La mancanza di risorse adeguate, in termini di mezzi e personale, costringe i piccoli musei ad ingegnarsi per avviare i necessari percorsi di digitalizzazione. Un iter accelerato, negli scorsi mesi, dalle chiusure causate dall’emergenza sanitaria. Di questo si è discusso nel corso dell’incontro “Museo al centro: alla scoperta dei valori del sistema museale italiano”, svoltosi nell’ambito della terza edizione di RO. ME. Museum Exhibition, a cui hanno preso parte i direttori di alcune piccole realtà museali della penisola.

“Gli impedimenti burocratici e amministrativi spesso frenano e troncano progetti anche molto validi”, ha detto Giuseppina Di Monte, direttrice del Museo Andersen di Roma. “Non sempre possiamo avvalerci di persone specializzate o aggiornate – ha proseguito Di Monte – Questo è un altro dei problemi dei musei piccoli. Serve più autonomia perché lì dove c’è più autonomia si vedono i risultati”.   

“Abbiamo assistito ad una corsa scomposta alla digitalizzazione, sulla spinta dello scoppio dell’emergenza sanitaria”, ha aggiunti Sofia Cingolani, direttrice Museo Archeologico di Ascoli Piceno. “Il mio museo ha risposto come poteva pur sprovvisti di immagini di qualità e di personale specializzato. Fondamentale partire dalla formazione dei professionisti che operano in questo settore”.

“Grazie alla comunicazione sui social siamo riusciti a raggiungere pubblici molto diversi, divulgando il patrimonio custodito e la nostra idea di museo”. La direttrice del Museo Archeologico di Pontecagnano, Luigina Tomay, ha illustrato alcune delle iniziative avviate durante la pandemia. “Per la prima volta in Campania siamo riusciti ad avviare un’attività di comunicazione sui social condivisa da tutti i mesi regionali”. 

“Abbiamo deciso di non abusare dei mezzi virtuali e nel contempo di migliorare l’accessibilità nel quotidiano”. Queste le parole di Susanne Meurer, direttrice del Museo Sannitico di Campobasso. Tra i progetti avviati, due sono stati dedicati a non udenti e non vedenti. “Abbiamo realizzato due percorsi per il superamento delle barriere, uno per non vedenti ed uno per non udenti – ha spiegato Davide Delfino, archeologo del Polo Museale del Molise – Per i non vedenti abbiamo creato una sorta di storytelling udibile tramite un’app che si può scaricare attraverso un Qr-Code posto all’ingresso. Per i non udenti, invece, abbiamo utilizzato migliaia di disegni in fast motion”.

“Soprattutto per i piccoli musei privi di autonomia, c’è la necessità di una strategia digitale strutturata”, le parole di Lara Anniboletti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto. “Grazie a Facebook e Instagram siamo riusciti a raggiungere pubblici più inesperti, meno abituati a frequentare i musei. Dobbiamo però sforzarci per trovare nuovi linguaggi”.

“La chiusura causata dal Covid-19 ci ha dato, paradossalmente, un’opportunità”, ha dichiarato Marianna Bressan, direttrice del Museo Nazionale e Area Archeologica di Altino. “Ci siamo potuti fermare per capire cosa potevamo offrire al nostro pubblico. Abbiamo così elaborato un linguaggio che identificasse il museo, focalizzandoci sul senso della presenza della città sepolta. La comunicazione digitale diventa fondamentale – ha proseguito Bressan – per integrare quello che si vede con quello

 

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