“Una grande felicità”. Erminia Sciacchitano commenta così il via libera della Camera al ddl di ratifica della Convenzione di Faro. La Sciacchitano - ora negli uffici di diretta collaborazione del ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini - era al Collegio Romano anche quando l’iter (accidentato) della Convenzione in Italia era appena iniziato. Nel 2009, infatti, inizia ad occuparsi del dossier per il ministero portando il documento a essere firmato dall’Italia nel 2013. I principi della Convenzione di Faro l’hanno guidata anche in Commissione europea, alla Direzione generale educazione e cultura, dove dal 2014 ha contribuito a molti documenti di policy culturale europei, ricoprendo, fra l’altro, il ruolo di Advisor scientifico dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

IL MOMENTO GIUSTO

“E’ il compimento di un lungo lavoro e a posteriori il fatto che ci sia stato un lungo dibattito sulla Convenzione si è rivelato utile - afferma Sciacchitano ad AgCult -. Sono diventati tutti più consapevoli: il documento è stato meglio conosciuto, esplorato, compreso. Le persone che hanno difeso la Convenzione sono anche quelle che hanno sperimentato e tradotto in pratica i suoi principi”. È stato un lungo e travagliato percorso, per Sciacchitano, “ma è stato un passaggio importante; c’è voluto del tempo ma probabilmente era necessario. Un documento così importante, che mette le persone, le comunità e lo sviluppo sostenibile al centro delle politiche per il patrimonio culturale, implica un cambio di prospettiva, una nuova consapevolezza che può solo scaturire da un intenso e partecipato dibattito”. Ecco quindi che questo risultato “arriva in un momento maturo affinché la Convenzione possa essere ben accolta. Il mio augurio è che questo tempo sia stato usato bene e che ora sia possibile usarla al meglio - riflette Sciacchitano -. Nel frattempo c’è stato un analogo dibattito a livello europeo, i principi della Convenzione oggi sono ben radicati e consolidati in tutti i documenti europei, e sono apprezzati e condivisi da organizzazioni, società civile e istituzioni europee, è il momento giusto”.

UN NUOVO APPROCCIO AL PATRIMONIO

Nonostante i numerosi ostacoli che la ratifica ha dovuto superare, “l’effetto della Convezione si sente già” sottolinea ancora Sciacchitano ricordando che quando l’iter di firma iniziò “gli approcci innovativi della Convenzione, dal riconoscimento del diritto e delle responsabilità delle popolazioni e delle comunità nei confronti del patrimonio culturale, all’importanza dei processi integrati e partecipativi, non erano affatto un patrimonio comune mentre oggi si danno quasi per scontati. Faro ci è servita a ri-orientare il nostro approccio al patrimonio e a metterlo in linea con la società e il mondo di oggi. La ratifica è un trampolino ma partiamo già dall’alto”. Sciacchitano ricorda poi “l’entusiasmo nell’incontro con i primi pionieri” che “stavano provando a mettere in pratica la Convenzione come a Venezia o a Fontecchio: persone che hanno visto nella Convenzione uno strumento per affrontare alcuni problemi concreti e urgenti che toccano dal vivo le comunità, dalla ricostruzione dopo una catastrofe allo spopolamento”. Questi incontri - confida Sciacchitano – “hanno alimentato la mia motivazione, da loro ho capito che non si trattava di un documento teorico e astratto ma che poteva avere un impatto positivo sulle persone. È stata la spinta che mi ha fatto capire che valeva la pena portarla con me, e così è diventata una fonte di ispirazione per il mio lavoro in Commissione europea e per l’impostazione dell’Anno europeo del patrimonio culturale”.

LA SPINTA DELL’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO

A oggi quindi la Convenzione di Faro è stata ratificata da 20 paesi (l’ultima prima dell’Italia è stata la Svizzera nel mese di dicembre 2019) e solo firmata da altri 5 (tra cui la Spagna). Tra i principali paesi che non hanno né firmato né ratificato la Convenzione ci sono la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Grecia e la Russia. “La Convenzione non è stata adottata solo dai Paesi dell'Est come inizialmente poteva sembrare. Negli ultimi anni - conclude Sciacchitano - 13 Paesi UE hanno firmato e di questi 10 hanno ratificato la Convenzione, come la Finlandia e l’Austria. Il numero dei Paesi è aumentato anche grazie alla spinta dell’Anno europeo del patrimonio culturale che in molti paesi è stato gestito secondo i principi della Convenzione, come ad esempio in Svizzera e Finlandia. Si pensi al progetto congiunto fra Consiglio d’Europa e Unione europea The Faro Way, nato con l’Anno europeo e che mira proprio a stimolare gli stati UE alla ratifica della Convenzione”.

 

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