“Esiste una radicata ed erronea percezione che molte attività che vengono svolte nel campo dei beni culturali possano essere esercitabili senza alcun tipo di formazione. Questo è un fraintendimento che ha causato diverse storture per cui l’attività del volontario è andata di fatto a sostituire quella dei professionisti. Questo crea un depauperamento economico delle realtà professionale, ma ancor più grave danneggia il comparto dei beni culturali che da sempre fatica a farsi riconoscere una propria dignità professionale e lavorativa”. Lo ha detto Giovanni Rivaroli, in rappresentanza della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (Cna), nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato relativa all’affare assegnato sul volontariato e le professioni nei beni culturali.

“E’ un errore gravissimo considerare lo scavo archeologico alla stregua di una attività meramente manuale che può essere gestita senza significative perdite per il patrimonio culturale”, ha messo in guardia Rivaroli che ha aggiunto: “La realtà ci parla di tecnici e archeologi contrattualizzati con tariffe scarse, guide turistiche che devono combattere tutti i giorni contro l’abusivismo concorrenziale e aree archeologiche e musei locali quasi sempre chiusi, con gestioni demandate alla buona volontà di gruppi di volontari”.

 

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