Nel corso degli ultimi due decenni, molti piccoli borghi italiani, molto spesso localizzati in aree interne, sono stati interessati da fenomeni di spopolamento, le cui cause sono state comunemente individuate nella scarsità di strutture e nell’inadeguatezza della infrastruttura. A queste cause generiche è possibile affiancarne delle altre, segnatamente più specifiche, e che affondano nell’indebolimento dei processi di community development, ossia quelle iniziative protese a rafforzare i “beni comuni” di una comunità, facendo leva sulla collaborazione tra settore pubblico, privato e volontariato. A questo scopo, di primaria importanza appare il ruolo delle agenzie culturali e, in particolare, dei musei dei piccoli borghi localizzati in territori interni, il cui ruolo va quindi ripensato.

Per riconsiderare il ruolo dei musei come “dispositivi di produzione culturale”, a nostro avviso, è opportuno ancorare tale costrutto al concetto di “dispositivo”, che come definito dal filosofo Paul-Michel Foucault rappresenta un “punto di connessione di elementi eterogenei, come risposta ad un obiettivo strategico”. Infatti, se le istituzioni culturali sono il luogo della formazione come riposta ad un interesse pubblico, rilevante per la società, il management museale dovrebbe essere proteso verso il perseguimento di tale fine, anche attraverso la partecipazione e un attivo coinvolgimento della comunità. Da ciò discende la necessità di un radicale cambiamento del ruolo dell’istituzione museo sino a riconsiderarne le strategie culturali nella prospettiva del contributo che queste possano offrire per lo sviluppo della comunità e del territorio più esteso che la ospita.

Molti piccoli borghi italiani sono localizzati in “luoghi-simbolo” che rappresentano esempi di un futuro sostenibile a misura delle persone. Luoghi dove la tutela, lo sviluppo della comunità e la rigenerazione di beni comuni è il risultato di relazioni a doppio senso – che va dai soggetti alle cose e viceversa – e che richiedono la costruzione di un progetto locale e il rafforzamento di una coscienza di luogo. Per agire come “dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo e la rigenerazione della comunità nel territorio, un museo deve quindi fare leva sul proprio potenziale pedagogico al fine di irrobustire tali relazioni.

In questa prospettiva, attraverso la discussione di valide strategie culturali – differenziate su tre livelli: istituzionale, inter-istituzionale e su specifici campi di azione – questo contributo propone un “nuovo modello culturale” per un museo che sia un “dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo e la rigenerazione della comunità nel territorio. Dieci proposizioni che costituiscono il “Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori” elaborato da Laura Barreca, Valentina Bruschi, Francesco La Cecla, Maria Rosa Sossai e Vincenzo Vignieri (Museo Civico Castelbuono, 2020) e che sta accogliendo il sostegno di importanti protagonisti del dibattito culturale italiano sui musei, tra cui Antonella Agnoli, Silvia Segnalini e Vincenzo Trione.

Un nuovo ruolo per i musei dei piccoli borghi e dei territori, quindi, che poggi su relazioni con la comunità ed il territorio e che sia focalizzato sullo sviluppo di progetti formativi, di ricerca e sul sostegno alla produzione culturale. Una sfida che richiede il coinvolgimento della comunità degli artisti e delle comunità locali, entrambe chiamate a collaborare attivamente al disegno e all’attuazione di politiche culturali pubbliche.

Un museo di un piccolo borgo, infatti, è custode di parte del patrimonio culturale che simboleggia l’appartenenza della singola persona ad una comunità. Inoltre, a mezzo delle attività culturali un Museo concorre allo sviluppo umano delle persone, favorisce la creatività, discute e promuove la diversità culturale, contribuisce al turismo e all’economia locale. In questa prospettiva, un museo di un piccolo borgo è una risorsa strategica per lo sviluppo della comunità locale perché è capace di creare radicamento e continuità storica tra passato e futuro, ossia di garantire che la comunità sia viva nel presente e possa rigenerarsi.

Discutere il ruolo di un museo come “dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo e la rigenerazione della comunità nel territorio passa per una rilettura delle strategie culturali dell’istituzione. A questo scopo, è necessario ampliare la prospettiva strategica del museo tenendo conto sia delle attività proprie della istituzione culturale che di iniziative volte a migliorare le dotazioni di beni comuni e quindi contribuire sensibilmente allo sviluppo delle comunità locali, facendo convergere da un lato il rafforzamento dell’offerta culturale, dall’altro la promozione turistica dei territori. Un obiettivo che è sancito peraltro dall’art. 9 della nostra Costituzione, che prevede una connessione tra la tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio artistico. Infatti, non solo il patrimonio culturale tangibile e immateriale ma anche le risorse naturali e relazionali vanno considerate di interesse delle azioni di un museo, in quanto sostengono la creatività, la diversità e lo sviluppo economico perché accrescono l’attrattività di un contesto.

Strategie di rete e sistemiche su specifici campi di azione corroborano tale ampliamento di prospettiva e concorrono ai processi di sviluppo della comunità come innesco per la rigenerazione delle aree interne. Il perseguimento di tali obiettivi ha come precondizione l’attitudine del management museale a far leva su sul ruolo pedagogico del museo.

A questo fine, appare prioritario rafforzare la proposta educativa e di ricerca, contribuire a qualificare il profilo urbano attraverso l’arte ed il design, supportare l’economia locale attraverso la diversificazione economica e la promozione dell’economia culturale; promuovere il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali configurando il museo anche come spazio per l’inclusione sociale.

Con questo scritto abbiamo voluto offrire un punto di vista strategico sul management di una istituzione culturale il cui ruolo non deve essere limitato alla valorizzazione del patrimonio culturale per finalità espositive o più semplicemente come attrattore turistico, ma che, invece, attraverso una coraggiosa produzione culturale abbia l’ambizione di contribuire, in sinergia con altre istituzioni, allo sviluppo delle comunità dei piccoli borghi e dei territori delle aree interne.

Il Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori

 

Laura Barreca, PhD Direttrice Museo Civico Castelbuono, Palermo, Direttrice scientifica mudaC | museo delle arti Carrara, Prof.ssa di Storia dell’Arte Contemporanea, Accademia di Belle Arti di Carrara

Vincenzo Vignieri, PhD, Professore a contratto di Economia Aziendale, Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi di Palermo

ABSTRACT

This work discusses the role of a museum as a “cultural production device” to support community development processes for the regeneration of inner areas. Based on the need of a collaborative approach to cultural public policy design and implementation, this article advances ten strategic propositions, i.e., the “Manifesto of Museums of Small Villages of Local Areas” – in Italian, “Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori” (Museo Civico Castelbuono, 2020). Grounded on the museum pedagogic mission, our proposal aims at developing a “new cultural model” suitable for those museums located in small villages. Out of a discussion focused on potential cultural strategies – clustered in three levels: institutional, inter-institutional, and focused on specific policy fields – we synthetically suggest strengthening educational and research missions, contributing to qualify the urban profile of small towns through design and art, supporting the local economy by promoting cultural industry, and configuring the museum as a place for social inclusion.

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