“Oltre la metà dei progetti culturali presentati sono stati realizzati in sole sei regioni: Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Campania. C’è stata quindi un’equa distribuzione tra nord, centro e sud Italia”. Questo uno dei dati dello studio sull’impatto prodotto dall’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 illustrati da Alessandro Leon, segretario generale dell’Associazione Economia della Cultura, che ha illustrato la metodologia utilizzata nella raccolta dei dati. “Abbiamo diviso il lavoro in quattro ambiti: l’impatto sulle imprese culturali e creative, quello sulla partecipazione culturale, l’impatto percepito dai policy leader e quello sui promotori delle iniziative”.

Un altro dato interessante emerso dalla ricerca ha riguardato la provenienza dei progetti presentati. “Lo studio ha rilevato – ha detto Leon – che la metà dei proponenti sono le associazioni, che si confermano infrastrutture importanti del nostro Paese. Subito dopo ci sono i Comuni e le Fondazioni”. Quattro, invece, le macro-aree in cui si sono concentrati i progetti finanziati: un’area centrale che va dalla Romagna al Lazio meridionale; la Puglia con Matera; la Sicilia sud-orientale e la Sardegna. Le città più attive su questo fronte sono state Roma, Napoli, Palermo e Milano. “In tutti i progetti esaminati – ha proseguito il segretario generale dell’Associazione Economia della Cultura – abbiamo notato alcune carenze. Sono mancati il coinvolgimento dei giovani e la connessione internazionale”.

 

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