© Immagine tratta dal sito web creziplus.it

Federica Andreoni, Pierluigi Bizzini, Marco De Vidi, Giulia Gregnanin, Alessandro Monaci e Matteo Trevisani hanno trascorso due settimane in residenza, rispettivamente ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, all’Ex Fadda di San Vito dei Normanni, alle Officine Culturali di Catania, ai Bagni Pubblici di via Agliè in Barriera Milano a Torino, presso Pollinaria sul Gan Sasso in Abruzzo e a Borca di Cadore dentro il cuore pulsante del laboratorio di Dolomiti Contemporanee. Dai loro diari di viaggio emergono le atmosfere e i vissuti di chi frequenta i luoghi della contaminazione culturale, urbani e rurali, metropolitani o nelle aree interne. In queste narrazioni c’è tutta la curiosità dell’incontro con i protagonisti del cambiamento locale, che hanno sperimentato varie forme di welfare culturale a partire dalle caratteristiche e vocazioni proprie e del territorio abitato/agito.

Difficile descrivere i racconti, più agevole riassumere in una sequenza di diadi o triadi lo sviluppo del percorso, dallo splendore della Zisa al paesaggio metafisico del monte Antelao, il bus del diau.

Le linee di tensione che ho riscontrato sono fra tradizione e innovazione, nel legame fra persone, linguaggi e pratiche, nei nessi fra luoghi e relazioni, nelle dinamiche di inclusione e ascolto specie nei contesti periferici. Ci sono i vuoti riempiti di idee e conoscenza condivise. C’è la partecipazione e il fare insieme. C’è la resilienza che gradualmente sa trasformarsi in impresa culturale. Il contrasto allo spopolamento e il rischio della gentrificazione, insieme alle nuove marginalità che porta con sé. La poesia quotidiana, l’umanità e la collaborazione. La cura del paesaggio che scongiura il dissesto idrogeologico, probabilmente uno degli investimenti più lungimiranti per il nostro Paese. L’identità, espressa con musica e parole autentiche. Il ruolo dell’educazione e la vocazione alla modernità. La bellezza, il lavoro degli artisti e lo specchio del paesaggio che ci comprende e ci interroga.

«In questo progresso scorsoio
non so se vengo ingoiato
o se ingoio.»
(Andrea Zanzotto, In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda)

Quella dei CANTIERI CULTURALI della ZISA di PALERMO è un’esperienza immersiva. L’autrice ricostruisce un collage di storie di vita di chi il posto, 55 mila mq di incubatore socio-culturale, lo frequenta e lo anima, giovani industriosi in una Palermo creativa e solidale, capace di inventarsi e di costruire ponti culturali senza limiti né confini.

“Jürgen iniziò a innamorarsi della città quando in centro non c’era ancora l’illuminazione pubblica. In una di quelle serate buie alla Vucciria, in cui per strada si camminava con la torcia, per il suo compleanno invitò una trentina di amici. Arrivarono invece cinquecento persone. Questo fu l’inizio vero della rete e del polo di diffusione e creazione artistica che poi sfociò in associazione culturale. Jürgen una volta messa in moto, alimentò per anni questa stramba macchina internazionale, in interscambio continuo tra Palermo e Vienna di tutto: soldi, artisti, risate, alcool, opere, luce, ispirazione, finanziamenti, suggestioni, rovine e amicizie. Furono anni divertenti, in cui si suonava il violino sulle macerie, si arricchivano collezioni austriache di opere palermitane, si ballava e dormiva assieme. E anche dopo la chiusura dell’associazione e la cessione del contratto di affitto del palazzo che ospitava quel brulichio, Jürgen non ha smesso di portare in giro persone e cose e idee tra Vienna e Palermo.”

La seconda tappa, in Puglia presso l’EX FADDA di San Vito dei Normanni, è legata a doppio filo alla figura di Roberto Covolo, nei mesi scorsi protagonista di una campagna elettorale generosa come candidato Sindaco del Comune in provincia di Brindisi.

