Ad oggi si contano, in tutto mondo, 1121 siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, 549 Patrimoni Culturali Immateriali, 246 Città Creative, 701 Riserve della Biosfera, 161 Geoparchi. Numeri che ci autorizzano a dire come l’UNESCO, l’Agenzia delle Nazioni Unite con mandato su Educazione, Scienza e Cultura, costituita il 4 novembre del 1946 per contribuire a sostenere la pace mondiale, rappresenti, attraverso le sue varie emanazioni e strumenti, il veicolo più importante di orientamento delle politiche culturali su scala globale.

Nel contesto attuale, l’impegno della comunità mondiale è concentrato a contribuire ai 17 obiettivi e 169 traguardi di sviluppo sostenibile definiti, già nel 2015, dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per le 193 nazioni che ne fanno parte, che hanno preso l’impegno di raggiungerli entro i prossimi 10 anni.

Obiettivi estremamente importanti e ambiziosi: la lotta alla povertà, alle disuguaglianze, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni, danno l’idea della difficoltà delle questioni poste per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Così come tutte le Agenzie delle Nazioni Unite, anche l’UNESCO attraverso i suoi programmi, strumenti ed enti associati, sta indirizzando sostanzialmente tutte le sue iniziative in questa direzione.

I territori e le comunità riconosciute dall’UNESCO attraverso le sue diverse “designazioni” – tra cui le cinque prima richiamate sono in effetti solo quelle mediamente più conosciute – costituiscono una rete potenzialmente formidabile per una mobilitazione di risorse utile a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità a livello locale, e a moltiplicarne gli effetti.

I comuni, gli enti locali, le organizzazioni, i soggetti che a vario titolo hanno assunto la responsabilità per una corretta ed efficace gestione delle designazioni UNESCO, hanno quindi oggi l’obbligo sostanziale, oltre che formale, di definire azioni, progetti e politiche in grado di utilizzare il potenziale di sviluppo associato a queste risorse culturali, naturali e comunitarie.

UNESCO IN ITALIA

Per favorire una maggiore sensibilizzazione su questo tema, oltre che per aumentare le occasioni di conoscenza e visibilità di buone pratiche, e lo scambio e circolazione di esperienze progettuali capaci di creare impatti positivi, la Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, da anni impegnata su ricerche e progetti su temi e programmi UNESCO, ha preso l’iniziativa di dare avvio ad un “premio” rivolto a progetti di sostenibilità realizzati in territori o comunità UNESCO in ambito nazionale, nell’ambito di una delle cinque designazioni citate, e che sia stato realizzato nel corso del periodo 2019-2020.

In questo senso l’Italia, con i suoi 55 siti Patrimonio Mondiale, molti dei quali a scala urbana e territoriale, oltre a 12 Patrimoni Culturali Immateriali, 11 Città Creative, 19 Riserve della Biosfera e 9 Geoparchi è senza dubbio un laboratorio, e un’opportunità piuttosto unica a livello mondiale in termini di numeri, risorse, enti, cittadini e sistemi economici interessati.

In altre parole, questi territori non sono e non devono essere considerati soltanto come delle testimonianze del passato, delle bellezze di tipo naturalistico o degli esempi di tradizioni e capacità culturali da conservare. Sono piuttosto, e soprattutto, delle risorse che possono continuare a produrre oggi, e in molti casi questo avviene in modo già evidente, valore culturale, sociale ed economico. Un vero e proprio “capitale culturale” cui va data importanza strategica, non soltanto nel riconoscimento ottenuto e nelle procedure di governo, ma anche nell’effettiva applicazione di politiche e azioni efficaci e sostenibili, in grado cioè di generare benefici per le presenti e future generazioni.

