“Bisogna saper mettere insieme qualità e competenze, le sfide e le risposte, per innescare dal recupero delle testimonianze del passato una costruzione collettiva e condivisa di una visione di futuro che sappia cogliere tutte le potenzialità di questo patrimonio”. Alessandra Vittorini, attuale direttrice della Fondazione della Scuola dei Beni e delle Attività culturali ma che fino a pochi mesi fa ha diretto la Soprintendenza di L’Aquila e del cratere del terremoto del 2009, ha ‘ricucito’ queste due recenti esperienze in occasione della presentazione del Rapporto “100 italian architectural conservation stories” di Fondazione Symbola e Fassa Bortolo, con la partnership di Assorestauro, che oltre a dare lustro internazionale al nostro Paese, sono chiamate oggi a dare un contributo importante alla ricostruzione del più grande cantiere di restauro del mondo: quello dei crateri dei terremoti che hanno colpito il centro Italia. Per Vittorini, il rapporto “illustra i confini e le potenzialità” di queste sfide “e ci chiama a lavorarci tutti insieme”. 

La direttrice della Scuola dei Beni culturali ha parlato anche del premio europeo per il restauro che la Basilica di Collemaggio ha ricevuto poche settimane fa e per il quale la Soprintendenza ha svolto il ruolo di collegamento tra tutte le realtà che hanno contribuito a portare a termini in tempi rapidissimi un restauro modello. “Sono portavoce del lavoro di tanti. Il premio è al restauro, non alla persona, non alla struttura. A quel restauro ha lavorato una squadra di tante persone, in primis la Soprintendenza”.

Per Vittorini, “il restauro italiano è un’eccellenza. Il restauro italiano non è la stessa cosa del restauro degli altri paesi. E questo laboratorio continuo e complesso della ricostruzione post-sisma chiama l’Italia ad applicare questa eccellenza”.

E allora si possono trarre alcune considerazioni dall’esperienza della ricostruzione post-sisma “per arricchire e implementare i processi formativi e di condivisione sulle conoscenze sul patrimonio culturale che ci vedono oggi impegnati con la Scuola dei Beni culturali. C’è una notevole consistenza e qualità del patrimonio culturale nell’area del sisma, almeno duemila beni immobili, c’è una rilevanza storica-artistica di L’Aquila, c’è una dimensione della catastrofe e delle comunità colpite, c’è un contesto naturale e ambientale. Tutto questo ha chiamato all’esercizio della tutela e del restauro”. 

Quella dell’Aquila, ha ricordato Vittorini, “è stata la prima Soprintendenza in Italia a doversi misurare dal 2015 con la sfida della tutela integrata (archeologica, storico-artistica, paesaggistica). Un modello esteso l’anno dopo a tutte le altre soprintendenze e lo ha fatto in uno scenario di grande criticità”. Uno scenario affrontato con responsabilità ed efficienza dai soggetti coinvolti. Che cosa ha permesso tutto questo? “Una capacità di spesa dei fondi pubblici, il recupero di quei beni, alimentazione della filiera di eccellenza e di mercato dei tecnici, professionisti, imprese, produttori, la ricerca, la sperimentazione. Tutti insieme hanno formato un enorme laboratorio a cielo aperto”. 

Un aspetto che “la giuria del Premio Europeo Heritage Awards/Europa Nostra Awards 2020 ha colto appieno, riconoscendo il lavoro del restauro della Basilica di Collemaggio come testimonianza dell’importanza del recupero per le comunità, non solo il valore scientifico”. 

E allora che cosa insegna tutto questo? “Che non basta la qualità del progetto, non basta la qualità del prodotto, non basta la qualità delle politiche, se non c’è la qualità complessiva. Tutto quello che è stato realizzato a L’Aquila non sarebbe stato possibile senza le competenze e la passione di ogni singola persona coinvolta in questo processo. Valori che oggi ci chiamano a uno specifico impegno nella trasmissione dei saperi alle nuove generazioni di tecnici che rinforzeranno il ministero a breve e che prenderanno in carico il patrimonio”. 

Nella sua veste attuale di direttrice della Scuola dei Beni culturali, Vittorini sottolinea come le “le competenze debbano essere trasversali, c’è la necessità di competenze che incrociano il sapere con il saper fare. Una recente ricerca della nostra scuola sui fabbisogni formativi ha evidenziato la necessità di curare in modo particolare le soft skills, le competenze relazionali e quelle di gestione delle complessità. Competenze che difficilmente si apprendono sui banchi”. Ed è partendo quindi da queste considerazioni che “la Scuola allora si sta preparando alla formazione dei futuri dirigenti tecnici del ministero, soprintendenti, direttori di reti museali nazionali”. 

 

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