“Il laboratorio urbano va avanti con o senza di lui. Quel che è certo è che la sua impronta ha plasmato definitivamente il vocabolario adoperato dagli abitanti del laboratorio urbano: anche adesso sento vociferare attorno a me parole come «senso», «ecosistema», «processi», «visioni», «tempo» e «luoghi»”.

L’ExFadda possiede un suo personale grammelot capace di sprigionare nuove azioni, nuovi gesti; un continuo mettere in scena se stessi, un gioco di specchi moltiplicatore di significati.

“Quel posto pare essere sempre stato lì con la vitalità contagiosa della sua gente. Viene da gridare al miracolo.”

“Se ballare è una forma di ascolto, qui lo si compie ad alti livelli.”

“Qual è la percezione dei sanvitesi nei confronti dell’ExFadda, situato proprio ai margini del paese: ne fa parte oppure no? È un paese a sé stante, con i suoi dialetti e le sue logiche? Forse è un satellite che orbita intorno a San Vito, con una forza gravitazionale tale da innalzare maree di entusiasmo tra le vie della cittadina, oppure è un’astronave aliena guidata da un equipaggio dal linguaggio incomprensibile e minaccioso?”.

Senza svelare le parti più intense, è utile soffermarsi sul primo movimento di questa iniziativa corale, di utopia realizzata.

“Il primo passo è stato mantenere lo spazio aperto così da restituirlo ai sanvitesi. Per farlo, bisognava rendere il luogo abitabile. Per rendere uno spazio abitato, però, le persone devono avere voglia di fare qualcosa al suo interno. Da qui l’idea: installare una falegnameria, coinvolgere la comunità nel recupero dello stabile lavorando insieme, utilizzando i materiali di scarto già presenti nello stabilimento, condividendo competenze e imparandone di nuove, al fine di stimolare un senso di appartenenza reale nei confronti del luogo. L’ExFadda ha preso infatti nel tempo la forma delle idee delle persone che lo abitano. Roberto si è fatto lui stesso luogo d’incontro, riuscendo a unire teste e cuori per una visione comune”.

Tornando in Sicilia, stavolta a Catania, il testo presenta Ciccio Mannino e l’esperienza di Officine Cultuali, in cui valorizzazione del patrimonio e promozione della partecipazione culturale sono andati di pari passo. Attivista del Centro sociale Experia negli anni Novanta, Mannino guida un gruppo giovane e competente, cui trasferisce la sua lunga esperienza che parte dal “rinascimento siciliano” segnato dal movimento della Pantera a Palermo e dalla risposta di popolo alle Stragi di Capaci e di Via D’Amelio.

Impresa culturale costituita nel 2009, “Officine Culturali agisce all’interno di diversi spazi. Molti sono di proprietà dell’Università di Catania, come il monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena, il museo di archeologia, l’orto botanico. Inoltre Officine sta avviando alcuni progetti in luoghi nuovi, come il rifugio antiaereo di via Daniele e l’ex carcere di Vizzini. Ognuno di questi spazi rappresenta una sonda: un nucleo che mostra i mille livelli temporali della storia di Catania, dai greci ai romani, fino ai due grandi traumi dell’eruzione dell’Etna del 1669 e del terremoto del 1693. La lava è dappertutto: ferita solida, elemento architettonico, monito perenne”.

A partire dalle lezioni apprese in oltre 10 anni di pratiche sperimentate, Officine culturali, ha potuto replicare il proprio modello a Vizzini, un borgo in via di spopolamento, applicando metodologie di coinvolgimento e collaborazione. Arrestare, invertire questa tendenza autodistruttiva per la comunità locale è la sfida posta. Fondazione Con il Sud accompagna e sostiene l’iniziativa.

È così che un progetto pilota riesce a generare spillover, che dal laboratorio dell’inclusione in un’area metropolitana, trasferiscono competenze e instillano forma mentis progettuale in aree interne. Come? In questo caso attraverso la creazione di un’impresa agroalimentare in collaborazione con l’ateneo catanese.

