Da Londra a Parigi passando per Roma, i musei europei si raccontano e affrontano i temi dei contenuti e delle governance alla luce della crisi e degli scenari che la pandemia ha aperto. RO.ME - Museum Exhibition ha ospitato il confronto “Advocacy, contenuti e governance dei musei nella post-pandemia" tra Massimo Osanna, direttore generale Musei del Mibact, Hartwig Fischer, direttore del British Museum e Cécile Debray, direttrice del Musée de l’Orangerie. Sul tavolo i temi caldi per i mesi e gli anni che dovranno attendere i musei: uno su tutti l’online e la proiezione digitale delle istituzioni museali. Ma non solo. C’è il tema dell'accessibilità, del rapporto coi privati, del personale, delle reti, dell’internazionalizzazione e anche il senso stesso dei musei nell’era post-Covid.

BRITISH MUSEUM

Hartwig Fischer, direttore del British Museum, il primo straniero a guidare l’istituto dal 1866 a oggi, ha descritto l’esperienza degli ultimi mesi e il futuro che aspetta il museo nei prossimi mesi.

In tutta Europa, ha spiegato il direttore del British, “abbiamo lavorato molto bene. Tutti abbiamo capito che questo è stato un cambio di paradigma eccezionale. Tutto questo ha a che vedere con un nuovo modo di comunicazione sul piano digitale. Un balzo in avanti, uno sviluppo che offre nuove opportunità che normalmente si raggiungono dopo decenni e oggi invece lo abbiamo fatto in pochi mesi”. 

Una domanda di fondo che si pone oggi è: “Come riusciamo a condividere la conoscenza dei musei per fare in modo che possa circolare e renderla valida anche sul piano digitale? Quello che è successo ci consentirà di espandere l’esperienza di visita dei nostri musei”.

A marzo, ha ricordato Hartwig Fischer, “abbiamo dovuto spostare tutta l’attività sul digitale perché volevamo continuare a lavorare e abbiamo calibrato tutte la nostra attività per essere certi di mantenere contatti con il nostro pubblico”. Parliamo di circa 6 milioni di visitatori fisici, molti di più online. Durante il lockdown “abbiamo lanciato collezioni online con circa 2,5 mln di reperti inseriti nei database”. Per capire come trattenere i visitatori “è necessario ripensare come trasformare i dati per creare delle narrative. Abbiamo avuto un passaggio di ripensare il museo in tutte le sue dimensioni e dobbiamo capire come diventare buoni storyteller”.

Fischer ha poi sottolineato l’impegno e l’attività internazionale che il British Museum ha continuato a coltivare anche durante questo periodo.

I MUSEI ITALIANI

Al panel è intervenuto anche il direttore generale  Musei del Mibact Massimo Osanna che ha richiamato i punti essenziali per lo sviluppo dei musei nel prossimo futuro. Il primo tema è l’inclusione. “I musei devono essere sempre più aperti, accessibili a tutti attivando processi di abbattimento delle barriere architettoniche. Ma l’inclusione deve essere a 360 gradi, cioè deve raggiungere tutti i potenziali fruitori.

Poi c’è lo sviluppo del partenariato pubblico-privato. “I musei - ha detto Osanna - sono sempre più aperti ad attivare politiche di condivisione con soggetti privati. Il nostro patrimonio troppo complesso da demandare tutto allo Stato. Nonostante le modifiche normative si registra ancora una difficoltà ad attivare questo modello. 

Il terzo punto è quello del personale. “I nostri musei hanno conosciuto una vera rivoluzione con la riforma Franceschini. Se i musei sono diventati internazionali, molto dei deve ancora fare sul tema del personale. Sia dal punto di vista numerico, ma anche sul piano delle competenze”. Da questo punto di vista, è fondamentale la formazione.

Un altro aspetto sottolineato da Osanna “è quello dell’internazionalizzazione. Va impostata una politica molto seria. Bisogna attivare una governance abituata a gestire a livello internazionale i rapporti. Attivare scambi e percorsi non solo a livello europeo ma anche mondiale”. 

Il dg Musei ha poi descritto la piattaforma digitale del Sistema museale nazionale realizzata in stretta collaborazione con Agid. A breve tutti i musei italiani, quasi cinquemila realtà, avranno resto un ambiente digitale comune, non solo funzionale all’accreditamento di questi musei. Sarà soprattutto una rete interna attraverso cui la Dg Musei potrà diffondere e condividere tutte le linee guida su digitalizzazione e inclusione e sarà anche un ambiente di discussione comune. Si tratta di un intervento enorme e assolutamente innovativo nel panorama mondiale. 

L'ORANGERIE

Cécile Debray, direttrice del Museo de l’Orangerie che accoglie circa un milione di visitatori, ha raccontato l’esperienza del museo parigino e ha sottolineato come “musei con patrimoni così importanti possono essere quei luoghi dove andare a recuperare i nostri valori di comunità che sono fondamentali per la vita delle persone”. 

Dopo gli attacchi terroristici - ha ricordato Debray - c’è stato un forte disorientamento che ha influito sulla presenza delle persone. “La pandemia avrà certamente delle conseguenze, non solo sul numero dei visitatori ma anche sulle modalità di lavoro, sui trasporti, una crisi economica profonda”. 

Come per tutti i musei, ha aggiunto, “anche noi abbiamo ricevuto sovvenzioni per poter tenere le nostre collezioni. Abbiamo avuto un ripensamento su alcune mostre. L’obiettivo è comunque continuare a valorizzare il nostro patrimonio”. 

In questo contesto, “occorre essere precisi e consapevoli. Alcuni musei hanno modelli di gestione diversi dal nostro. Il lockdown ha consentito di visitare digitalmente il nostro museo. Questi sono strumenti che rimarranno nella modalità di fruizione, si trasformeranno in portali digitali e comporteranno un minore afflusso in presenza dei musei. Il museo potrà essere fruito quindi in modo diverso, crescendo da altri punti di vista”.

 

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