© Cover photo della NASA da Unsplash

Una rivoluzione è in corso. 33 milioni di visualizzazioni per un concerto "in game", ovvero inserito - grazie alla realtà virtuale - in una piattaforma di videogame: sono i risultati ottenuti dall'ultima performance del musicista Lil Nas X, dati che forniscono un ulteriore, importante indizio del fatto che lo scenario della fruizione culturale potrebbe essere mutato in maniera definitiva, e per scelta degli utenti, la cui sovranità appare oggi più che mai asseverata.

Se infatti in precedenza la codificazione dei canali di fruizione era proposta in maniera esclusiva dalle istituzioni culturali, contribuendo a costruire i rituali di cui il pubblico si nutriva come parte dell’esperienza nel suo complesso, la progressiva dematerializzazione dei prodotti (musica in streaming, ebook, performance attoriali e così via) ha aperto un campo di opportunità di distribuzione molto vasto, e gli utenti non hanno tardato a popolarlo, anche con entusiasmo.

L’equazione è estremamente semplice: qualcuno ha avuto l'idea di trasporre un evento artistico e performativo all'interno di un videogioco – e ultimamente non sono stati in pochi – e le persone, la gente, gli utenti, a seconda di come piaccia definirli, hanno deciso di partecipare, più che “guardare” o “fruire”. Un approccio, più che un semplice comportamento, vista anche la dinamica e la prospettiva del “luogo” in cui si svolgono le performance. Le piattaforme per videogiocatori, e comunque quelle costruite sulla realtà virtuale, impongono la traslazione dell’identità personale in altre vesti (avatar) come precondizione della partecipazione. Un primo filtro che rende forzatamente differente l’accesso (in senso psicologico) all’offerta culturale, in termini importanti ma ancora tutti da definire.

La considerazione va quindi oltre la non certo originale constatazione della fine del profilo dello “spettatore” tout court, e mira a stimolare un’ulteriore riflessione sul concetto di spazio – concettuale – della fruizione culturale, argomento già introdotto, ma che sembra interessante esplorare in relazione a una filiera che dallo spazio e dalla fisicità dei luoghi sembra non poter prescindere in alcun modo: quella turistica.

IL MERCATO DELLE ESPERIENZE PRENDE UNA FORMA… DIGITALE

Ragionare sul e per il digitale impone una grande tolleranza del paradosso come chiave accettabile di lettura della realtà. Ebbene, dopo anni spesi a focalizzarsi sull’esperienza e sulla sua centralità, con un bilanciamento tra fattori analogici e digitali, che il settore culturale ha sempre calibrato in larghissima misura sul primo elemento, le condizioni storiche e quelle culturali di un pubblico (i giovani) educato(si) ad una sensibilità diversa spingono a dover ragionare praticamente solo sul secondo. E anche in questo caso, qualcosa sta già accadendo, in modo molto più sistemico di come molti di noi possano percepire.

La reazione ai lockdown in tutto il mondo ha preso corpo nell’intangibilità (ricordiamo l’avvertenza: il paradossale è la cifra esplicita di questo ragionamento).

Foto di XPS da Unsplash

ESPERIENZE CASALINGHE… DA REMOTO

Il bello è che l’inizio di questa rivoluzione l’ha guidata – per puro istinto di sopravvivenza – un’azienda digitale che della mobilità fisica e della relativa ospitalità diffusa aveva fatto il perno di un impero multimiliardario e in costante crescita.

Airbnb ha infatti inaugurato quest’anno il suo segmento “Experiences” online per sopperire all’impossibilità di spostamenti che aveva di fatto eliminato dalla mappa il suo modello di business, causando danni finanziari che hanno prodotto il taglio del 25% della forza lavoro.

La nuova “divisione” si presenta in modo abbastanza chiaro: “Partecipa ad attività uniche organizzate da fantastici host, senza muoverti da casa”. In parole povere, l’invito – raccolto dagli iscritti alla piattaforma dal lato ‘offerta’ – è stato quello di condividere, dopo gli spazi abitativi, anche la propria expertise, quale che sia, senza limiti di sorta.

