“Investire in cultura significa dare un grande contributo, attraverso il turismo, alla crescita economica del Paese. E’ complicato definire il confine tra i due settori. L’aumento dei visitatori nei musei, ad esempio, è una cosa che riguarda anche la cultura”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, intervenuto a Roma al “Festival delle Città 2020. Rinasce l’Italia” organizzato da Autonomie locali italiane (Ali).

“Il lockdown e la crisi hanno fatto capire a tutti i decisori politici, anche quelli che una volta erano più distratti nei confronti degli investimenti in cultura, che investire in cultura e turismo è una priorità economica per il Paese – ha sottolineato il titolare del Mibact -. Si è capito dalle città d’arte vuote per la perdita del turismo internazionale, dai cinema e dai teatri chiusi, dall’assenza dei concerti. Il governo è intervenuto in maniera concreta con i vari decreti d’emergenza e adesso è uno dei temi di discussione per il Recovery Fund".

“Finita l’emergenza sanitaria tornerà tutto come prima o questo passaggio lascerà delle tracce permanenti nella vita individuali e collettive? Io propendo per questa seconda ipotesi – ha affermato Franceschini -. La responsabilità della classe politica sarà quella di prendere le parti migliori che si sono scoperte in questi mesi e cercare di utilizzarle”. Ad esempio, “in questi mesi c’è stata una crescita enorme del turismo della montagna, dei borghi, dei cammini, dei sentieri storici. Perché tornare indietro? Dobbiamo invece lavorare e investire per moltiplicare e valorizzare questi attrattori turistici e decongestionare i luoghi che avevano troppi visitatori”. Così come, “il turismo internazionale si sposta se trova infrastrutture adeguate, per cui un altro obiettivo sarà quello della creazione di un’Alta velocità che arrivi in Sicilia e passi per la dorsale adriatica. Insomma, vanno distribuiti flussi e ricchezze che arrivano dal turismo”. 

A conclusione del suo intervento, Franceschini è tornato sulla questione della piattaforma definita “Netflix della cultura italiana”. “Non deve sostituire lo spettacolo dal vivo, ma consentire anche da casa e veicolare fuori dai confini nazionali l’accesso all’offerta culturale”, ha rimarcato il ministro.
 
 

 

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