© Women Up, La Galleria Nazionale, 2020

Contributo ricevuto in risposta alla prima “call for papers” di Letture Lente, a cura di Flavia Barca

SPETTATRICI, OSSERVATRICI, TESTIMONI, PROTAGONISTE

Se James Clifford [1] ha proposto che il museo funzionasse come “zona di contatto” – cosa che implica il fatto di incidere sulla collezione, sui programmi e dunque sulle relazioni storiche, etiche e politiche in un gioco che lui stesso definisce “a tira e molla, in un insieme di scambi di potere” – questa zona di contatto, laboratorio di discussione critica in cui si possa andare oltre il formalismo verso una comprensione dinamica del mondo, non è ancora una zona franca e deve combattere contro una certa ideologia reazionaria.

I musei sono dispositivi che sublimano il complesso culturale moderno, sono tappe obbligate, siti cerimoniali ma sono anche luoghi in cui è possibile avere esperienze autentiche nella paradossale situazione in cui tutto è a distanza e niente può essere “usato”. La dimensione della pura esibizione, del mostrare e del mostrarsi non può essere abitata se non a partire dalla nostra disponibilità ad essere toccati, cosa che nella zona di contatto è condizione imprescindibile. Ecco dunque che la questione di cui si parla mi tocca, perché sono una donna, e mi tocca perché sono la direttrice de La Galleria Nazionale.

Come templi del sacro laicismo, i musei sono anche un campo di battaglia per diverse interpretazioni della realtà, che si manifestano attraverso posizioni e visioni diverse dalla propria. Sono anche utili strumenti per l’interpretazione della realtà, ma il terreno è friabile e scivoloso e l’eccesso di prudenza sospinge passi malfermi, mentre l’eccesso opposto non è contemplabile. Resta la chiarezza oggettiva dei dati e della radicalità del gesto, precisa e chirurgica ma nuda, dunque vulnerabile, sensibile, esposta.

Il museo come istituzione sociale è certamente responsabile della mediazione culturale e delle strategie di identificazione e trasformazione degli immaginari. In essi, il genere ha contribuito ad approfondire, cambiare, modificare e abbracciare nuove forme di cultura e di pensiero. Ma esistono anche altre categorie come classe, etnia, età per citarne solo alcune, che devono essere integrate nella pratica museale e che, nel caso specifico, rendono visibili le donne e ne chiariscono la presenza e partecipazione. Il genere, come categoria analitica astratta, è applicabile alla costruzione della femminilità, della mascolinità, dell'androginia e di tutte le altre identità sociobiologiche che permettono lo studio dei ruoli, degli stereotipi, delle relazioni di potere, della stratificazione sociale e anche la costruzione culturale dell'identità personale, e permette di capire come si creano e si riproducono le gerarchie, le relazioni di dominio e le disuguaglianze.

In questa ricerca e riflessione si presentano non solo dei dati ma anche soluzioni e prospettive. Guardando alla collezione del museo che attraversa due secoli e mezzo, ma anche alle mostre temporanee che sono state e sono la modalità di comunicazione privilegiata dei musei, abbiamo constatato la minima inclusione delle artiste e abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulla rappresentazione delle donne e sugli stereotipi femminili dominanti, mettendo in evidenza come l’introduzione della prospettiva di genere inizi a mettere in crisi e a demolire le modalità residuali, asimmetriche, stereotipate, spersonalizzate, sconosciute o semplicemente assenti.

Griselda Pollock [2] ci ricorda che i musei sono "luoghi di produzione di significati" e "pratiche culturali" che intervengono nella vita culturale e sociale. Contribuire alla visibilità delle donne nelle esposizioni museali richiede l'introduzione di nuovi temi, nuove tecniche e l’elaborazione di discorsi espositivi differenti e l’uso di tecniche partecipative. Proviamo a dare il nostro contributo da protagoniste nel cammino dei musei come istituzioni socialmente sempre più attente e responsabili.

Non vedi niente lì?

