“Così il mondo della cultura muore”, “ l’artista è il vero martire”, “uno sgarbo ai fruitori dell’arte”: sono alcuni dei tanti commenti che rimpallano sui social da quando, già da ieri sera, nella bozza del nuovo DPCM si poteva leggere nero su bianco il destino dei luoghi della cultura. Oggi la conferma dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: chiusi fino al 24 novembre teatri, cinema e sale da concerto. “Una decisione particolarmente difficile”, afferma Conte. “Un dolore”, commenta il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini. Ma la rete protesta: “Il resto posso anche capire ma questo no”, “una decisione insensata”. E ancora: “Non ci sono stati contagi, qual è la necessità di chiuderli?”. Una domanda che si pongono anche gli addetti al settore, i tanti professionisti della cultura italiana che lanciano un grido di allarme. “Il teatro e il cinema non possono fermarsi perché sono la riserva invisibile di senso, per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini”, è l’appello lanciato dall’associazione Cultura Italiae che ha superato - ad ora - le 26mila firme e che chiede di mantenere indistintamente aperti tutti i luoghi della cultura. Stessa richiesta arriva dagli assessori alla Cultura delle più grandi città italiane (Roma, Milano, Napoli, Genova, Torino, Bologna, Venezia, Ancona, Bari, Cagliari e Firenze) che in una lettera indirizzata al Governo sottolineano la necessità di una “revisione della disposizione” e di “un'immediata attivazione di ammortizzatori sociali”. C.Re.S.Co, il coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, chiede “l’attivazione immediata di tavoli specifici di confronto” per lo spettacolo dal vivo, mentre per l’Associazione 100autori il nuovo stop è “un colpo che può diventare mortale”. Insomma, il mondo della cultura non ci sta e si mobilita contro la nuova misura restrittiva. E appare anche la petizione su change.org: “Non chiudiamo Cinema e Teatri”.

 

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