Respingere “ogni ipotesi di rilascio delle immagini a titolo gratuito per scopi commerciali, diretti o indiretti e, al contrario, proseguire alla digitalizzazione del patrimonio culturale pubblico, a partire da quello statale, sfruttando l’opportunità data dalla temporanea chiusura dei siti”. E’ questo l’incipit di un comunicato della Società italiana per l'ingegneria culturale sul tema della digitalizzazione delle immagini del patrimonio culturale. Il Presidente Antonio Leo Tarasco e il Vice-Presidente Francesco Gilioli della Sic si dicono invece a favore di una “gestione imprenditoriale dell’archivio pubblico digitalizzato, sul modello della Réunion des musées nationaux”.

Una generalizzata messa a disposizione delle riproduzioni digitali, spiegano ancora, finirebbe infatti “per creare vantaggi a terzi soggetti che operano a fini di lucro o che, anche se consentono la visione gratuita delle immagini, potrebbero conseguire indebiti vantaggi: si pensi agli introiti pubblicitari per un sito che raccolga e magari consenta di scaricare gratuitamente, in alta definizione, le immagini dei più noti beni culturali italiani”. 

La Società chiede perciò che “l'entusiasmo per le potenzialità delle nuove tecnologie non porti alla svendita della dimensione virtuale del nostro patrimonio culturale. È indispensabile che, se lo scopo dell’uso delle immagini non è personale, lo studio o la ricerca, venga previsto ed applicato un canone da parte di ogni Amministrazione pubblica che detiene beni culturali, modulato sulla base delle finalità dell'utilizzo e la previsione di utilizzo economico dell'utilizzatore. Anche l'uso gratuito dovrebbe essere garantito da una piattaforma pubblica italiana, tecnologicamente e graficamente adeguata, che almeno potrebbe procurarsi un'entrata tramite i ben noti meccanismi pubblicitari del web, evitando che siano altri soggetti, e perdipiù stranieri, a goderne”. Le immagini ad alta definizione, in ogni caso, “dovrebbero essere oggetto di vendita, al pari di una cartolina o di un poster”. 

A tal fine, la Società italiana per l’ingegneria culturale propone una gestione accentrata e imprenditoriale delle immagini, sul modello della francese Réunion des musées nationaux. Il c.d. decreto Rilancio ha stanziato 165 milioni per i musei e i siti statali e c'è da attendersi che presto altri soldi pubblici verranno erogati a seguito della nuova chiusura. “Una gestione economicamente corretta delle concessioni delle immagini potrebbe garantire entrate ben maggiori e consentire ai nostri musei, anche se chiusi, di mantenersi, di finanziare restauri oltre che la loro stessa digitalizzazione, senza la necessità di drenare ulteriori risorse pubbliche. Il patrimonio culturale pubblico appartiene infatti a tutti gli italiani ed è loro diritto che sia gestito come una risorsa, anche economica, per il Paese”. 

L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha nuovamente disposto, come lo scorso marzo, la chiusura di musei e luoghi della cultura, “obbliga a una riflessione approfondita sulle opportunità date dalla fruizione digitale dei beni culturali. L'obiettivo deve essere quello di bilanciare accessibilità e redditività, senza sprecare un'occasione, anche economica, sia per un settore profondamente colpito dalle conseguenze della pandemia, sia, più in generale, per le finanze pubbliche”. Tale posizione è peraltro “pienamente armonica rispetto alla direttiva europea 2019/790/EU in materia di diritto d'autore, alla base di alcune proposte di risoluzione sulla digitalizzazione del patrimonio culturale all'esame della Commissione cultura della Camera dei deputati”. Per la Società italiana per l’ingegneria culturale il dibattito sul recepimento della direttiva “non può non tenere adeguatamente conto delle esigenze di redditività del patrimonio culturale”.

 

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