L’inedita situazione affrontata dal nostro Paese a causa del Covid-19 ha spinto il settore dei beni culturali a riflettere sulle future sorti dei musei, su cosa sarebbe cambiato, sulle misure necessarie per rispondere adeguatamente all’emergenza sanitaria, ma anche a ripensare alcuni principi e modalità ormai inadeguati dell’offerta e della fruizione museale.

La Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali - istituto di formazione e ricerca dedicato ai temi della cura e della gestione del patrimonio culturale diretto da Alessandra Vittorini - ha partecipato a questa riflessione collettiva con una specifica ricerca che è stata presentata a Lucca nel corso della manifestazione Lubec 2020.

L’indagine è partita con la raccolta di contributi - ovvero dichiarazioni, linee guida e regolamenti, articoli, ricerche - apparsi in questi ultimi mesi sulla stampa generalista e di settore, sui siti internet, sui social media, su pubblicazioni scientifiche o in occasioni formative, e rilasciati da politici, intellettuali, operatori, accademici, rappresentanti di categoria, relativi alle possibili conseguenze dell’emergenza sanitaria sulla vita e sulle modalità di fruizione dei musei. Contributi, cioè, che in qualche modo elaboravano previsioni su cosa sarebbe accaduto alla gestione museale a seguito dell’emergenza Covid 19.

Dal 20 marzo al 18 maggio scorsi sono stati raccolti, letti e analizzati complessivamente 196 contributi: 123 italiani (tra cui linee guida nazionali, circolari ministeriali, commenti dei direttori dei musei italiani, indicazioni delle regioni o dell’Anci), 26 europei (ad esempio le informazioni disponibili sul sito ufficiale dell’Unione Europea, le pubblicazioni e le scelte dei principali musei europei, webinar e pubblicazioni di Ne.Mo – Network of European Museum Organisation, di Culture Action Europe, di Compendium), 47 dei contributi raccolti provengono infine da contesti internazionali (tra cui Icom, Unesco, Oecd).

I ricercatori della Fondazione hanno così potuto registrare diversi scenari possibili, individuando per la precisione 353 effetti previsti dai contributi analizzati, come conseguenze generate dall’emergenza sanitaria. Hanno poi sistematizzato e aggregato tali effetti in ambiti omogenei, definiti in armonia con gli ambiti di attività previsti dai “Livelli uniformi di qualità” (ovvero gli standard condivisi da tutti gli aderenti al Sistema Museale Nazionale). Da questo lavoro di sintesi sono infine emersi 32 possibili effetti (e, cioè, un possibile cambiamento nei modi di gestire un museo) sui quali, attraverso un questionario, gli operatori del settore culturale sono stati invitati ad esprimere il proprio punto di vista (663 questionari raccolti).

La base degli intervistati vede il 56,4 per cento dei partecipanti impiegato in enti pubblici, statali e non, mentre il 43,6 per cento lavora in musei privati o autonomamente. Il 75 per cento degli intervistati è rappresentato da donne, più dell’82 per cento degli intervistati è laureato o in possesso di titoli superiori. Per quanto riguarda la dislocazione geografica degli intervistati, le risposte sono giunte per il 39 per cento dal nord Italia, per il 35,7 per cento dal centro e per il 25,3 per cento dal sud.

È stato chiesto agli intervistati quanto ritenessero probabile che si realizzasse un particolare effetto, tra i 32 risultanti dall’aggregazione dei dati, e quale tra questi valutassero più impattante per il futuro dei musei. Ne è così emersa una “mappatura dei rischi” che aiuta a comprendere gli effetti ritenuti più probabili e rilevanti e, quindi, le priorità sulle quali intervenire.

La priorità più urgente, con un coefficiente di 2,17, è risultata essere quella di “Promuovere la fruizione di musei e siti periferici”, perché ritenuti più sicuri, grazie al minore affollamento, rispetto ai luoghi della cultura più noti e frequentati delle grandi città turistiche. Tale priorità renderebbe opportuno, ora come non mai, creare reti e sistemi, ma anche rafforzare le forme di collaborazione tra ministeri, enti di ogni livello, università e scuole, enti locali, biblioteche, associazioni, comunità, contesto pubblico e privato.

A seguire, con un coefficiente pari a 2,07, vi sarebbe la necessità di “Rafforzare la formazione digitale del personale”, associata all’esigenza di integrare esperienze reali e virtuali, di aggiornare gli allestimenti e i servizi anche in presenza, tenendo conto delle nuove esigenze emerse e dei vantaggi derivanti dalla condivisione di contenuti culturali. Tali esigenze renderebbero prioritaria anche la necessità di “Rendere di pubblico dominio le immagini dei Beni Culturali” e di “Dotarsi di strumenti che attenuino il rischio del Digital Divide”.