Sì, io vedo. E non solo il tempo fuori di sesto, ma Lucy, tutte noi preistoriche futuriste.

Cristiana Collu

Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma

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WOMEN UP

Nell’arco degli ultimi cinque anni le donne e l’indagine sul femminismo sono state costantemente al centro della visione e delle attività della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

A luglio 2020, la Galleria Nazionale ha lanciato Women up, un programma ricco e articolato che mette insieme sguardi, linguaggi e voci diverse attorno a una domanda fondamentale: come traduciamo, al presente, “femminismo”?

Il titolo del progetto, “Women Up” ribalta l’espressione inglese “woman up” e sbriciola lo stereotipo sotteso dall’invito a “comportarsi da donna” allargando a dismisura le prospettive. Women up è l’azione che dà un nome alle cose, mette in campo il potere fondativo del linguaggio e ci ricorda ancora una volta che “actions speak louder”.

Women Up è un’inesorabile ma necessaria e avvincente corsa ad ostacoli che attraverso progetti, mostre, eventi, opere, call, voci, video e dati sottolinea la centralità dello sguardo delle donne e dell’indagine sul femminismo per la Galleria Nazionale.

DOVE ERAVAMO

A partire dal 2015, sotto la direzione di Cristiana Collu, la Galleria Nazionale ha costantemente rivolto la propria attenzione alle donne e al femminismo, alle sue pratiche e ai suoi strumenti di indagine e riflessione, che sono stati protagonisti dell’attività espositiva, di progetti speciali, eventi e iniziative.

Il progetto Museum Beauty Contest (2016) diretto dall’artista Paco Cao, citava il format classico del concorso di bellezza e, sfidando i confini tra cultura alta e pop, proponeva una serie di riflessioni sulla questione del ritratto, della rappresentazione, dell’autorappresentazione, nonché sul potere dello sguardo sulle immagini.

Nel 2017, la chiamata a raccolta contro la depenalizzazione della violenza domestica in Russia invitava – con lo slancio di un sasso lanciato in uno stagno – artiste e donne di ogni età a incontrarsi e confrontarsi su una questione tanto urgente quanto grave.

La mostra Corpo a corpo | Body To Body (2017) analizzava un preciso momento in cui artisti e artiste si sono appropriati di nuovi linguaggi espressivi per mettere al centro il corpo, e come l’eredità di queste ricerche riverbera nella produzione artistica contemporanea, compenetrando le ragioni dell’estetica con quelle della politica.

Ancora, nel 2017, #GIRLISTHENEWTIME è stato il primo empty museum totalmente al femminile: un’esperienza singolare per le instagrammer che hanno potuto raccontare il museo con il loro sguardo personale.

Il 2018 è stato poi un anno particolarmente ricco, a partire dalle Accademie della Maestria femminile – ideate dalla filosofa Annarosa Buttarelli e concepite come laboratori di formazione continua – poi con il festival femminista Women Out of Joint – che ha messo in relazione le esperienze di artiste, storiche dell’arte, performer, scrittrici, attiviste, ricercatrici, fotografe, architette, provenienti da una scena internazionale e transdisciplinare capace di tradurre la molteplice espressività delle poetiche delle donne – e infine con l’acquisizione dell’Archivio Carla Lonzi che consente di accedere finalmente a un prezioso materiale documentario il cui valore è internazionalmente riconosciuto per la storia dell’arte e il pensiero di genere.

E ancora, la recente doppia mostra Le opere e gli archivi: Mara Coccia e Daniela Ferraria (2020) dedicata alle due galleriste romane, importanti figure della scena culturale italiana.

Tutte queste sono solo alcune delle tappe più significative che testimoniano l’impegno, l’attenzione e il coinvolgimento della Galleria Nazionale nell’accendere e alimentare la riflessione sul significato del femminismo nel nostro tempo.

