“E’ grave è che le cooperative che operano nei servizi e nelle attività per la valorizzazione del patrimonio culturale, magari semplicemente per un numero, cioè un codice Ateco, non abbiano ricevuto alcun ristoro. Nell’ultimo Dpcm le attività di musei, biblioteche e archivi non sono presenti tra quelle da ristorare. Il lavoro in questo settore non esiste, non è riconosciuto eppure le professionalità sono altissime”. Lo ha detto Giovanna Barni, presidente di Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato relativa all’affare assegnato sul volontariato e le professioni nei beni culturali.

“Nel settore dei beni culturali i modelli e le competenze possono essere alleate del lavoro qualificato o possono essere le tombe del lavoro – ha sottolineato Barni -. Negli ultimi anni abbiamo cercato di contrastare diversi modelli insostenibili e quindi ostili al lavoro, quali l’abuso del volontariato, le gare al massimo ribasso e le concessioni insostenibili che non permettono di fare economie di rete, basate spesso su dati completamente inventati relativi al numero di visitatori”.

“Abbiamo provato in tutti i Dpcm di chiedere che in questa situazione gravissima di decremento dei visitatori e di ridimensionamento delle attività anche negli appalti, si potesse inserire un meccanismo virtuoso di co-progettazione tra pubblico e privato per andare a recuperare quella sostenibilità che con il Covid è andata persa – ha rimarcato Barni -. Questo emendamento è stato respinto diverse volte addirittura con l’obiezione che il Covid fa parte del rischio di impresa. Questo tipo di modello è ostile, non solo all’impresa ma offensivo nei confronti di tanti professionisti che operano nei beni culturali”. 

Barni si è poi soffermata sul tema delle competenze: “Si formano dopo anni di duro lavoro, di studio, ma anche dopo un confronto con il pubblico e il digitale. Quindi c’è bisogno di un grande investimento nel capitale umano: negare le competenze significa ricorrere al volontariato oppure non investire nei talenti. Siamo di fronte a una grande svolta. L’innovazione dei modelli e delle competenze sono le grandi sfide che il Paese deve affrontare”. 

Nel corso dell’audizione è intervenuta anche Irene Bongiovanni, presidente di Alleanza delle Cooperative Italiane Turismo e Beni culturali. “Il modello della cooperazione – ha ricordato - permette ai giovani di poter fare un percorso di autoimprenditorialità perché spesso le strade tradizionali del mondo del lavoro sono precluse. E nel mondo della cooperazione trova risposta il precariato che caratterizza il mondo della cultura. Le imprese culturali stanno subendo con la crisi Covid una perdita del 70 per cento rispetto agli anni precedenti. Se vogliamo avere a cuore sia i beni culturali che l’occupazione va rafforzata l’attenzione sul settore”.

“Il lavoro nei beni culturali pur qualificato è scarsamente riconosciuto, non esiste una reale percezione delle ricadute positive che può generare – ha affermato Bongiovanni -. Le imprese culturali, prima dell’emergenza, segnavano una crescita nell’occupazione e spesso i beni culturali sono fulcro di sviluppo sostenibile di interi territori. Per far sopravvivere queste imprese servono strumenti straordinari, come la decontribuzione del lavoro per superare questo momento difficile e non correre il rischio di perdere dei know-how per il futuro”.

Bongiovanni ha poi parlato del rapporto pubblico-privato. “Crediamo in progetti di valorizzazione, in nuovi rapporti tra pubblico e privato che possano far sì che le imprese mettano a disposizione il loro know-how, che facciano impresa ma a fianco di un pubblico che da solo, oggi più che mai, non potrà più sostenere la gestione dei beni culturali. Abbiamo lanciato da poco la call ‘Viviamo Cultura’ che, dopo la modifica all’articolo 151 del Codice degli appalti, ci permette di andare verso dei partenariati speciali pubblico-privato per la valorizzazione dei beni culturali. Questa – ha concluso Bongiovanni - è una strada molto pragmatica e perseguibile che permette di dare giusto rilievo ai lavori nella cultura, alle imprese culturali e creative e anche di non escludere quel mondo del volontariato che è parte integrante di molte comunità. Sono livelli complementari che non devono essere più vissuti in conflitto tra loro”. 

 

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