“Occorre incrementare l’etica della possibilità, che può offrire una base più estesa per il miglioramento della qualità della vita sul pianeta e accogliere una pluralità di visioni della vita buona”.

Con queste parole l’antropologo indiano Arjun Appadurai è intervenuto qualche anno fa in una sua lecture alla Triennale di Milano. Il suo punto di vista pone l’accento sul diritto all’immaginazione e su quanto sia fondamentale dare spazio e valore al futuro per scardinare sistemi e disuguaglianze.

Mai come in questo momento l’etica della possibilità deve prendere piede.

La pandemia che in parte stiamo ancora vivendo ha “fermato” le città, ha messo in stand by la vita e l’energia dello scambio e della mobilità urbana.

L’offerta e la vitalità culturale dei centri e dei luoghi ad essa dedicati risulta “congelata” a data da destinarsi.

Cultura e città  - intese come relazione, dialogo, scambio ed empatia – sono state duramente messe in crisi.

La densità urbana, elemento attrattivo della città moderna e post-moderna che prima ha attratto intelligenze, servizi e trasformazioni economiche è divenuto il problema.

La pandemia si combatte con il distanziamento e dunque cambiando abitudini e comportamenti verso uno scenario post pandemico non chiaro ma sul quale certamente è urgente riflettere.

Anche per questo il MAXXI, in questi mesi così particolari, ha deciso di realizzare la terza edizione del progetto  Città come Cultura. Processi di sviluppo.

Nel panorama di tante sedi di osservazione e discussione di valore e di merito sul ruolo della cultura e sui processi culturali su scala territoriale e urbana, il punto di vista e il terreno di scambio e conoscenza che il MAXXI propone è quello di un’istituzione museale e culturale, che si misura a diversi livelli, da quello locale a quello internazionale, con le città e la trasformazione urbana.

In qualità di museo il MAXXI ha come missione l’attività di programmazione e produzione espositiva e culturale e la valorizzazione della collezione pubblica d’arte e architettura del XX e XXI secolo. Al contempo è un’istituzione culturale che si confronta a livello urbano con le trasformazioni politiche e sociali proprie di ogni città e, in particolare, come spazio aperto al quartiere e alla città accoglie nei suoi spazi visitatori, cittadini e abitanti.

Il MAXXI rappresenta, potremmo dunque dire, la condizione di molti musei d’oggi che si occupano di contemporaneo e che riflettono sull’attuale, e sul ruolo che le istituzioni, in particolare i musei, svolgono nella società, sulla cultura e sulle città.

Questo tema nel nostro caso si allarga anche rispetto a contesti urbani differenti.

Nello specifico il MAXXI si trova a Roma, in una sede progettata da Zaha Hadid ed è attivo da 10 anni in un’area della città limitrofa al centro storico e di recente riqualificazione. Al contempo in questi ultimi anni il MIBACT ha affidato al MAXXI l’incarico di aprire una seconda sede all’Aquila, in un edificio, nel centro storico, consolidato dopo il terremoto del 2009 e che avrà condizioni specifiche rispetto alla città e certamente nella volontà di “ripartenza” della città ferita dal terremoto.

Avviene dunque che inevitabilmente riflettendo sul ruolo del museo si arrivi a riflettere sulla città, sulla cultura e sulla trasformazione urbana, perché effettivamente c’è un sottile ma costante legante tra le città e i musei.

Il MAXXI L’Aquila potremmo già considerarlo, a poche settimane all’apertura, un’ esperienza eccezionale per tanti aspetti. È la prima sede distaccata del MAXXI, in una città che a 11 anni dal sisma sta facendo di tutto per ripartire con importanti segnali di rinascita e con tanto lavoro da portare avanti nella “ricostruzione” urbana e sociale. Un nuovo museo dedicato al contemporaneo in uno splendido edificio del ‘700 tra dipinti e stucchi restaurati. Un nuovo museo che apre in un momento così delicato per la socialità e le relazioni nel post-Covid ma che ha ricevuto tanti segnali di calda accoglienza dal territorio.

