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Sono trascorsi vent'anni. Era infatti il 20 ottobre 2000 quando, a Firenze, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, è stata firmata la Convenzione Europea del Paesaggio, oggi sottoscritta da 39 Paesi. Nonostante il tempo trascorso, ancora oggi possiamo affermare che al termine “paesaggio” non è stata associata una definizione univoca e condivisa. La Convenzione considera il paesaggio come una “determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, la “componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità”. Il termine “paesaggio” definisce quindi una parte di territorio che viene riconosciuta o meglio “percepita” dalle popolazioni che abitano tale luogo. Questo carattere del paesaggio è legato quindi a fattori naturali e culturali/antropici, chiarendo definitivamente che il concetto di paesaggio non è definito solo dall’ambiente ma soprattutto dalle trasformazioni che le popolazioni generano sui loro territori e che ci permettono di osservare “quel paesaggio” e riconoscerlo come tale.

La Convenzione si applica a tutto "il territorio" dei Paesi che l’hanno sottoscritta e “riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Esso comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati.” Una vera e propria innovazione che supera l’approccio settoriale in funzione di una visione integrata e trasversale. Altro aspetto innovativo della Convenzione è il riconoscimento della dimensione sociale e partecipata del paesaggio, con l’introduzione del "fattore percettivo". È solo la percezione della popolazione che può legittimare il riconoscimento del paesaggio in quanto tale, introducendo così nuove scale di valori e valutazioni. In questo senso il “bene paesaggio”, come sostiene Pietro Valentino, è “tale se ha un valore d’uso sociale, se una collettività attribuisce a una data configurazione del territorio (prodotta dalla relazione attiva o passiva tra uomo e natura) la qualità di essere espressione di una memoria condivisa, espressione di quel processo storico che fa sentire comunità un raggruppamento altrimenti indistinto di individui” [1].

La Convenzione “si prefigge lo scopo di promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea in questo campo” e quindi punta a sollecitare le amministrazioni locali, nazionali e internazionali, ad adottare politiche di sostegno al paesaggio con operazioni di salvaguardia, gestione e pianificazione. Lo scopo è rafforzare il rapporto dei cittadini con i loro territori e le loro città e quindi con i loro paesaggi. Nelle premesse, la Convenzione richiama un altro principio di straordinaria importanza con cui si chiarisce ulteriormente la ragione per cui si invitano le amministrazioni pubbliche ad adottare politiche lungimiranti, con uno sguardo rivolto al futuro. Si sostiene infatti che “il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”. E ancora “il paesaggio coopera all’elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell’Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell’identità europea”. Viene quindi sottolineata la interconnessione fra ambiente, paesaggio, patrimonio culturale, salute per il benessere dei cittadini e delle comunità. Si può quindi parlare di un “diritto al paesaggio” in quanto bene comune da riconoscere e tutelare come valore primario. Un bene in mutamento che va governato attraverso la “cultura del progetto” per conoscere ciò che va preservato o mantenuto e ciò che va riqualificato. Non più dunque solo “vincoli imposti unilateralmente, ma forme di gestione attiva che coinvolgono i molteplici soggetti istituzionali che a vario titolo intervengono nella costruzione del paesaggio e che sono chiamati al dialogo e alla concertazione per rendere compatibili i modi dello sviluppo e la qualità dei paesaggi”.

Il Piano paesaggistico è lo strumento che dovrebbe favorire la co-pianificazione fra i diversi soggetti istituzionali con la partecipazione attiva delle comunità. La complessità del procedimento, i nodi normativi che non sono stati sciolti, la conflittualità fra territori e interessi, un debole modello di governance sono alcuni degli elementi che hanno reso problematica l’adozione dei Piani Paesaggistici. Ad oggi, infatti, sono solo quattro le Regioni (Toscana, Puglia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia) che li hanno adottati, e i limiti nella loro gestione sono evidenti anche alle istituzioni che li hanno approvati.

Tuttavia, in questo contesto, soprattutto negli ultimi anni, si sono fatti alcuni passi avanti. Si è costituito l’Osservatorio Nazionale del Paesaggio, a cui ha fatto seguito la nascita degli Osservatori Regionali, e nel 2018 è stata adottata la Carta Nazionale del Paesaggio. Tutti strumenti che avrebbero dovuto aprire una nuova fase nelle politiche di valorizzazione e gestione del paesaggio. In realtà il processo si è fermato con il primo Governo Conte. A conferma che non basta allestire strumenti, richiamare principi, se non seguono politiche attive e, soprattutto, non si costruisce una governance partecipata. L’elemento forse più interessante è rappresentato dal moltiplicarsi di progetti di paesaggio promossi a livello locale da associazioni, istituzioni e soggetti privati. In molti casi hanno riguardato porzioni di territorio a rischio di spopolamento, aree compromesse dal degrado ambientale, territori colpiti da fenomeni sismici o semplicemente da rigenerare. È a questo universo che si rivolge il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa istituito nel 2008 e che è giunto alla VII Edizione. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo attiva la procedura per selezionare il progetto di paesaggio da candidare alla competizione europea. I progetti possono essere candidati da amministrazioni pubbliche, associazioni e organizzazioni non governative. Sul sito www.premiopaesaggio.beniculturali.it è possibile consultare il bando e scaricare il formulario da compilare per presentare la candidatura. La scadenza è prevista per il 15 dicembre 2020. Il progetto, selezionato da una Giuria, sarà proclamato vincitore il 14 marzo 2021 in occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio. Una opportunità quindi per rappresentare e valorizzare le migliori pratiche realizzate in tutto o in parte da almeno tre anni. Una occasione da non perdere.

Note e riferimenti bibliografici

[1] Economia della Cultura 3/2019 edizione Il Mulino pag. 352.

[2] Alberto Clementi ( 2016 ), Forme Imminenti , edizioneLISt Lab, pag. 61.

 

Ledo Prato, in qualità di Segretario Generale dell’Associazione Mecenate 90 svolge attività di assistenza tecnica in ambito giuridico-amministrativo per alcune delle più importanti città italiane. Esperto di politiche di valorizzazione di beni culturali e paesaggistici, ha svolto attività di analisi, applicazione e sviluppo di strumenti di programmazione per conto del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, e ha coordinato progetti in ambito europeo. Docente nei Master Universitari e privati.

ABSTRACT

Twenty years after the signing of the European Landscape Convention, which innovations have been consolidated? What are the unresolved issues? Is landscape an important part of public policies? Have the National Landscape Charter and the National Observatory for the Quality of the Landscape remained tools without real effects? And why are Landscape Plans so difficult to adopt? Do the landscape projects, promoted by local communities, represent experiences that recognize the values of the cultural and naturalistic heritage and its functions of care for the collective well-being? What are the role and meaning of the Landscape Award of the Council of Europe? This article presents a review of the main issues that affect absences and presences in public policies for the enhancement and promotion of Italian landscapes from a European perspective.

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