DOVE SIAMO

Open call

Uno strumento prezioso che il museo ha spesso impiegato per aprire forme di dialogo orizzontale con i propri pubblici sono le open call. Questi canali sono diventati ancora più importanti nel corso dell’ultimo anno e alla luce delle nuove relazioni che tutti abbiamo instaurato con la comunicazione digitale e le riflessioni sulla propria identità nello spazio virtuale.

Nel 2018 con Dopo Hegel su cosa sputiamo? , la Galleria ha inaugurato quella che sarebbe diventata una trilogia ispirata al pensiero lonziano. Nella prima open call internazionale il medium scelto era la scrittura.

A questa è seguita Taci. Anzi, parla (aprile-giugno 2020) – la call per video-selfies che in un momento delicato per tutte e tutti noi, invitava a riflettere sul concetto di autoritratto e autorappresentazione.

E infine, da poco lanciata al momento in cui scriviamo, la call internazionale Vai pure. Keep going che, attraverso la voce e l’immagine, dunque attraverso un messaggio vocale e una foto live, vuole raccogliere atti coraggiosi e tenaci di resistenza, superamento, perseveranza.

A conclusione dell’ultima delle open call, la Galleria Nazionale raccoglierà i materiali in una serie di progetti digitali sviluppati in partnership con Google Arts & Culture, e presenterà la versione digitalizzata e interamente accessibile dell’Archivio Carla Lonzi, ampliandone ancora la diffusione e le possibilità di lettura e interpretazione.

Collezioni, acquisizioni, mostre: i numeri

Nel 2020 è stata condotta una ricerca sulle artiste della Galleria Nazionale, attraverso un’analisi delle collezioni, delle acquisizioni e delle mostre temporanee.

Che cosa ne è emerso?

Le collezioni della Galleria Nazionale accolgono 251 artiste, il 10% del totale. Il numero complessivo di opere è pari a 517 opere e sono 26 i Paesi di provenienza delle artiste.

Rispetto alle acquisizioni (dunque acquisiti e donazioni di opere che entrano così nelle collezioni del museo), si è notato un radicale cambiamento di tendenza. Se fino al 2014 sono state acquisite in media 3 opere di artiste per anno, dal 2015 questo numero sale a 16 opere per anno.

Un altro dato interessante da notare è che il 20% di tutte le opere di artiste presenti nelle collezioni è stato acquisito negli ultimi cinque anni, dimostrando la precisa intenzione di intervenire sulla rappresentazione femminile nelle collezioni. In particolare, nel 2019, le opere di artiste hanno rappresentato il 30% del totale delle acquisizioni.

Nel suo assetto di luglio 2020, Time is Out of Joint esponeva 17 artiste, mentre oggi (dicembre 2020) questo numero è già salito a 27, e conta di crescere fino a circa 85 entro marzo 2021.

Dal 2016 ad oggi, 1 mostra personale su 4 è dedicata a una donna, e nelle mostre collettive la presenza femminile media è del 25% con presenze anche più elevate in Corpo a corpo | Body to body (100%), Joint is Out of Time (43%), Conversation Piece (38%), The Lasting (33%) e Ilmondoinfine (32%).

Fatto da un’artista | Made by a woman artist

Fatto da un’artista | Made by a woman artist è stato un progetto video e un intervento specifico sulle opere di Time is Out of Joint. Alcune interviste condotte attraverso diversi quartieri di Roma sono state lo spunto per compiere un gesto semplice ma significativo nel museo.

Accanto alle opere in mostra, un’etichetta ha evidenziato in giallo una caratteristica dell’opera visibile, ma spesso sorvolata dallo sguardo: l’essere realizzata da un’artista.

Un’azione di immediata lettura che ha voluto portare l’attenzione sullo status delle donne nei musei, come autrici che definiscono e si definiscono in un’opera e non solo come soggetti rappresentati da un altro occhio.

DOVE ANDIAMO

Come detto, nel corso del 2020 Time is Out of Joint ha avuto come cifra caratterizzante l’inserimento di un significativo numero di opere di artiste provenienti dalle collezioni della Galleria Nazionale.