Il 5 e 6 settembre si sono tenute le prove generali con la restituzione dell’edificio restaurato alla cittadinanza. Una comunità di cittadini e giovani ha visitato con attenzione e curiosità gli spazi che in questi giorni stiamo allestendo, in un territorio ricco di eccellenze culturali e scientifiche con cui stiamo già collaborando e con cui dialogheremo in futuro. Insieme all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, abbiamo per esempio organizzato un progetto di formazione con gli studenti che hanno seguito le visite al Palazzo restaurato.

All’Aquila, inoltre, a febbraio 2021 si terrà il workshop conclusivo della terza edizione di Città come Cultura appunto.

Una prima parte del progetto si è svolta online - nel mese di giugno - ed è stata ricca di temi e riflessioni, alcuni dei quali meritano di essere menzionati.

Il Prof. Pierluigi Sacco - a capo della sede di Venezia dell’OCSE - ha messo in evidenza l’aspetto della densità, invitando ad immaginare un futuro non troppo lontano in cui la tecnologia e il lavoro a distanza ci permetteranno di abitare e scegliere i centri diffusi sul territorio, migliorando la qualità delle vita.

La Cultura in questa nuova dimensione potrebbe assumere un ruolo ancora più importante non solo come attrattore ma anche come ambito di lavoro.

E di lavoro ha parlato anche Bertram Niessen – Direttore di CheFare – che ha sottolineato la difficoltà e la precarietà dei lavoratori del settore culturale e di come in questo momento appaia ancora più evidente la necessità di associazioni di categoria capaci di tutelare il lavoro anche nelle sue specificità.

Del rapporto città e lavoro e di come la pandemia stia modificando il “comportamento” di alcune città, in particolare quelle d’arte e quelle con un’alta offerta culturale, ne ha parlato e riflettuto Valentina Montalto del Joint Research Centre della Commissione europea, in base ai risultati di un recente studio sul tema. L’efficacia della risposta alla crisi dipenderà, tra gli altri fattori, anche dalle politiche nazionali e dalla loro capacità di tutelare o meno il settore culturale e i lavoratori della cultura già in epoca pre-COVID.

A ricordare il valore sociale della cultura e dei musei come spazio di relazione c’è stato il contributo, ricco di riflessioni ed esempi, di Francesca Guida, vice presidente di ECCOM e consigliere del CdA di Palaexpo. In particolare, è stata sottolineata la necessità delle istituzioni culturali di considerarsi parte di un sistema e non come singoli attori, e di come l’offerta culturale possa trovare spazio all’interno ma anche all’esterno degli edifici, negli spazi aperti della città, generando nuove forme di co-progettazione e un’offerta culturale più inclusiva e partecipata.

In questi mesi autunnali il progetto andrà avanti. Con il sostegno della Direzione generale per la creatività contemporanea, insieme al MAXXI, una rete di istituzioni e amministrazioni tra cui Triennale Milano, il Comitato per Parma 2020 (Capitale Italiana della Cultura 2020/2021), Promo PA Fondazione, l’Ordine degli architetti di Bologna e il Comune di Taranto proporrà molteplici momenti di formazione, scambio e progettualità che coinvolgeranno tra ottobre e novembre 2020 in maniera capillare giovani studenti, creativi e professionisti della cultura che a diverso livello sono protagonisti attivi nell’attuazione di processi culturali su scala urbana e territoriale. Iniziative, seminari e workshop per discutere concretamente tanti temi come il ruolo della cultura e delle istituzioni culturali nella città, il rapporto cultura e clima e cultura e salute (da Agenda 2030), il rapporto tra città costruita e città abitata e tra spazio pubblico e spazio privato,  insieme a quello importantissimo dell’accessibilità (sociale, fisica e digitale).

La cultura andrà sempre più intesa come strutturale nell’ottica di una ripartenza dalla crisi attuale e non accessoria, come ci ha ben spiegato Pier Luigi Sacco nel corso del suo intervento.

Solo ciò che non sappiamo sarà in grado di mostrarci il futuro. E questo è il terreno dell’Arte.

ABSTRACT

Cities and their cultural ecosystems have been harshly hit by the pandemic. Urban density, the attractive element of the modern and post-modern city that attracts talents and stimulates innovation, has now become a problematic aspect. MAXXI, together with a network of institutions across the entire national territory, has set up the project "Città Come Cultura" with a view to investigate - through initiatives, online seminars and territorial workshops - the most “urgent” issues to be addressed in a context of modified sociality, cultural fruition and urban functions

 

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