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Il seminario online “Amministrare le fondazioni. Amministrare per fondazioni”, organizzato all'inizio di settembre da Regione Toscana in collaborazione con IRPET - Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana, è stato l'occasione per presentare il rapporto “Valutazione di impatto economico e socioculturale delle Fondazioni Culturali finanziate e/o partecipate dalla Regione Toscana”, che le due istituzioni hanno realizzato con il supporto di PTSCLAS, società di consulenza che opera in diversi ambiti, incluso il settore culturale. Il rapporto rappresenta il risultato finale di un accurato lavoro di ricerca, che la Regione Toscana ha avviato a fine 2017 con l'intento di “approfondire la conoscenza degli effetti che le Fondazioni, e le rispettive attività culturali, producono in termini economici e sociali sul territorio regionale”, come precisato nelle pagine iniziali del report.

VERSO UN APPROCCIO OLISTICO

Il rapporto si inserisce nella lunga tradizione di studi e ricerche che, a partire dagli anni '90 del secolo scorso, hanno cercato di sviluppare un approccio olistico capace di indagare i benefici economici e sociali generati dalla cultura, approfondendo da un lato gli aspetti connessi alla capacità del settore culturale di contribuire allo sviluppo economico in termini di fatturato, numero di posti di lavoro, spesa turistica o investimenti a livello locale e nazionale, e dall'altro fenomeni più difficili da quantificare come l'apporto che la cultura è in grado di dare in termini di coesione sociale, salute o benessere. Lo studio presenta, infatti, un'ampia e approfondita analisi dell'impianto metodologico [1] utilizzato da IRPET e PTSCLAS per valutare sia l'impatto delle dinamiche economiche interne sia i risultati economici ed extra-economici conseguiti a beneficio della collettività. In particolare, sono state esaminate le attività svolte nel corso del 2018 da dieci Fondazioni culturali, suddivise in: Fondazioni costituite per iniziativa della Regione, istituite e disciplinate con legge regionale (Fondazione Toscana Spettacolo, Fondazione Orchestra Regionale Toscana, Fondazione Scuola di Musica di Fiesole); Fondazioni in cui la Regione partecipa in qualità di socio fondatore o sostenitore (Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Metastasio di Prato, Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazioni per le Arti Contemporanee in Toscana); Fondazioni in cui la Regione Toscana nomina unicamente i propri rappresentanti (Fondazione Teatro della Toscana); e Fondazioni beneficiarie di contributi maggiori di un milione di euro, in forza di interventi normativi specifici (Fondazione Festival Pucciniano e Fondazione Carnevale di Viareggio).

GLI AMBITI DI OSSERVAZIONE

Data la complessità – ben nota non solo agli studiosi ma anche ai policy makers e agli operatori culturali – di definire e stimare, in termini quantitativi e qualitativi, le ricadute economiche e socioculturali delle attività messe in campo in ambito culturale, il rapporto commissionato dalla Regione Toscana si avvale di un modello valutativo ad hoc, che prende spunto dal modello proposto dall'UNESCO nella recente pubblicazione Culture| Indicators 2030, combinando la valutazione degli impatti economici (attraverso l'utilizzo di matrici Input-Output [2]) con la valutazione degli impatti socioculturali (tramite l'adozione di diversi strumenti di rilevazione). In particolare, lo studio restituisce un quadro ampio e articolato dell'operato delle dieci Fondazioni culturali esaminate, capace di tenere conto del contesto, dei diversi ambiti di intervento, degli obiettivi specifici e del contributo trasversale e multi sfaccettato di ciascun ente, approfondendo quattro dimensioni tematiche:

  • prosperità e sostentamento, ossia in che modo le attività, le iniziative e le politiche messe in campo dalle Fondazioni culturali toscane hanno contribuito alla prosperità e allo sviluppo economico e occupazionale del territorio di riferimento;
  • contesto e resilienza, ossia come tali Fondazioni hanno contributo a sviluppare un ambiente positivo e resiliente, anche da un punto di vista sociale;
  • inclusione e partecipazione, valutando in che modo la presenza e l'operato delle Fondazioni culturali hanno contribuito a favorire l'inclusione e la partecipazione culturale delle rispettive comunità;
  • conoscenze e competenze, verificando se e come le attività, le iniziative e le politiche messe in campo dalle Fondazioni coinvolte nella ricerca hanno contribuito a sviluppare le capacità e le conoscenze del proprio staff e delle rispettive comunità.

