Fotografia di Alessia Colafrancesco

L’Alta formazione artistica e musicale, per superare le tante criticità (riforma incompiuta, governance, filiera) che da 21 anni aspettano di essere risolte, ha bisogno del punto di vista di chi vive in prima persona i conservatori: gli studenti. Lo afferma con decisione ad AgCult Carlo Mazzini, Presidente della Conferenza Nazionale degli Studenti degli ISSM che ha organizzato a Firenze due giorni di congresso chiamando al tavolo esperti e politici per riaffermare la centralità degli studenti nella costruzione dell’alta formazione musicale di domani. 

I temi proposti dagli studenti hanno spaziato dalle conseguenze della riforma AFAM del '99 (L.508/99) all'internazionalizzazione, passando per una discussione sui modelli di valutazione e governance e sulla filiera musicale. Tanti gli interventi, le proposte e gli auspici di una risoluzione delle principali criticità del sistema AFAM all'interno dei lavori congressuali. 

“Il congresso - spiega Mazzini - è nato con lo scopo di rimettere al centro gli studenti. Lo studente Afam è molto meno rappresentato rispetto ai colleghi dell’università. Succede nei tavoli tecnici e negli organi di governo. Gli studenti non vengono interpellati”. La risposta a questa assenza è stata quindi il congresso. “Abbiamo posto al centro alcuni temi caldi del comparto: dalla didattica alla riforma 508/99, totalmente incompiuta in questi 21 anni, si sono incancreniti dei meccanismi che ora sarà ancora più difficile sciogliere. Altro tema caldo è quello della governance, nell'università esiste una rappresentanza maggiore rispetto all’Afam. Altro tema dibattuto è la filiera: l’85% di chi esce dal conservatorio va a insegnare. E’ la conseguenza del fatto che non esiste un filo diretto tra l’istituzione Afam e l’istituzione artistica sul territorio. A noi interessa porre in dialogo queste due istituzioni, soprattutto nei piccoli territori. Ci sono tantissime città che hanno piccole orchestre ma non hanno nessun programma di tirocinio o di orientamento”. 

Qual è allora la soluzione a tutto questo? “Noi una soluzione non ce l’abbiamo - ribadisce il presidente CNSI -. Ma occorre innanzitutto avviare un dibattito onesto in cui tutte le parti siano ascoltate, compresi gli studenti. Non siamo arrivati qui con la soluzione in tasca, noi abbiamo una visione per il futuro, parliamone insieme”. Per questo gli studenti di Cnsi hanno invitato molti rappresentanti politici riportando al centro del dibattito politico-parlamentare i temi che da oltre vent’anni sono rimasti irrisolti.

Lo stimolo forte a chiedere un maggiore coinvolgimento degli studenti e all’organizzazione di questo congresso è venuto “dal tavolo tecnico creato al ministero dell’Università sull’Afam con il decreto ministeriale del 15 aprile. Nel provvedimento, gli studenti sono una componente opzionale, convocabile a discrezione del tavolo. Di questo ci siamo lamentati col ministro. Il dm non è stato modificato ed è stata convocata la prima riunione del tavolo tecnico. Abbiamo deciso allora di convocare un congresso per dimostrare che la presenza degli studenti a questi tavoli è necessaria”. E la politica per ora ha dato loro ragione con una presenza ampia di alto livello. Adesso bisogna passare dagli impegni ai fatti.

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