L’emergenza Covid ha messo in moto un’accelerazione sia in termini di consapevolezza delle potenzialità che il digitale sta dando alle istituzioni culturali sia della necessità di investire da un punto di vista della capacità strategica. E’ il punto di vista di Alessandro Bollo, direttore del Polo del ‘900 intervenuto al panel “La sfida della trasformazione digitale: strategie, contenuti, esperienze per l’accessibilità di collezioni e raccolte di musei, archivi e biblioteche, proprietà intellettuale e diritti d’autore” che si è tenuto nell’ambito della terza edizione di RO.ME - Museum Exhibition.

Per il direttore del Polo, occorre “pensare un'accessibilità alla cultura che discrimini tra fabbisogni e forme di utenza molte diversificate che richiedono competenze non sempre presenti all’interno delle istituzioni. Si schiudono opportunità ma cresce la consapevolezza di gap e di sfide, che dovrebbero essere colmate a livello di singola istituzione ma soprattutto a livello generale di policy e programmi”.

Bollo ha poi descritto le attività condotte in questi mesi e non solo dal Polo del ‘900. Affrontando il tema della digitalizzazione a partire anche dalla diminuzione degli accessi ai luoghi della cultura, di fatto congelati. “La digitalizzazione tocca livelli molto diversi - ha messo in chiaro Bollo -. Oggi è il processo della digital transformation per le istituzioni culturali va dalla digitalizzazione dei patrimoni e dei contenuti alla digitalizzazione delle procedure e dei processi interni di funzionamento e di organizzazione, dalla progettazione alla comunicazione e al digital engagement. Concepire una trasformazione digitale vuol dire provare a riannodare tutti questi elementi di sfida e complessità”.

L’idea del Polo ‘900 adesso è di “costituire un hub inclusivo - ha detto Bollo - che metta in integrazione non solo gli archivi degli enti del Polo del ‘900 ma si apra in una modalità di interoperabilità che operano in una logica di frontending integrata anche ad altre realtà esterne”. Il digitale “ci consente sempre di più di lavorare su ambienti multidestinatari, ma muovendoci sempre di più anche in una logica multiprodotto”.

 

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