La prima assemblea nazionale della neonata Associazione Culturale Ospedali Storici Italiani – ACOSI [1], che si è svolta a Firenze il 9 ottobre scorso, ha evidenziato l’importanza di creare una rete in grado di rafforzare la missione di questi monumenti sociali e di rendere ancora più aperto e disponibile il loro enorme patrimonio, che unisce opere di inestimabile valore, edifici simbolo e archivi che raccontano la storia della medicina e della società attraverso i secoli.

UNA NUOVA RETE PER RINNOVATE ESIGENZE

L’associazione culturale che raccorda gli ospedali storici italiani – ACOSI è stata costituita il 4 dicembre 2019 per proteggere, studiare e far conoscere una delle miniere culturali oggi meno note del nostro Paese, ma sicuramente fra le più interessanti e feconde della storia della civiltà italiana, orientata al sistema della cura delle persone. Quasi un anno dopo, si è tenuta la prima assemblea nazionale, che, si spera, sarà ripetuta a cadenza annuale. Nel lasso di tempo intercorso fra questi due eventi è innegabile che il contesto in cui la pandemia ci ha proiettato abbia contribuito ad accelerare un dibattito intorno alle esigenze di cura che vanno oltre la fase acuta – o emergenziale - per allargarsi a un concetto più olistico e trasversale, rendendo, se possibile, ancora più importante la missione di questa rete in costruzione.

I soci fondatori di ACOSI sono le aziende sanitarie e gli enti che gestiscono rispettivamente l’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, l’Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo a Venezia, l’Ospedale Maggiore Ca’ Granda di Milano, l’Ospedale Santo Spirito di Roma e l’Ospedale degli Incurabili di Napoli.

Leggendone lo statuto si può apprendere come sia aperta alle adesioni di tutte quelle strutture, enti sanitari, ospedalieri e altri soggetti giuridici pubblici o privati, che siano dotati di un patrimonio storico o di beni museali. In particolare, l’associazione si propone di elaborare soluzioni gestionali, conservative, comunicative delle entità storiche in ambito ospedaliero, per valorizzarne e renderne fruibile il patrimonio storico artistico e culturale.

Guardiamo a Milano come esempio paradigmatico, ma quasi tutti gli enti assistenziali hanno una storia lunga o lunghissima, e un patrimonio spesso ragguardevole, che si è costituito lungo un ampio arco temporale. Nel caso dell’Ospedale Maggiore Ca’ Granda possiamo citare quale patrimonio culturale: l’archivio storico, la biblioteca con circa 100.000 volumi a stampa, tra monografie, periodici e miscellanee di opuscoli dal 1476 alla metà del Novecento, la fototeca, costituita a partire dal 1910, che raccoglie stampe, lastre fotografiche, negativi e positivi per un totale di circa 29.000 immagini dalla seconda metà dell’Ottocento ad oggi, le collezioni di opere d’arte, con circa 2800 opere pittoriche e scultoree oltre oggetti vari, la quadreria dei 920 ritratti di benefattori, le collezioni di oltre 2.000 strumenti e oggetti di carattere scientifico, le architetture fra cui, oltre all’ospedale stesso, possiamo citare la Chiesa dell’Annunciata con la Cripta e il Sepolcreto, numerosi monumenti funebri, cascine, beni rurali e paesaggi agrari, beni culturali immateriali, archivi orali [2].

ARTE E CURA

La sfida che devono affrontare i tanti ospedali storici presenti in Italia è quella di far convivere e prosperare due realtà: quella sanitaria e quella storico-artistica.

L’idea alla base di ACOSI è, dunque, quella di condividere, tra le aziende e gli enti associati, problemi e soluzioni utili ad affrontare al meglio questa sfida.

La convinzione che ACOSI sottolinea nel proprio manifesto è che sia necessario ritrovare lo spazio della bellezza nella cura e quindi valorizzare il concetto di “arte e cura”, un binomio completamente rimosso nel periodo scientista e illuminista, ma, al contrario, ben presente quando furono fondati questi ospedali. Ciò non significa abbracciare un atteggiamento antiscientifico, ma, anzi, integrare l’approccio basato sulle evidenze scientifiche in una visione sistemica che non separi le diverse attività umane. La cura del corpo deve essere associata a quella dello spirito, come possiamo apprendere dagli artisti che già nel Medioevo e nel Rinascimento realizzavano le loro opere d’arte a completamento degli ospedali, per decorarne gli ambienti e per valorizzare, attraverso il tributo ai benefattori, la cultura del dono e della responsabilità civile della cura. Questa antica consuetudine ci fa comprendere come la bellezza, l’arte e la storia siano in grado di dare un senso all’attività sanitaria, soprattutto all’interno di una struttura di cura in grado di perpetuare nei secoli la propria vocazione assistenziale. Gli ospedali sono, infatti, un concentrato di umanità e cultura che si è sviluppato nel tempo e questo è quanto oggi pare necessario promuovere e valorizzare.