Dopo il lungo isolamento forzato, gli operatori percepiscono il desiderio di un maggiore coinvolgimento umano. Da qui, in terza posizione con un valore pari a 1,97, viene evidenziata la priorità di “Favorire un coinvolgimento empatico dei visitatori”. Tale proposito dovrebbe valere anche e nonostante le restrizioni generate dall’emergenza sanitaria e richiederebbe ai musei la progettazione e l’implementazione di nuove forme di fruizione che tengano conto del minore affollamento, caratterizzate anche dall’interazione tra diverse forme d’arte, tra cui ad esempio la musica e il teatro.

Un tema, questo, fortemente legato alla recente ratifica della Convenzione di Faro, che sottolinea il diritto alla cultura e chiama in causa la natura intrinseca dei musei e il loro ruolo nei confronti dei visitatori e della società: non solo conservare, fare ricerca e fornire contenuti culturali, ma anche ascoltare i bisogni della società e promuovere la cultura come elemento essenziale per il benessere individuale e della collettività. Obiettivo che richiederebbe una più attenta e puntuale profilazione dei visitatori, anche grazie alle prenotazioni on-line divenute necessarie per tutti i musei a causa del Covid-19.

L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza, inoltre, la necessità di “Dotarsi di Piani Strategici di gestione per la sostenibilità”, priorità che raggiunge un coefficiente di 1,96, seguita dalla necessità di “Riorganizzare il personale in relazione a nuove esigenze”, contrassegnata da un valore di 1,90.

Il bisogno di “Accedere a maggiori fondi pubblici” appare rilevante per il 43,4 per cento degli intervistati, ma associato alla media relativa della probabilità, raggiunge un coefficiente di priorità pari solo a 1,46.

La necessità di “Sviluppare ricerche sul patrimonio di prossimità per il turismo culturale” e quella di “Favorire mostre di qualità su collezioni interne e patrimonio di prossimità” compaiono rispettivamente all’ottavo e al nono posto, misure che potrebbero favorire un turismo culturale più consapevole delle specificità locali.

In fondo alla classifica, la necessità di “Favorire la gestione diretta da parte della Pubblica Amministrazione”, auspicata da alcuni commentatori, ma complessivamente giudicata tra le misure meno prioritarie.

Osservando alcuni risultati in relazione ai diversi gruppi anagrafici degli intervistati, si nota che le donne ritengono maggiormente prioritario, rispetto ai colleghi maschi, “Favorire l’utilizzo di strumenti digitali gestiti da mediatori o individuali”, ma anche “Promuovere la cultura come cura per il benessere sociale” e “Ascoltare i bisogni della comunità”. Gli uomini appaiono invece più concentrati delle colleghe sulla necessità di “Favorire la creazione di reti e sistemi anche per la gestione condivisa dei servizi”.

Tra i lavoratori del pubblico impiego “Riorganizzare il personale in relazione a nuove esigenze” e “Rafforzare la formazione digitale del personale” appare nettamente più urgente che per i lavoratori autonomi o impiegati in enti privati, che invece danno grande importanza alla necessità di “Favorire il Partenariato Pubblico Privato” e che appaiono più preoccupati in merito alla necessità di “Valutare il rischio di chiusura definitiva di alcuni musei”

Anche l’area di residenza genera differenti percezioni sulle priorità: in nord Italia viene data grande rilevanza alla necessità di “Dotarsi di Piani Strategici di gestione per la sostenibilità”; l’opportunità di “Favorire la gestione diretta da parte della Pubblica Amministrazione” raggiunge invece un coefficiente di rilevanza nettamente maggiore in centro Italia, rispetto che nel resto del Paese, mentre “Promuovere la fruizione di musei e siti periferici” risulta maggiormente prioritario in sud Italia che nel nord.

La fascia d’età con maggiore esperienza, tra i 61 e i 70 anni, ritiene che “Favorire la creazione di reti e sistemi anche per la gestione condivisa dei servizi” sia nettamente più prioritario di come la vedono i più giovani, con un coefficiente di 1,95 rispetto a 0,86. Infine, l’impegno a “Prestare attenzione ai bisogni speciali” sembra prioritario soprattutto per gli intervistati nella fascia d’età 21-30 anni.

 

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