Con questo numero, festeggiamo il primo compleanno di Letture Lente, progetto editoriale nel quale AgCult, tra le testate leader nella informazione culturale quotidiana, ha creduto. Un luogo di ascolto, di sosta dei pensieri, di confidenza con le parole,  di dialogo tra mondi, per esplorare fenomeni e potenzialità, per stare più consapevolmente nel “farsi delle cose”, in quella cultura trasformativa in grado di connettere persone e sistemi, muovere idee e persone, promuovere partecipazione, innovazione civica e sociale. Un progetto politico nell’accezione della polis. Intergenerazionale, al femminile. Con firme note e giovani ricercatori, scelti per competenza nel fare i deep diving nei quali ci riconosciamo. Lo avete capito con la vostra lettura, ci avete nutrito di indicazioni e suggerimenti.

Tre i partner di contenuto che hanno reso possibile il primo anno, provenienti dal mondo del terzo settore: Fondazione CRC-Cassa di Risparmio di Cuneo, Assifero - la rete della filantropia istituzionale italiana e la piattaforma Italia non Profit che hanno consentito di far crescere la squadra con l’arrivo di Vittoria Azzarita,  responsabile del coordinamento editoriale.

Letture Lente  continua a interrogarsi con voi,  nella grande incertezza che stiamo vivendo e che necessita di coraggio, visione, lungimiranza. “It’s the end of the world as you know it”, cantavano i R.E.M. negli anni ’80. Occorre un grande cantiere di immaginazione sociale per co-ceare un mondo che con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, vogliamo più sano e verde, meno diseguale “[…]it needs to be a new cultural project for Europe. […] this is not just an environmental or economic project […]. We need to give our systemic change its own distinct aesthetic – to match style with sustainability. This is why we will set up a new European Bauhaus – a co-creation space where architects, artists, students, engineers, designers work together to make that happen. This is NextGenerationEU. This is shaping the world we want to live in” (Discorso sullo Stato dell’Unione, 16 settembre 2020).

Ma il mondo della cultura - stremato dalla crisi – è pronto ad accogliere la sfida di un nuovo progetto culturale come traiettoia di un nuovo sviluppo sociale? Papa Francesco, giunto alla sua terza enciclica, la chiama “il cambio di un’era” che ha portato in luce i nodi politici. Ci ricorda che “conta aver chiaro che ci sono problemi che esigono scelte globali e collettive”, che non possiamo attendere nel lottare uniti contro le diseguaglianze, la povertà, il razzismo e che dobbiamo “vincere l’analfabetismo della cura dell’altro”, che “contano le buone soluzioni, ma senza buona governance  e visione a lungo termine non si va da nessuna parte”, “conta la gentilezza” legame d’oro di ogni società. Conta “la buona politica, il populismo è una deriva. Se non impareremo, il vento della tempesta ci spazzerà via”, come abbiamo visto dalla furia climatica che ha inginocchiato il Nord Ovest qualche settimana fa.

In questo scenario incerto, complesso, affascinante ci  siamo fatte un dono. Nessuno si salva da solo. Per continuare a metterci in discussione abbiamo cooptato menti eccellenti in un inspiring committee che arricchisca le riflessioni con nuovi spunti e piste di lavoro, come quella identificata insieme a Flavia Barca, con cui a luglio abbiamo lanciato la prima call for paper sulle diseguaglianze, partendo dall’equità di genere. Ne fanno parte, oltre a Lei, alcuni straordinari compagni di viaggio, vere risorse del Paese:  Alessandro Bollo, Annalisa Cicerchia, Paola Dubini, Antonio Lampis, Ciccio Mannino e Pier Luigi Sacco.  Li ringraziamo dando a loro il benvenuto nell’esplorare quale ruolo la cultura ferita, può agire nella costruzione del mondo di domani.

