“La cultura è libertà e dobbiamo ribadirlo proprio in questo momento in cui l’attuale politica cerca di imbrigliare la cultura, attraverso quel politicamente corretto che diventa censura”. Lo ha detto Lucia Borgonzoni, senatrice della Lega e responsabile cultura del Carroccio, intervenendo a Catania a margine della tre giorni organizzata dalla Lega in occasione dell’udienza del processo a Matteo Salvini per il caso Gregoretti.

“Su questa linea si trova anche l’ultima idea del ministro Franceschini, il Netlix della cultura, un’idea che mi terrorizza – ha proseguito la Borgonzoni - Già dire Netflix significa parlare di qualcosa a basso costo. Fino a quando eravamo chiusi in casa per il lockdown poteva andare bene, ma adesso che senso ha? L’idea è quella di creare due livelli di cultura, uno per i ricchi, che possono permettersi di andare a teatro, ed un secondo per tutti gli altri che, non avendo le stesse possibilità economiche, invece, accenderanno la tv in casa e vedranno quello che loro vogliono che guardino, il pensiero unico. Ci vogliono togliere le emozioni. La cultura sono le nostre radici, se qualcuno le cambia ci cambia il futuro”.

L’ex sottosegretario al Mibact torna poi sulla Convenzione di Faro, la cui ratifica ha ricevuto recentemente il via libera del Parlamento. “Questa Convenzione è una vergogna. Io l’avevo bloccata da sottosegretario. Ora presenteremo un ordine del giorno in tutti i comuni amministrati da noi. Non la applicheremo mai. Siamo uno dei pochi paesi ad averla ratificata. Dobbiamo difendere le nostre radici, perché non esiste futuro senza radici”

 

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