Per dare un esempio (a livello globale), nel momento in cui queste parole vengono scritte il tour più prenotato al mondo è ‘Sangria e segreti con le drag queen’, in Portogallo, prezzo 28 euro, 543 recensioni con una valutazione di 4,91 su un massimo di 5 punti. Segue a ruota ‘Meditazione con un monaco buddista’, in Giappone, con 1096 recensioni e una valutazione di 4,92. Di taglio (relativamente) più tradizionale il percorso ‘Segui un medico della peste attraverso Praga’ nella capitale della Repubblica Ceca, tour in costume con 1861 recensioni e punteggio di 4,91. Significativo anche che il catalogo sia organizzato nella maniera più coerente con il taglio digitale, con classificazioni che vanno da “per la famiglia” ad “adatto per il weekend”.

Sono sicuramente esempi icastici e di impatto facile, in particolare se non si immaginava l’esistenza di un mondo come questo, nutrito, frequentato e – almeno per alcuni – redditizio. Ma al di là della presa di coscienza circa l’esistenza di un circuito nuovo, ciò che può offrire una prospettiva interessante è leggere le recensioni degli utenti, che rivelano come un nutrito pubblico abbia acquistato, goduto e gradito l’esperienza, generando flussi economici alimentati dal passaparola.

Un’attivazione della community che non aveva funzionato, invece, invocando la formula delle donazioni, che la piattaforma aveva chiesto agli iscritti di fare in favore degli host per aiutarli a sopportare le perdite subite (in quel caso la reazione era stata veementemente contraria e critica). Un messaggio chiaro sulla sensibilità degli utenti: quello del turismo è un mercato, percepito e vissuto come tale, e legato alla logica del pagare per ottenere un servizio, al di là delle petizioni e dei principi della sharing economy.

Foto di Mark Konig da Unsplash

LA COMMISTIONE TRA DIGITAL TOURISM ED E-COMMERCE

L’altro grande player digitale entrato nel gioco della vendita delle esperienze virtuali è Amazon, che con la sua offerta Amazon Explore offre un “nuovo servizio interattivo che ti mette il mondo a portata di mano”, e invita a “scoprire destinazioni lontane e ad acquisire nuove competenze in maniera virtuale” e “one-on-one”.

Tecnicamente la proposta è più mirata e conchiusa – a livello concettuale – essendo orientata su un “compra qualcosa di speciale”, preordinato ad assumere la prospettiva del luogo in cui l’host del quale si acquista l’esperienza si trova. Infatti Amazon, in coerenza con la sua natura di piattaforma e-commerce, vende non solo le competenze dell’host ma anche oggetti ed articoli impiegati – ad esempio – nel corso di cucina, ma anche quelli che è possibile vedere durante un tour turistico nei negozi vintage a Tokyo come in un percorso dedicato al design norvegese. Non mancano visite completamente “non commerciali” come il tour dei luoghi del vodoo e dei cimiteri di New Orleans.

LE POSSIBILI CONSEGUENZE

A voler tracciare un primo bilancio costruttivo di questa osservazione, alcuni elementi sembrano delinearsi in maniera chiara – oltre all’emersione di un canale di valorizzazione delle competenze e delle risorse legate all’industria del turismo (esplorando le piattaforme non si mancherà di constatare come abbondino di offerte dal taglio più “tradizionale”). Questi nuovi luoghi di consumo digitale sembrano promettere un consolidamento, e di conseguenza è bene che gli operatori – anche nel breve-medio periodo, a giudicare dalle proiezioni che si fanno sul mercato turistico “tradizionale” – si preparino a declinare la propria offerta secondo una logica di parcellizzazione e capillarizzazione dell’esperienza turistica, che possa incontrare non solo gli spazi concessi dalla situazione generale della pandemia, ma anche quello che sembra delinearsi come un nuovo tratto della sensibilità degli utenti.

ABSTRACT

Streaming and virtual reality are offering to all creative professionals some valid and structured opportunities to reach their audience also in a moment of lockdown, where cultural venues and shops are closed. Mainstream digital platforms are providing spaces to present and monetize creative and cultural products and services, using streaming and videos to fill the gap between people, facilitating discovering, connections and sales also in sectors like tourism. Is it the beginning of a whole new digital diffuse marketplace? The article collects and comments many different cases all around the world to give all the trends a concise depiction.

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