Per capire come far fronte alla complessità del momento, in cui museo su dieci nel mondo rischia di essere chiuso definitivamente e circa un terzo dovrà ridurre il proprio staff (dati ICOM), apriamo questo numero con un’intervista al nuovo Presidente di ICOM - International Council of Museums, Alberto Garlandini, a cura di Vittoria Azzarita, che mette in luce in particolare tre azioni prioritarie dell’organizzazione: aiutare i musei ad affrontare la sfida della riapertura; continuare a produrre standard scientifici per fare un salto di qualità nelle competenze degli operatori e gli aspetti legati alla crescita professionale, anche grazie alle possibilità offerte dalle tecnologie digitali; reinventare il ruolo sociale dei musei, a partire da quanto affermato già nel 1972 durante la conferenza ICOM-UNESCO di Santiago del Cile nonché ribadito dalla Convezione di Faro, finalmente ratificata, dopo un tortuoso percorso e ora da reificare. Per celebrare la ratifica, questo numero ospita inoltre una riflessione sul tema di Letizia Bindi e una riflessione di Laura Barreca e Vincenzo Vignieri che mostrano come i principi della Convezione di Faro siano in corso di elaborazione e implementazione già in molte piccole realtà museali.

Quale il ruolo del digitale per meglio connettere cultura e comunità fisiche e virtuali? Claudio Calveri continua a riflettere sul tema, nell’obiettivo di capire le potenzialità del digitale per la cultura al di là di facili entusiasmi. Questa volta il focus èsulle applicazioni della realtà virtuale come opportunità di trasmigrazione, espansione o sostituzione dello spazio di interazione fisica, verso uno spazio “altro”, immersivo.

Emanuela Gasca ci offre nuovi stimoli sull’evoluzione degli  scenari di turismo culturale, che curiamo dagli esordi, con uno sguardo centrato sulla cura della persona e delle comunità che Covid-19 ha accelerato  riportando in auge il tema dei pubblici di prossimità: solo il benessere della comunità può generare attrattività. Un tema connesso al valore della cultura per un nuovo welfare, con osmosi e collaborazioni sostenibili con il mondo del sociale su cui riflette Roberto Calari, partendo dalle sollecitazioni nei numeri scorsi di Sacco-Venturi-Zandonai.

Franco Bianchini e Jonathan Long, con la loro esplorazione sulle potenzialità di relazione da recuperare tra  cultura e sport - strettamente connessi ai tempi della Magna Grecia in cui qualsiasi manifestazione sportiva era anche performance culturale e artistica - hanno stimolato Franco Broccardi a restituirci un antesignano progetto visionario, nel Brasile di Lina Bo Bardi che mette arte e sport sotto lo stesso tetto.

All’invito promosso da Flavia Barca - curatrice di volume 4/2019 di Economia della Cultura sulle diseguaglianze di genere -  per stimolare dalle nostre colonne il dibattito, esogeno ed endogeno, sul mondo culturale nell’interpretazione della questione di genere, nella difesa dei diritti. Come si vede? Cosa può dire? E come può contribuire a creare nuovi punti di vista e narrative? In questo numero si esprimono voci molto diverse e complementari: Claudia Padovani, Eleonora Pinzuti, Lorella Zanardo e Patrizia Asproni.

Completano il numero due recenti pubblicazioni: la prima, commentata da Vittoria Azzarita e a cura della Regione Toscana, analizza gli impatti socioeconomico delle Fondazioni culturali in Toscana, quali l’attivazione di oltre 180 milioni di euro PIL e oltre 1600 unità di lavoro a tempo pieno, tra impatto diretto e indotto turistico delle dieci fondazioni considerate. La seconda, letta per da Giancarlo Sciascia, di BAGLIORE (Il Saggiatore, 2020), volume che esplora i centri culturali di nuova generazione e la loro capacità di rivitalizzare interi quartieri, in direzione di un welfare sociale a base culturale.

Romina Surace ed Elena Pelosi guardano infine alle recenti evoluzioni dei settori culturali e creativi, la prima facendo il punto sul ruolo che questi dovrebbero avere nella ricostruzione di un Paese post-pandemico, la seconda introducendo il progetto ‘Città come Cultura’ del MAXXI e il ruolo che la cultura sta già assumendo nella ri-costruzione di nuovi spazi cittadini. Buone #letturelente

 

Articoli correlati