Il portale Partigiani d’Italia “è un progetto particolarmente importante, conservare la memoria e le storie individuali di persone che hanno reso possibile nel nostro paese la democrazia, la Costituzione, che hanno lottato sacrificando la propria vita e che trasmettono a noi un messaggio straordinario di valori in un momento in cui ne abbiamo un grande bisogno per affrontare le sfide di questo tempo”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, intervenendo alla presentazione del portale “Partigiani d'Italia.

“Un modo per conservare la memoria – sottolinea Franceschini - che si collega anche al progetto del Museo della Resistenza a Milano, che diventerà un altro luogo di conservazione della memoria e di trasmissione alle giovani generazioni, perché ce n’è un gran bisogno. Passano infatti gli anni, la Resistenza a noi quando eravamo ragazzi sembrava una cosa molto vicina perché l’avevano fatta i nostri padri; adesso sembra più lontano nel tempo e quindi c’è un grande bisogno di conservazione e trasmissione della memoria. Continueremo a lavorare e a supportare questo progetto”.

“È una grande sfida quella che abbiamo in Italia della digitalizzazione del nostro patrimonio infinito degli archivi, delle biblioteche e degli istituti culturali. Anche per questo il progetto del ministero della Digital Library punta a raccordare questo straordinario lavoro archivistico che è stato fatto nei nostri istituti e da molte istituzioni private. Un lavoro importante, che durerà del tempo e che richiederà risorse, ma che dobbiamo fare”, ha concluso il titolare del Collegio Romano.

IL PORTALE

Il portale “Partigiani d'Italia” è l'esito di un progetto di valorizzazione sviluppato da l’Istituto centrale per gli Archivi, in collaborazione con l’Archivio centrale dello Stato, l’Istituto nazionale Ferruccio Parri, l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” e la Scuola Normale Superiore. Il progetto ha preso avvio con la digitalizzazione delle "schede nominative relative alle richieste di riconoscimento delle qualifiche partigiane" presenti nel fondo Archivio per il Servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani (Ricompart) conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato ed è proseguito con la realizzazione di una banca dati nazionale.

Il portale rende disponibili le informazioni tratte dagli schedari insieme a un ampio quadro di contributi che ne illustrano il contesto e le vicende dalle quali esse traggono origine rappresentando dunque una importante risorsa per la ricostruzione della storia della Resistenza italiana. Dal 25 aprile al 2 maggio scorsi è stata resa disponibile una anteprima del portale che ha reso possibile consultare i dati relativi ad una quantità limitata di schede. A partire dal 15 dicembre, invece, il portale sarà disponibile stabilmente per il pubblico. Gli utenti, a seguito di una registrazione, potranno cercare i dati e vedere le immagini delle schede digitalizzate. L’evento online punta a far conoscere questa nuova risorsa, illustrandone il progetto, le tappe di realizzazione, gli sviluppi futuri e il potenziale contributo alla ricostruzione della storia della Resistenza italiana.

LA STORIA

Il fondo era conservato presso il Ministero della difesa, che lo ha versato all’Archivio centrale dello Stato negli anni 2009-2012. A partire dal 2017, su impulso della Direzione Generale Archivi del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT),  l’Istituto Centrale per gli Archivi (ICAR) in collaborazione con la Scuola Normale Superiore (SNS), l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” (ISTORETO), e l'Istituto nazionale "Ferruccio Parri", ha sviluppato un progetto con l’intento di valorizzare questa importante e poco sfruttata fonte documentaria per contribuire allo studio della storia della Resistenza italiana e alla conoscenza delle donne e degli uomini che hanno partecipato alla lotta di liberazione. Il progetto ha preso avvio con la digitalizzazione delle 703.716 schede nominative del fondo Ricompart, è proseguito con la realizzazione della banca dati nazionale di tali schede e con lo sviluppo di attività di studio e ricerca per approfondire la conoscenza di questa fonte archivistica.

IL FONDO RICOMPART

L’archivio Ricompart trae la sua origine dall’attività delle Commissioni regionali istituite con il decreto legislativo luogotenenziale n. 518 del 21 agosto 1945, con il quale il tema del riconoscimento dell’attività partigiana trovava una definitiva disciplina normativa. Il decreto del governo Parri rispondeva, infatti, alle richieste dei diretti interessati, ma anche delle autorità governative, dopo che la “questione partigiana”, all’indomani del 25 aprile, aveva assunto un carattere non soltanto politico e sociale, ma anche di ordine pubblico.