Per provare a lavorare in questa direzione la logica con cui normalmente si approcciano le designazioni UNESCO va cambiata, dando priorità non tanto ai processi di candidatura e alle operazioni di pura promozione e marketing. Quanto piuttosto rafforzare la componente di gestione, di innovazione, le capacità progettuali di comunità e territori di generare un valore aggiunto a partire dall’elevata visibilità e mobilitazione di risorse e possibilità di networking che lo status UNESCO può offrire. Questa è l’ambizione del premio.

I CRITERI DI SELEZIONE

Il contesto per il lancio di questa iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana UNESCO è la terza edizione di RO.ME Museum Exhibition, evento internazionale e piattaforma professionale per le istituzioni e le aziende operanti nei musei, nei luoghi e nelle destinazioni culturali.

Il soggetto vincitore del Premio, selezionato da un Comitato Scientifico di esperti individuato da Fondazione Santagata, sarà invitato a partecipare alla cerimonia di apertura della terza edizione di RO.ME Museum Exhibition, in programma mercoledì 25 novembre 2020, durante la quale verrà presentato e discusso il progetto in una sessione dedicata.

Per la selezione del vincitore, il comitato coordinato dalla Fondazione e composto da esperti provenienti da diverse Università italiane, dal MiBACT, oltre che da UNESCO e dalla Commissione Nazionale italiana UNESCO, prenderanno in esame progettualità che nel corso dell’annualità 2019/2020 sono state in grado di rispondere ai seguenti criteri generali:

1. La capacità di generare impatti sullo sviluppo sostenibile, in particolare in chiave economica, dei territori/comunità nel quale sono inseriti;

2. La coerenza con uno o più Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite;

3. L’utilizzo di elementi di innovazione tecnologica e/o di processo;

4. La capacità di favorire il coinvolgimento attivo delle comunità locali;

5. La capacità di favorire la resilienza e l’adattamento in situazioni di crisi (compresa l’attuale emergenza sanitaria);

6. La capacità di costruire reti collaborative tra designazioni, anche diverse.

É possibile candidarsi al PREMIO tramite l’invio di una breve presentazione del proprio progetto all’indirizzo e-mail premio@fondazionesantagata.it dal 5 ottobre all’8 novembre 2020.

Tutte le informazioni sono reperibili sul sito: https://www.fondazionesantagata.it/in-evidenza/premio-fondazione-santagata/

 

La Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, con sede a Torino, lavora su progetti di ricerca, valutazione e trasferimento delle conoscenze, su due filoni tematici principali: un primo legato ai modelli per la gestione del patrimonio culturale, con particolare riferimento allo sviluppo economico dei territori e ai programmi UNESCO, e un secondo legato alla produzione di cultura e all’innovazione culturale.

Sono inoltre nella missione della Fondazione il rafforzamento delle reti collaborative tra operatori culturali e di altri settori e il supporto all’internazionalizzazione degli operatori culturali, al fine di valorizzarne il loro impatto sociale ed economico.

 

Alessio Re, Segretario Generale della Fondazione Santagata per l'Economia della Cultura. Esperto di politiche e progetti per la gestione del patrimonio culturale e ambientale. Dal 2009 è ricercatore e responsabile dell’area “Programmi UNESCO e Sviluppo Sostenibile” presso lo stesso istituto. Dal 2013 è professore aggiunto presso l’Università di Torino e ha insegnato nei corsi di “Gestione dei progetti comunitari e culturali”; “Europrogettazione”; “Industrie culturali e mercati globali”. Dal 2015 è ricercatore associato del CNR-ICVBC (Roma). Dal 2017 fa parte del direttivo della UNESCO Chair in “Sustainable Development and Territory Management”.

ABSTRACT

In the context of the third edition of RO.ME Museum Exhibition, international event dedicated to museums, culture and art, and under the patronage of the UNESCO Italian National Commission, the Fondazione Santagata for the Economics of Culture launches an award addressed to sustainable development projects realized in Italian UNESCO designated sites and communities. The award aims at providing visibility and recognition to activities able to show a contribution to the achievement of the Sustainable Development Goals as defined by the United Nations 2030 Agenda.

 

 

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