Questi interventi si intensificheranno ulteriormente, ampliando le narrazioni della mostra – in cui si intrecciano molteplici possibilità di letture, traiettorie e percorsi – grazie alla presenza di opere, voci e prospettive differenti che intercettano in modi nuovi le assonanze e i cortocircuiti che attraversano il percorso espositivo.

In vista dell’esposizione, il museo ha inoltre condotto una campagna diagnostica e di restauri sulle opere delle artiste nelle collezioni, rafforzando lo studio e la valorizzazione di questo patrimonio.

E infine, cuore pulsante del museo, l’attività espositiva.

Da febbraio 2021 le tematiche di Women up saranno protagoniste della mostra che metterà in dialogo numerose figure del panorama culturale italiano e internazionale attorno alle questioni del femminismo contemporaneo, mentre nella primavera 2021 Cosmowomen. Places as Constellations (curata dall’architetta Izaskun Chincilla Moreno) si svilupperà attorno al concetto di sfera armillare, presentandone tre modelli di grande formato. Gineceo, Onsen e Parlamento diventeranno i luoghi attorno a cui giovani generazioni di architette proporranno nuovi modelli di relazioni con lo spazio, gli esseri umani e il pianeta, creando un luogo fisico associato ai problemi che stanno cambiando il mondo in cui vogliono vivere le donne.

Questa ampia ricerca è una fotografia dello stato delle cose e al tempo stesso la registrazione di una trasformazione in atto e la mappa per orientare gli altri cambiamenti che verranno. Con Women up alziamo il volume delle voci.

Ready?
Sisters and Brothers!
Pump up the volume
We gonna yet ya!

 

Women Up è un progetto della Galleria Nazionale a cura di Francesca Palmieri e Anna Gorchakovskaya

NOTE

[1] James Clifford (1945), antropologo statunitense. Ha insegnato Storia della coscienza all’Università della California, Santa Cruz. I suoi interessi in storia, antropologia e critica letteraria si articolano nello studio antropologico della cultura e dei suoi codici.

[2] Griselda Pollock (1949), storica dell'arte ed esperta di studi sul femminismo postcoloniale internazionale nelle arti visive e nella cultura visiva. È nota per la sua innovazione teorica e metodologica. Dal 1977, Pollock è stata una delle studiose più influenti di arte moderna e d'avanguardia, arte postmoderna e arte contemporanea. Ha una grande influenza nella teoria femminista, nella storia dell'arte femminista e negli studi di genere.

ABSTRACT

The article presents and describes the stages, projects, numbers, reality, ideas, wishes and future plans of a project entitled “Women Up” designed by the National Gallery of Rome. “Women Up” overturns the existing expression “woman up” and breaks apart the stereotype underlying the invitation to “act like a woman” by widening its perspectives. “Women Up” is a collective action that gives a name to things, utilizes the founding power of language and reminds us that actions speak louder. “Women Up” is a necessary and engaging obstacle race, whose projects, shows, voices, and data will emphasize the centrality of the female gaze and the National Gallery’s inquiry into feminism. “Women Up” turns up the volume of the voices and gives space to new conversations and imageries.

 

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Un percorso di ascolto realizzato in partnership con

Soroptimist International d’Italia Club di Torino, in occasione del 70mo anniversario dalla fondazione, ha delineato una strategia di azione che punta sulla cultura come risorsa per una trasformazione sociale responsabile: una risposta alle sfide dello scenario pandemico che sta generando nuove diseguaglianze e profonde ferite, a livello personale e dei sistemi sociali, compromettendo diritti.

Il Soroptimist è una associazione mondiale di donne di elevata qualificazione professionale, provenienti da diverse aree, al fine di favorire il dibattito interno e la circolazione di idee per agire efficacemente a favore di una società più giusta ed equa, attraverso azioni concrete per la promozione dei diritti umani, del potenziale femminile e dell’avanzamento della condizione delle donne, coniugando locale, nazionale e internazionale.

www.soroptimist.it/club/torino.it

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