Nel 1945, dunque, si disponeva l’istituzione di undici Commissioni regionali (Piemonte, Lombardia, Triveneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzi, Lazio e Campania); ad esse si aggiungevano una Commissione Estero, con competenza sui cittadini italiani che avevano fatto parte di movimenti partigiani di altri Stati, e una Commissione di secondo grado, per decidere sui ricorsi e sulle proposte di ricompensa al valore. Nel 1948 (con decreto legislativo 3 maggio 1948, n. 833) fu istituita un’ulteriore Commissione per il riconoscimento dei partigiani della Venezia Giulia. Le competenze sull’attività delle Commissioni, inizialmente attribuite al Ministero dell'assistenza post-bellica (1945-1947), passarono poi alla Presidenza del Consiglio dei ministri (1947-1965), per essere infine delegate, dal 1965, al Ministero della difesa.

L'ITER BUROCRATICO

Secondo il decreto del 1945 le domande per il riconoscimento delle qualifiche partigiane (partigiano combattente, caduto per la lotta di liberazione, mutilato o invalido per la lotta di liberazione, patriota) dovevano essere presentate alle Commissioni locali entro il 12 marzo 1946; per coloro che si trovavano all’estero, le domande dovevano essere consegnate entro sei mesi dal momento del rientro in patria. Esaminate le pratiche, le Commissioni rendevano pubblici gli elenchi dei partigiani riconosciuti; trascorso un mese senza che fosse stato inoltrato alcun reclamo, le qualifiche diventavano definitive e certificate. Se, viceversa, la Commissione locale esprimeva un parere negativo sul riconoscimento o questo veniva contestato da terzi, era previsto il ricorso da parte degli interessati alla Commissione di secondo grado.

Nei primi anni di attività le Commissioni vagliarono una cospicua quantità di proposte, tanto che verso la fine del 1950 quasi tutte avevano concluso i lavori. Per lo svolgimento della propria attività, ciascuna Commissione aveva organizzato un archivio che, al momento della cessazione, fu trasferito a Roma, dove a occuparsene fu, in prima istanza, il Servizio Commissioni riconoscimento qualifiche partigiani presso il Sottosegretariato per l’assistenza ai reduci e ai partigiani della Presidenza del Consiglio dei ministri, e successivamente la Commissione unica nazionale istituita nel 1968. Con la l. 28 marzo 1968, n. 341, infatti, le Commissioni regionali previste nel 1945 e che da anni avevano già cessato ogni attività, furono formalmente soppresse e le loro competenze demandate a una Commissione unica nazionale di primo grado, con sede a Roma, posta sotto l’egida del Ministero della difesa. Nel contempo venne confermata la Commissione di secondo grado, per i ricorsi e le ricompense al valore.

L'ARCHIVIO

Il fondo Ricompart comprende circa 4.500 buste (contenenti verbali, fascicoli personali, elenchi, quadri statistici etc.) prodotti dalle Commissioni regionali, Estero ed in parte dalla Commissione di secondo grado; 54 volumi dei verbali (originali e copie) della Commissione unica nazionale (1968-1994); 611 cassette contenenti 703.716 schede nominative. Allo stato delle conoscenze non è possibile stabilire se la composizione del fondo archivistico Ricompart rifletta l’intera produzione documentaria delle varie Commissioni, parte della quale sembra, al contrario, essere andata dispersa o rimasta a livello locale. Ciò che appare certo è che la struttura attuale del fondo sia il prodotto di un riassetto della documentazione operato prima dal Servizio Commissioni riconoscimento qualifiche partigiani e successivamente (dal 1968) dalla Commissione unica nazionale, che l’hanno sensibilmente rimaneggiata e aggiornata, provvedendo ad aggiungere ulteriore materiale.

GLI SCHEDARI

All’interno del complesso archivistico così costituito gli schedari rappresentano un elemento di fondamentale rilevanza. Le schede, intestate a singole persone e ordinate alfabeticamente, variano strutturalmente a seconda delle Commissioni, ma generalmente contengono: dati anagrafici (nome, cognome, luogo di nascita, nome del padre e della madre, etc.); attività svolte nelle formazioni partigiane e negli altri corpi volontari; notizie su ferite, mutilazioni o decesso; lavori della Commissione; esito della valutazione sul riconoscimento.

Questa preziosa fonte documentaria, dunque, racchiude in forma sintetica i dati identificativi dei soggetti interessati e ulteriori, brevi informazioni sull’iter del riconoscimento; elementi che, pur integrabili estendendo l’indagine alla consultazione dell’intero fondo Ricompart, rappresentano già da soli una significativa, nuova risorsa per gli studi sulla Resistenza italiana, accessibile tramite il portale Partigiani d’Italia.

 

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