I PRINCIPALI EFFETTI PRODOTTI

Volendo sintetizzare i principali risultati emersi dallo studio, il report evidenzia come in termini economici, a fronte di un contributo regionale complessivo di poco superiore ai 13 milioni di euro, l'attività artistica delle dieci Fondazioni considerate ha attivato 106 milioni di PIL e 1.221 unità di lavoro a tempo pieno, mentre ulteriori 77 milioni di PIL e 1.419 unità di lavoro a tempo pieno sono stati attivati dall'indotto turistico. Dal punto di vista dell'occupazione diretta, nel 2018 le dieci Fondazioni impiegavano in totale 582 dipendenti, di cui il 33% erano giovani con meno di 35 anni, facendo registrare un sostanziale equilibrio di genere con il 48% di lavoratrici donne (con picchi dell’80% in alcuni casi, anche se il report non contiene informazioni sul ruolo occupazionale ricoperto dalle donne). Interessante notare, tuttavia, che per quanto riguarda l'effetto spillover, inteso come “la capacità da parte delle Fondazioni di generare effetti positivi diffusivi sul territorio tramite l'erogazione di finanziamenti (contributi, sponsorizzazioni e/o elargizioni liberali) a organizzazioni terze”, a parte un paio di esperienze, non sono state osservate significative ricadute.

Per quanto riguarda le iniziative e i progetti realizzati, emerge un quadro variegato dove accanto a una vivace attività negli ambiti d'azione più tradizionali (come la tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale e l'organizzazione di mostre ed eventi), e a un elevato dinamismo nello sviluppo di sinergie e/o network con il territorio circostante (sono 488 le collaborazioni attivate nel 2018 con soggetti pubblici e/o privati toscani), si delinea anche la presenza di alcune aree di possibile miglioramento come l'utilizzo delle tecnologie digitali (usate solo in 2 progetti – è il caso, ad esempio, della Fondazione Teatro Metastasio di Prato che si è occupata di digitalizzare video e audio storici degli anni ’60 e ’70 – sui 37 complessivamente realizzati, nel 2018, dalle Fondazioni per la conservazione e trasmissione del proprio patrimonio culturale), e la promozione di azioni di sensibilizzazione a favore della sostenibilità ambientale nei confronti dei pubblici e della cittadinanza, facendo appello al ruolo sociale che ogni istituzione culturale è chiamata a svolgere.

Rispetto alla capacità di promuovere la partecipazione culturale, il report fa notare che nel 2018 le dieci Fondazioni analizzate hanno fatto registrare un totale di circa 1,1milioni di ingressi. In particolare, prendendo in considerazione la provenienza geografica dei partecipanti, molte Fondazioni hanno un pubblico esclusivamente regionale, mentre alcune, come la Fondazione Palazzo Strozzi, la Fondazione Festival Pucciniano e la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino hanno un bacino di riferimento più ampio. In media, il 71% del pubblico risiede in Toscana, il 17% proviene da fuori regione e il 12% dall'estero. Il report evidenzia, inoltre, una maggiore attenzione nei confronti delle fasce d'età più giovani a scapito di altri target specifici come, ad esempio, il pubblico dei residenti, le persone con disabilità, i nuovi cittadini oppure i bambini. Tale livello di progettualità meno maturo sembra essere legato a una conoscenza non approfondita dei propri pubblici, derivante soprattutto da un uso ancora poco strutturato – da parte della maggioranza dei soggetti osservati – di strumenti di analisi e monitoraggio delle caratteristiche, dei bisogni e delle motivazioni di coloro che entrano in contatto con l'offerta culturale delle istituzioni esaminate, limitandone di fatto la capacità di pianificazione strategica anche in termini di audience development e audience engagement.

