In occasione del simposio S+T+ARTS | Science, Technology & the Arts organizzato dal nuovo polo della cultura digitale milanese MEET con il supporto della Commissione Europea, e in linea con le ultime dichiarazioni della Presidente della Commissione europea, si è svolto il tavolo di lavoro Policies & strategies: come è possibile favorire l’innovazione nelle aziende italiane attraverso gli interventi artistici?. Sineglossa, organizzazione che da anni si occupa di incentivare pratiche di cross-fertilization, ha accolto la proposta di MEET di riunire alcune delle più significative esperienze nazionali in un network composto da artisti, centri culturali, agenzie di trasferimento tecnologico, pubbliche amministrazioni, università e, naturalmente, imprese.

Quello che è emerso con forza dall’incontro è che, per rispondere a sfide complesse, c’è bisogno di ecosistemi complessi, che sappiano sprigionare il proprio vantaggio cooperativo. Come nell’introduzione al tavolo ha ricordato Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, infatti, non dobbiamo dimenticare che nel nostro dna è inscritta l’esperienza dell’Umanesimo, in cui la classificazione illuminista che separava arte e scienza, pittura e matematica, era inapplicabile.

L’intelligenza artificiale, nelle parole di Andrea Bonarini, direttore del Robotics Lab del Politecnico di Milano, rappresenta in questo senso un campo di applicazione privilegiato in cui sperimentare, come nelle botteghe rinascimentali, la cross-fertilization tra umanisti, scienziati e decisori pubblici, per sviluppare una disciplina che prevede una ricerca sull’innovazione che vada ben oltre gli algoritmi, aprendo a questioni di carattere etico e sociale. In questo caso, come in altri, le esperienze di contaminazione più significative sono primariamente appannaggio delle BIg Tech, che svolgono un ruolo importante, ma che hanno interessi spesso più inerenti allo sviluppo piuttosto che al progresso, per usare una distinzione di Pier Paolo Pasolini. Proprio per indicare una strada di sostenibilità tutta europea Ursula von der Leyen ha lanciato di recente The new European Bauhaus Movement, ricordando che nel progettare il Green New Deal  l’Europa non dovrà dimenticare la sua straordinaria tradizione culturale. Il futuro del nostro continente non potrà essere nelle sole mani degli ingegneri e dei tecnocrati, ma dovrà anche avere una forte componente estetica ed essere pensato in modo da non lasciare indietro nessuno, per un progresso che metta al centro le persone. E’ in questa cornice che la presenza al tavolo di artisti come Luca Pozzi, Roberto Pugliese o Fara Peluso, che si approcciano alla ricerca in perfetta sintonia con lo spirito leonardiano, è stata illuminante sulla superata distinzione tra arte e ricerca scientifica, anche applicata ai brevetti industriali.

Stefano Casaleggi, direttore di Area Science Park con grande esperienza nel mondo profit, è convinto che si innovi meglio in posti in cui gli artisti e i creativi siano coinvolti in maniera sistemica e non episodica. Nonostante questo, chi si occupa di cross-fertilization sa che in diverse nazioni europee sono attivi progetti pilota in cui spesso le imprese sono le organizzazioni più difficilmente permeabili: le ragioni di questa assenza e i modi per colmarla sono le questioni di cui si è maggiormente dibattuto.

Gli speaker condividono, infatti, la consapevolezza che diversi esperimenti di cross-fertilization, spesso finanziati pubblicamente per incentivare un nuovo modello di contaminazione, sono rimasti azioni senza continuità. Nonostante la soddisfazione da parte delle imprese coinvolte, come dimostrato anche dagli interventi di Giacomo Biraghi e Paolo Manfredi, rappresentanti di Confindustria e Confartigianato, ma anche dalla ricerca di Chiara Paolino su più di duecento corporate collections italiane, difficilmente si è riusciti a trasformare l’esperienza spot in un dialogo strutturato, probabilmente anche a causa di un recente passato in cui molte organizzazioni culturali hanno pensato le imprese come dei bancomat, alimentando mutue diffidenze.