Da un estremo all’altro, il viaggio prosegue a Torino, destinazione Bagni Pubblici di via Agliè, nel quartiere Barriera Milano. Episodio scritto sotto forma di diario, entra dentro la vita di una famiglia di immigrati, integrati e riconoscenti per le opportunità di inclusione in un quartiere da sempre teatro della diversità e dell’integrazione, la piazza “Cerignola” di Barriera Milano, abitata dai figli dell’emigrazione interna che ha fatto grande la Torino industriale nel Novecento.

“Torino mi faceva paura ma ad accogliermi c’è stata una visione bellissima. Le tende verdi che sono su tutti i terrazzi. Sapevi che il verde è il colore dell’islam? Mi sembrava un omaggio alla nostra cultura e al nostro paese. Un buon auspicio insomma, per quello che era l’inizio di una nuova vita”.

Da docce e bagni pubblici a partire dal 1956 fino alla trasformazione nel 2009 in Casa di quartiere, questo luogo ospita i piccoli rituali raccolti nel testo, momenti di non trascurabile poesia, umanità d’inciampo, per chi la sa guardare, sentire, aspettare. La vita dei newcomers non è tuttavia priva di precarietà e competizione, spesso interetnica: “In Barriera di Milano, come in tutti i quartieri periferici e multietnici italiani, da Scampia a Zingonia, dallo Zen alla Barona, le giovani e i giovani sentono la necessità di raccontarsi e raccontare le difficoltà che incontrano tutti i giorni: dal rischio di cadere nella criminalità, all’emarginazione, all’assenza di disponibilità economica, alla necessità di fuga da questo sentimento di sentirsi in trappola, attraverso un linguaggio immediato e a loro vicino. Da qui nasce la passione verso la musica trap e rap”.

“Tha Supreme dice 'io sono sicuro che qualcuno nel mondo mentre lo ascolta è come me'. Oltre al fatto che la musica ti parli, crea un senso di comunità, un male comune che poi diventa una forza”, aggiunge Youssef. “Solo chi vive lo stesso mondo parla la tua stessa lingua”.

Dalla culla dell’industria automobilistica italiana ci spostiamo negli Appennini, ai piedi del Gran Sasso, in Abruzzo, dove Gaetano Carboni ha deciso di cambiare vita e ha creato Pollinaria, azienda multifunzione che unisce l’attività di produzione agricola bio a quella di produzione artistica attraverso residenze aperte alla cittadinanza.

Uno sguardo attento alle tradizioni, è qui la patria degli arrosticini, e un’attenzione al pensiero artistico, che produce benessere e stimola a pensare l’impensato.

Agricoltura che è anche prevenzione al dissesto idrogeologico e costruzione di comunità. Il grano “open source” di Solina è espressione di quello che viene chiamato “miglioramento genetico partecipativo”. In questi processi, l’arte contemporanea ha un ruolo attivo, dona nuove lenti con cui leggere il passato, vivere il presente e pensare il futuro, averne nostalgia fino a desiderare di realizzarlo, progettandolo. L’arte è così intesa come massimo coinvolgimento fisico ed emotivo.

È importante “coltivare e promuovere una terra e la sua anima più profonda senza conformarla ai preconcetti dei potenziali turisti, rendendoli veri viaggiatori e non voyeuristi di corpi imbalsamati”.

Quali sono stati i risultati economici di una simile iniziativa “multifunzione”? Dopo un iniziale e inevitabile crollo della produzione del 50% dovuta al passaggio da un paradigma intensivo a uno integrato, la maggiore qualità è stata premiata dal mercato.

Il percorso si sposta per così dire di monte in monte, dalla vetta più elevata degli Appennini, la punta del Corno Grande (2912m) all’inospitale versante sud dell’Antelao, che prima veniva chiamata la “sassaia”, o il “covo di vipere”. Dopo aver rifiutato il paesaggio – in ombra per la maggior parte del giorno – del costone boschivo di Borca, nel 1954 l’Architetto Gellner sceglie una parte di montagna in cui non c’è niente di niente: né acqua, né bosco, né terrazzamenti. Porterà tutto, compreso il bosco, tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta. L’architetto letteralmente inventa il paesaggio.