PROSPETTIVE

Lungi da essere un’associazione nostalgica, puramente votata allo studio dell’antico – cosa peraltro pregevole di per sé – quest’associazione e l’attenzione che vi si è catalizzata a partire dal momento della sua costituzione, sottolineano, invece, un forte bisogno – contemporaneo - di approfondimento di quegli aspetti più legati alle discipline umanistiche in medicina, così come si sta definendo nell’ambito delle medical humanities [3]. In questo senso, le lezioni molteplici che possono essere tratte dallo studio della storia dell’assistenza e della cura, possono dare dei contributi cruciali per lo sviluppo di una comunità che cura, anche al di fuori dei nosocomi, con un’attenzione al territorio e agli aspetti che più recentemente sono ritornati ad essere al centro delle preoccupazioni in ambito sanitario, anche a causa delle sfide della pandemia in corso. Si tratta, infatti, di ripensare gli ospedali, rileggendo la loro storia, come nodo centrale di un sistema territoriale e delle medical humanities, che metta la persona al centro e non la patologia. Per questo, seppur partendo dalla necessità di conoscenza e tutela degli ospedali storici e del loro patrimonio, la rete che si è venuta a costituire con questa associazione e che già ha iniziato a estendersi ad altri ospedali - come quelli di Prato, Pistoia, Lodi, Alessandria, fra gli altri - ha come missione soprattutto la valorizzazione dell’insieme dei beni sanitari attraverso la promozione scientifica, culturale e turistica dei territori, ma, soprattutto, ha a cuore l’umanizzazione della cura, la partecipazione dei pazienti e delle loro famiglie alla fruizione di questi beni, insieme al personale, in un’ottica di potenziamento dei servizi sanitari, assistenziali ed ospedalieri. Solo coniugando conoscenza, conservazione e disseminazione potrà essere tutelato questo patrimonio che, mai come ora, può aiutarci a ridefinire i paradigmi della cura in seno alle nostre comunità.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Al fine di approfondire le caratteristiche dell’associazione ACOSI, la missione, il manifesto e gli eventi ad essa collegati si invita a visitare questo link (https://www.acosi.org/). A livello europeo, si segnala l’attività di un’altra associazione, di matrice francofona, ma estesa a diversi Paesi europei: il Réseau des Hôtels-Dieu et Apothicaireries, il cui sito è visitabile a questo link (http://www.apothicaireries.eu/).

[2] Per avere un’idea della consistenza dei patrimoni ospedalieri, l’Ospedale Maggiore Ca’ Granda di Milano è un esempio significativo. L’insieme del suo patrimonio è presentato al seguente link (https://www.policlinico.mi.it/beniculturali). Le collezioni sono oggetto anche di un progetto di Google Arts&Culture, visionabile al seguente link (https://artsandculture.google.com/partner/ca-granda). Altri esempi sono l’Ospedale dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia, il cui insieme di beni è descritto al seguente link (https://www.scuolagrandesanmarco.it/), l’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze (http://www.fondazionesantamarianuova.it/), il Complesso Monumentale del Santo Spirito in Saxia a Roma (https://www.aslroma1.it/polo-museale/complesso-monumentale-santo-spirito-in-sassia), l’Ospedale degli Incurabili a Napoli (http://www.museoartisanitarie.it/)

[3] Al fine di approfondire le tematiche relative alle medical humanities in Italia si rimanda al Centro Studi dell’Università di Bologna, il cui sito è visitabile al seguente link (https://centri.unibo.it/medical-humanities/it)  e al “Centro Studi Spedalità Cura e Comunità per le Medical Humanities (CSCC)” dell’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria il cui sito è visitabile al seguente link (https://www.ospedale.al.it/medical-humanities/)

ABSTRACT

The first national assembly of the newly formed Cultural Association of Italian Historical Hospitals - ACOSI, took place in Florence the last 9 October. It highlighted the importance of creating a network capable of strengthening the mission of these social monuments and of making more open and available their enormous heritage, which combines works of inestimable value, symbolic buildings and archives telling the history of medicine and society through the centuries.

BIO

Elena Franco (Torino 1973), è architetto e si occupa di valorizzazione urbana e del territorio. È autrice di articoli e saggi sul tema della rivitalizzazione urbana e partecipa a convegni e workshop in Italia e all’estero. La fotografia – di documentazione e ricerca – occupa gran parte della sua attività. Fra i suoi principali progetti fotografici si ricorda “Hospitalia. O sul significato della cura”, in corso dal 2012. Collabora con Il Giornale dell’Architettura.

 

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