro patrimonio culturale”, ha commentato Flavia Piccoli Nardelli, capogruppo Pd in commissione Cultura.

"Dopo anni di impegno - ha dichiarato il capogruppo dem al Senato, Roberto Rampi - siamo riusciti in un obiettivo sfiorato nella scorsa legislatura, bloccato senza spiegazioni dalla Lega al governo e finalmente diventato realtà. Un'occasione per il nostro Paese che ha tutte le carte per essere protagonista della diplomazia culturale e della promozione del patrimonio culturale nella sua interezza di come fattore di comunità". 

GLI ESPONENTI DEL MONDO CULTURALE

“La splendida notizia - spiega Giuliano Volpe, archeologo, ordinario all’Università di Bari ed ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali - mi raggiunge appena dopo un’immersione in uno scavo archeologico subacqueo e mi sembra quasi di cogliere un messaggio coerente con i principi della Convenzione di Faro: noi specialisti abbiamo il compito di conoscere, studiare, tutelare il patrimonio culturale ma dobbiamo imparare a farlo sempre di più coinvolgendo le ‘comunità di patrimonio’, stimolando la partecipazione attiva dei cittadini, conoscendo le domande, le esigenze, le sensibilità dei vari pubblici”.

“La ratifica della Convenzione di Faro - commenta Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) - è un importante passo verso una nuova concezione del patrimonio culturale. È l’avvio di un percorso di crescita nella consapevolezza del valore del patrimonio da parte di ciascuno di noi. Ma è anche l’avvio di un maggiore impegno delle istituzioni, quanto meno la scuola e gli uffici del MiBACT, che dovranno sostenere un processo di formazione delle comunità. Queste ultime dovranno imparare a riconoscere, contribuendo a salvaguardare e a valorizzare il loro patrimonio”. 

Da Bergamo, ospite del Convento del Carmine, esempio felice - apripista - del partenariato pubblico privato tra il Comune e la cooperativa Teatro Tascabile di Bergamo interviene anche Giovanna Barni, presidente di Culturmedia Legacoop e di CoopCulture: “Mi fa estremamente piacere sapere che continua proficua l’attività parlamentare con l’agognata ratifica della Convenzione di Faro”. E prosegue: “Siamo in un’edizione di Artlab in cui discuteremo molto delle recenti modifiche ampliative all’art 151 del Codice degli Appalti con il DL Semplificazioni; si riveleranno una grande opportunità per il comparto e farlo sotto l’egida della Convenzione di Faro, che mette al centro la partecipazione culturale dei cittadini, dona al tutto un valore maggiore. È, quindi, l’ennesima conferma che i Partenariati Speciali sono una grande occasione da mettere presto in campo in maniera diffusa e credo fortemente che la cooperazione sia l’anello di congiunzione giusto fra le comunità locali e le istituzioni, lo strumento attuativo più efficace anche in vista dei requisiti raccomandati nelle linee guida del Recovery Fund”.

“La ratifica – sottolinea Valentino Nizzo, direttore del Museo etrusco di Villa Giulia - è solo un atto formale che aspettavamo ma i valori di Faro sono a portata di mano e tutti li possono perseguire perché riguardano semplicemente la volontà di coinvolgere i cittadini come persone attivamente coinvolte nella promozione e valorizzazione del patrimonio: questo non significa volontariato ma significa inserire all’interno del proprio sistema di valori il patrimonio o una parte del patrimonio nella quale ci si identifica”.

“Ora è necessario il passo successivo affinché anche nel Codice dei beni culturali sia introdotto lo spirito della Convenzione”, spiega Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta ed ex presidente di Icom Italia. Dopo una lunga attesa, prosegue Maffei, “finalmente si è giunti all'importante traguardo. In realtà da tempo istituti della cultura e comunità hanno agito nell'ottica della Convenzione di Faro. Il riconoscimento dell'ereditå culturale implica non solo diritti ma doveri, in un'azione di cura fondata su alleanze e  responsabilità condivise. La tutela del nostro patrimonio non può più limitarsi ad un provvedimento amministrativo fondato sulla dimensione temporale, le comunità assumono finalmente un ruolo attivo nel condividere valori e rendere viva la cultura”. 

Claudio Bocci, ex direttore di Federculture e consigliere delegato di Ravello Lab accoglie con grande soddisfazione l’approvazione della ratifica della Convenzione di Faro da parte della Camera. “Un approccio che impegna in primo luogo le istituzioni che dovranno innovare le loro pratiche e che, in ultima analisi, sarà un baluardo in difesa della democrazia”.

Per Federculture la ratifica "permetterà anche nel nostro Paese una più diffusa a consapevole attuazione dei principi stessi della Convenzione, pilastri fondamentali per la partecipazione attiva dei cittadini alle politiche culturali, per l’esercizio di diritti individuali connessi allo sviluppo del patrimonio culturale e per la promozione della diversità culturale"

 

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