Siamo catapultati nel pieno dell’utopia di Enrico Mattei dentro il Villaggio Eni di Borca di Cadore, oggi luogo di residenze artistiche che ne interrogano la storia, ne usano gli ambienti e gli oggetti.

Un luogo che è una “dimostrazione di una vocazione alla moderntà. (…) L’astronave è scesa e poi ha finito il carburante, non si rialza. Le risorse non sono automatiche, il bosco non è automatico, perfino il lavoro non lo è”.

Qui il bello si ridesta attraverso il lavoro transitorio degli artisti, è il posto perfetto dove andare per chiedersi cos’è l’arte contemporanea. “Un modo di prendersi cura. Uno strumento più che un obbiettivo. Questo posto è un gigantesco cervo a sei zampe e indaga il rapporto fra uomo e natura. Dolomiti Contemporanee è un cantiere di idee. Non un modello ma una pratica. Un enorme catalizzatore che mette in relazione le persone.” In un luogo che rappresenta “il congelamento di un Italia che funzionava”.

Seppure eterogenee, queste piccole grandi storie tratteggiano uno spaccato della nostra nazione perché hanno in comune alcuni aspetti fondamentali per comprendere ciò che a volte sfugge dai radar delle statistiche ufficiali, ossia la qualità della convivenza in un dato posto, le dinamiche alla base di quello che Ezio Manzini chiama place-making.

Il quadro che compongono è confortante per risorse creative, resilienza e potenziale di sviluppo locale. Una collezione di buone pratiche da cui prendere spunto per ispirare politiche più sistematiche che pongano al centro la vibrancy culturale e sappiano misurarne determinanti e impatto. Mettendomi nei panni degli innovatori intervistati, a fare la differenza nelle loro esperienze è una capacità di ascolto attento delle esigenze di chi vive il quartiere o il territorio in cui si inseriscono e di cui essi stessi sono interpreti, leader, profeti in patria.

Non mancano infine le assonanze con altre recensioni ospitate su questa rubrica, ad esempio a proposito di serendipity rispetto alla guida “non turistica” di Ediciclo dedicata a Ussita, oppure ai nuovi progettisti della rigenerazione urbana descritti nel testo a cura di Luca Bizzarri per Pacini Editore. Quasi una sceneggiatura, il libro con prefazione di Bertram Niessen, si presta a una trasposizione cinematografica o televisiva sulla falsa riga di #Generazionebellezza di Emilio Casalini.

SITOGRAFIA

Taricata: https://www.youtube.com/channel/UC4X2Gw1UwVavrF07ZL-zOhw

World music academy: https://www.youtube.com/channel/UC_Na0ohTfdVKGggoeaevLbA/featured

Sciccherie, Madame: https://www.youtube.com/watch?v=5zxDFB6CS3g

Ghali - Boogieman feat. Salmo: https://www.youtube.com/watch?v=-7lqGbIE3aM

Sabbie d’oro di Massimo pericolo https://www.youtube.com/watch?v=jnQZ6RlI_eU

21 Savage, Offset & Metro Boomin - "Rap Saved Me" Ft Quavo: https://www.youtube.com/watch?v=e64HDgpZbK8

Bagliore: www.che-fare.com/progetto/bagliore-residenze-artistiche-per-una-nuova-biografia-culturale-dellitalia/

ABSTRACT

“Bagliore - Six writers tell about the new cultural centers", published by il Saggiatore and edited by CheFare, focuses on a part of Italy that works through close encounters with some protagonists of cultural innovation in recent years. Although heterogeneous, these little big stories have in common some fundamental aspects to understand what sometimes escapes the radar of official statistics, namely the quality of coexistence in a given place, the dynamics of place-making. The resulting picture is positive for creative resources, resilience and local development potential. A collection of inspiring good practices to be taken into account for wider systematic policies that place cultural vibrancy at the center and know how to measure its determinants and impact.

 

Articoli correlati