“Gli esercizi commerciali storici rappresentano un patrimonio culturale denso e ricco di storia e nello stesso tempo vitale nella vita sociale delle comunità. Ciononostante, si assiste da tempo a un processo di crescente e diffusa chiusura o trasformazione di questi esercizi, in particolare nei centri storici metropolitani, per ragioni che prescindono totalmente dal loro valore culturale. Ciò determina la perdita di punti di riferimento centrali per la costruzione della memoria, dell’identità e della sociabilità comunitaria”. Lo ha dichiarato ad AgCult Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per il Patrimonio immateriale, che ha sottolineato come si tratti “di un patrimonio storico da tempo a rischio di estinzione: i proprietari degli immobili preferiscono affittare i locali, quasi sempre situati in zone richiestissime, a banche e a grandi marchi, ricavandone guadagni molto più elevati. I gestori non hanno sufficienti margini per pagare affitti e costi di gestione sempre più elevati, e tendono a convertire l’attività in esercizi commerciali più redditizi”. 

Un esempio particolare di locale storico in pericolo sono i Caffè storico-letterari “che hanno elevato l’esperienza di degustazione del caffè a stile di vita, e la cultura della conversazione a espressione della civiltà europea. Nei caffè si sono scritte le pagine più importanti della storia europea: dall'Illuminismo alla Rivoluzione francese, dalla Restaurazione alla Bella époque, dal mito asburgico alla Secessione, dal Minimalismo al Surrealismo, fino agli anni della Dolce Vita romana. E oggi, in epoca di Covid, questi esercizi sono a rischio chiusura come gli altri che svolgono attività simili, ma con ben più gravi conseguenze dal punto di vista dell’immagine e del patrimonio culturale delle città e delle comunità in cui si trovano”.

Per Ventura “un lavoro di ricerca, documentazione e analisi del materiale (storico, letterario, fotografico, filmico) relativo agli Esercizi commerciali storici italiani servirebbe a rilevare e far emergere dimensioni, profondità e solidità di questo Patrimonio Immateriale nell’ottica di contrastare l’estinzione dei locali a rischio di chiusura, e di tutelare la tradizione di quelli esistenti”.

L’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e il Servizio VI della Direzione Generale A.B.A.P. hanno già svolto lavori di ricerca e documentazione, come per il Caffè Greco o il Vero Alfredo a Roma o il Ristorante Tre Marie a L’Aquila, che “possono rappresentare un contributo e un precedente metodologico per affrontare il problema in termini di salvaguardia e valorizzazione sotto il profilo del Patrimonio Culturale Immateriale e aprire un dibattito sulla Tutela, anche alla luce della Convenzione di Faro e del concetto di Comunità di eredità”.

Le azioni possibili “vanno dalla raccolta di documentazione relative al Patrimonio Immateriale dei singoli Esercizi, al recupero del loro ruolo attraverso la cooperazione attiva delle Comunità, ma anche alla raccolta di testimonianze dei protagonisti della storia dei locali: proprietari e gestori passati e attuali, personale amministrativo dei Comuni e dei quartieri di riferimento, di commessi, camerieri e personale di servizi, avventori abituali e visitatori di passaggio illustri, artisti, artigiani e restauratori coinvolti negli interventi, etc”. 

È già stata organizzata dall’Istituto nell’ottobre 2018 “una giornata di discussione sulla tutela degli esercizi commerciali storici con l’obiettivo di impostare una relativa politica da parte del Mibact che includa la produzione di efficaci strumenti operativi (http://www.idea.mat.beniculturali.it/attivita/eventi/item/792-esercizi-commerciali-storici-un-patrimonio-da-salvaguardare). E presto sarà avviata una campagna di mappatura dei locali storici, con il supporto delle Soprintendenze, per segnalare eventuali casi di chiusura, anche causa COVID, di queste realtà così importanti per la storia culturale e per l’identità delle comunità di riferimento”.

 

Articoli correlati