“Attualmente la definizione di guida turistica è assolutamente inadeguata, riduttiva e spesso fuorviante. E’ una figura professionale che va valorizzata. Per questo chiediamo che nella riforma del settore, che speriamo si compia a breve, venga compresa nella definizione stessa di guida turistica la parola ‘cultura’, dal momento che l’oggetto del lavoro della guida è il bene culturale. Sarebbe bello, insomma, che la riforma crei la guida turistica della cultura”. Lo ha detto Valeria Gerli, vicepresidente di Confguide, la Federazione nazionale delle guide turistiche aderente a Confcommercio Professioni, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato.

“La guida deve essere una professione molto più ‘sfruttata’ dai beni culturali – ha aggiunto Gerli -. Per anni c’è stato uno scollegamento tra turismo e cultura proprio per via di questa fuorviante definizione di guida turistica, quando invece i due settori dovrebbero lavorare in maggiore sinergia. La riforma della professione deve essere l’occasione da non sprecare per inserire le guide turistiche nell’ambito delle professioni dei beni culturali. Quindi, maggiore sinergia ma anche un riconoscimento ufficiale”.

“La figura del volontariato nei beni culturali ha un ruolo importante, però non può mai essere sovrapposta a quella del professionista”, ha poi rimarcato Gerli che ha aggiunto: “In questo momento di difficoltà potremmo già stringere maggiori relazioni tra cultura e turismo, ancor prima che si realizzi la riforma della figura professionale della guida turistica”. Ad esempio, “in questa fase in cui la cultura viaggia molto on line, con i musei che si sono dati da fare per non lasciare orfani i visitatori, è stato inesistente il coinvolgimento delle guide turistiche. Sarebbe bello, invece, creare progetti che includano e coinvolgono questi professionisti”.
 

 

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