Il dialogo intermittente con il mondo delle imprese non è però una questione aperta solo per i soggetti culturali, come testimonia Barbara Busi, Innovation Ecosystem Unit Manager di Arter Emilia Romagna, che da anni si occupa di costruire un ponte tra tecnopoli e imprese: gli stessi centri di trasferimento tecnologico e le Università fanno spesso difficoltà ad intercettarle. Non si tratta, dunque, di una diffidenza verso il mondo dell’arte da parte dei manager e degli imprenditori. La sensazione è che molte imprese si percepiscano come dei sistemi autarchici che faticano a inserire l’open innovation nelle strategie aziendali e che ci sia quindi bisogno di un cambio di paradigma, portando avanti un lavoro di sensibilizzazione in cui le Pubbliche Amministrazioni possono giocare un ruolo cruciale, come emerso dagli interventi di Dario Sciunnach, della Direzione Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia, e Renato Galliano, della Direzione Economia Urbana e Lavoro del Comune di Milano.

Se l’esperienza del Baltanlabs di Eindhoven raccontata da Lorenzo Gerbi  mostra che in altri Stati esistono degli ecosistemi già maturi e in grado di creare un ponte tra l’arte e il mondo delle imprese, anche in Italia ci sono spazi ibridi dislocati capillarmente nei grandi e nei piccoli centri urbani - vicini alle grandi aziende, ma anche alle pmi - che iniziano a facilitare questi incontri e sono motore di sviluppo economico e sociale per i territori in cui insistono. Questi presidi fisici, come ha testimoniato la presenza di Nicoletta Tranquillo, co-fondatrice di Kilowatt, offrono uno scambio quotidiano e organico tra i diversi elementi del sistema, per cui sembra naturale immaginare che siano i luoghi in cui attivare politiche che incentivino una interazione continuativa tra artisti, soggetti pubblici, produttivi, del mondo nonprofit e della ricerca, in una costante ricerca di allargamento ecosistemico.

Si tratta di centri culturali, di innovazione sociale, di rigenerazione urbana, spesso con un carattere verticale specifico: l’ambiente, il digitale, l’educazione. Hanno in comune la conoscenza e la vicinanza delle proprie comunità di riferimento, l’eterogeneità e l’alto livello delle competenze, la presenza di changemakers nella loro community, di una governance resiliente e di un certo spirito ribelle. Sono luoghi in cui ci si forma, si progettano e realizzano idee innovative, si fa smartworking, si mangia, si ascoltano i concerti e le conferenze, si produce coesione sociale, valore economico e a volte ci si innamora. La sfida cruciale è, dunque, capire come questi luoghi - che hanno sviluppato straordinarie competenze digitali in grado di fornire risposte creative e tecnologicamente avanzate alle trasformazioni alle quali stiamo assistendo – possano attivare una relazione continuativa con il mondo profit in ottica di partnership, affinché non si perpetui questa distinzione ormai superata tra chi produce valore sociale (il nonprofit) e chi produce economia (il profit).

E’ sulla scorta di queste consapevolezze che Simona Bielli ha raccontato di come Nesta Italia abbia deciso di strutturare City of the Future, il nuovo progetto di residenze artistiche piemontesi che prevede il partenariato con diversi centri culturali torinesi per lo sviluppo di soluzioni visionarie di social innovation che coinvolgano anche il mondo delle imprese.

In un mondo come quello in cui viviamo, in cui tout se tient, come sosteneva il linguista De Saussure, parallelamente alle politiche di inclusione delle categorie più fragili è importante immaginare policy di inclusione per i soggetti profit nelle comunità, senza mai dimenticare che le aziende stesse sono comunità composte da esseri umani, gli stessi che sceglieranno che prodotto sviluppare o comprare, chi votare, e che futuro scrivere.

Questo articolo è stato pubblicato anche su Il Giornale dell’Arte

ABSTRACT

In line with the latest statements by the President of the European Commission, a network was born for the definition of national strategies and policies to strenghten the dialogue between art and business. On the occasion of the S + T + ARTS symposium | Science, Technology & the Arts organised by MEET with the support of the European Commission, the working group, Policies & strategies, was asked the question: how can we foster innovation in Italian companies through artistic interventions ? Sineglossa, an organisation working on cross-sectora collaborations, welcomed the proposal of the new Milanese digital culture hub MEET to gather some of the most significant national experiences in a network made up of artists, cultural centres, technology transfer agencies, public administrations, universities and, of course, businesses.

 

Federico Bomba è co-fondatore e presidente di Sineglossa. Progetta interventi in cui la cultura è fonte di energia - rinnovabile - per la trasformazione economica e sociale. Collabora per questo con centri di ricerca scientifica, imprese, pubbliche amministrazioni ed enti non profit. Dirige il festival art+b=love(?) e la collana Nonturismo per Ediciclo Editore. Contribuisce con articoli e interventi pubblici al dibattito sul ruolo dell’arte nel futuro delle nostre comunità.

 

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