Infine, per ciò che concerne lo sviluppo delle competenze del personale, dal rapporto si evince che la maggior parte delle fondazioni ha investito, seppur con livelli differenti, nella formazione delle proprie risorse umane erogando, complessivamente, 3.400 ore di formazione per un totale di 30 corsi, finalizzati all'acquisizione di competenze sia di carattere tecnico sia di carattere trasversale. Le Fondazioni coinvolte nello studio si sono impegnate anche nella promozione e nello sviluppo delle conoscenze e competenze delle comunità di riferimento, coinvolgendo oltre  64.000 partecipanti in attività di co-progettazione e in iniziative professionalizzanti, grazie a una vasta rete di collaborazioni e convenzioni (oltre 80) che le diverse istituzioni hanno saputo costruire nel tempo.

Pur nella specificità di ciascuna istituzione, e con i margini di miglioramento evidenziati, questi risultati mostrano l'esistenza di un rapporto virtuoso tra le Fondazioni culturali toscane e il proprio territorio di riferimento. In uno scenario completamente stravolto dalla crisi pandemica,  gli strumenti d'analisi messi a disposizione da tale studio possono rappresentare un utile supporto – pratico e teorico – non solo per valutare gli effetti causati dall'emergenza sanitaria sull'operato delle Fondazioni culturali, ma anche per elaborare – a partire dagli esiti di tale valutazione – soluzioni strategiche che rafforzino l'impegno attivo di queste istituzioni, migliorandone la resilienza, la sostenibilità e la loro capacità di cambiare in meglio la società.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Per approfondire l'impianto metodologico utilizzato si rimanda al report completo, disponibile al seguente link. In sintesi è possibile dire che la ricerca presenta un'analisi della principale letteratura di riferimento in materia di impatti economici e sociali generati dal settore culturale, con la presentazione di alcune schede di sintesi relative a studi già realizzati in ambiti di attività comparabili a quelli delle Fondazioni partecipate e/o finanziate dalla Regione Toscana. Sulla base degli esiti dell'analisi della letteratura e delle principali esperienze di settore, non potendo mutuare un metodo di valutazione unico già in uso, è stato elaborato un framework interpretativo unitario e ad hoc, prendendo spunto dal modello proposto dall'UNESCO nella recente pubblicazione Culture| Indicators 2030. La ricerca si è avvalsa, inoltre, di un sistema di raccolta delle informazioni di carattere quantitativo e qualitativo in riferimento ai fenomeni e/o alle attività individuate, sviluppando tre diversi strumenti e livelli di rilevazione: uno schema di raccolta dei dati contabili e amministrativi; un questionario interno alle Fondazioni; un questionario sui pubblici delle Fondazioni.

[2] Come precisato anche all'interno del report, per matrici Input-Output si intendono delle tabelle capaci di calcolare i flussi di spesa associati a determinate attività all'interno di un dato territorio, identificando i cambiamenti prodotti nei vari settori produttivi in termini ad esempio di creazione di valore aggiunto, produzione e occupazione.

ABSTRACT

The Tuscany Region, in collaboration with IRPET (the Regional Institute for the Economic Planning) and PTSCLAS (a consulting company), has developed a report about the economic, social and cultural impacts of ten cultural foundations that operate in the regional territory. By using an evaluative model specifically designed for this research – and following the method elaborated by the UNESCO in the publication “Culture | Indicators 2030” –, the study takes into consideration four thematic dimensions: Prosperity & Livelihoods, Environment & Resilience, Inclusion & Participation, Knowledge & Skills. Each dimension combines several aspects to capture the multifaceted and transversal contribution of culture to change the society for the better.

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