“I beni archeologici italiani costituiscono un vanto per le collezioni dei musei di tutto il mondo: alcuni sono stati acquisiti in modo legittimo, altri no. Le rivendicazioni, tuttavia, non possono essere massive né occasionali: privare simultaneamente i musei esteri di quei reperti non porterebbe alcun vantaggio culturale e non consentirebbe di provvedere adeguatamente non solo alla valorizzazione ma addirittura alla conservazione degli oggetti”. Lo ha detto la sottosegretaria ai Beni culturali, Lorenza Bonaccorsi, rispondendo in commissione Cultura del Senato a due interrogazioni della senatrice Margherita Corrado (M5S).

“La selezione delle singole richieste deve essere ponderata nell’ambito di un quadro generale – ha spiegato Bonaccorsi -. Per poter pretendere il riconoscimento della proprietà italiana dei beni, infatti, è necessario non solo sostenerne l’originaria provenienza dal territorio nazionale, ma dimostrare con prove documentarie e oggettive il loro illecito rinvenimento e l’esportazione senza alcun titolo autorizzativo”.

“Il recupero internazionale dei reperti non deve intendersi come un atto punitivo, ma come uno strumento strategico per deprimere il mercato illecito di beni archeologici, dal quale deve discendere una generale presa di coscienza degli errori commessi in passato e la volontà di riconoscere il diritto di ciascuna comunità alla propria eredità culturale”, ha aggiunto Bonaccorsi che ha così concluso: “Il Mibact, attraverso il coordinamento del Comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali, conduce da alcuni anni una strategia complessiva, i cui tempi di attuazione devono necessariamente intendersi di medio e lungo periodo: in tale contesto, si procede all’individuazione dei reperti italiani all’estero, alla raccolta delle prove di un eventuale trafugamento e alla valutazione della solidità probatoria, dell’interesse scientifico e del valore identitario. Contemporaneamente, l’Amministrazione esercita un’intensa attività di diplomazia culturale, il cui successo è dimostrato dalle continue riacquisizioni di beni”.


 

 

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