“Lo studio che presentiamo oggi è in parte innovativo perché esce dai soliti schemi di valutazione improntati meramente sull’aspetto dell’impatto economico, tenendo conto anche dell’analisi degli effetti più soft, quelli sociali, culturali e reputazionali”. Così Alessandra Vittorini, direttrice della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, ha introdotto stamani la presentazione della ricerca sugli impatti dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018, realizzata dal Segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il Turismo e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, con il supporto specialistico dell’Associazione Economia della Cultura. 

L’obiettivo dello studio era valutare gli effetti in Italia dell’iniziativa europea su specifici aspetti qualitativi difficilmente individuabili attraverso i tradizionali sistemi. “La Scuola ha una missione prevalentemente formativa – ha proseguito Vittorini - nel campo del patrimonio culturale. Le ricerche sono finalizzate ad alimentare il sistema di conoscenza alla base dei modelli formativi che intendiamo attuare”.

Ci troviamo in un momento particolare in cui la Fondazione, con recenti norme emanate dal Governo, sarà chiamata anche a mettere a punto dei percorsi formativi mirati, per collaborare con il Ministero e colmare un fabbisogno profondo che in questo momento rileva nel suo personale. Il panorama delle ricerche che la Fondazione ha messo in campo fino ad oggi – ha detto ancora la direttrice - stanno iniziando a dare i primi esiti su temi molto caldi e molto attuali nella gestione del patrimonio: dal modello di gestione della Baia dei Campi Flegrei, gestione innovativa agli impatti del post Covid sul futuro della gestione museale, fino alle nuove professioni”.

La direttrice della Fondazione ha infine ricordato ciò che ha rappresentato nel 2018 l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Quell’anno mi trovavo all’Aquila, come sovrintendente, investita con tutto lo staff e gli uffici della ricostruzione post sisma – ha ricordato Alessandra Vittorini -. L’anno europeo visto da lì, in quel periodo, è stato in qualche modo una luce accesa dall’Europa sul patrimonio culturale, fuori dalle rotte dei grandi musei e dei grandi attrattori. Una luce sul lavoro che stavamo facendo: il recupero del patrimonio culturale”.  

 

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