Il concorso “Progetto Art Bonus dell’anno” non è il classico concorso a premi, ma è un modo per far conoscere il nostro patrimonio culturale, per compiere un viaggio attraverso quello che viene realizzato nell’ambito del rapporto pubblico-privato e anche un modo per ispirare altri enti per avviare raccolte Art bonus per il proprio patrimonio culturale. Oltre, chiaramente, a rappresentare un momento di pubblico ringraziamento a chi dona. Carolina Botti, direttore Ales Spa - la società che per conto del Mibact si occupa del programma di gestione e promozione dell'Art Bonus -, parla ad AgCult del concorso “Progetto Art Bonus dell’anno” che si chiuderà il 6 gennaio e che dal 2016 premia quanti, beneficiari e mecenati, rendono possibile attraverso l’Art Bonus il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese, oltre che per promuovere una sempre più diffusa conoscenza della norma istituita nel 2014.

IL CONCORSO

Per votare il progetto Art bonus dell’anno c’è tempo, come detto, fino al 6 gennaio quando si chiuderanno le “urne virtuali” della votazione. Un concorso, organizzato per il quinto anno consecutivo da Ales insieme a Promo PA Fondazione - LuBeC, che raccoglie in sé molti obiettivi. Innanzitutto, c’è “quello di premiare i progetti che hanno già chiuso con successo la raccolta Art Bonus nell’ultimo anno e che vengono proposti alla votazione popolare attraverso il sito www.concorsoartbonus.it. Troviamo le grandi raccolte (spesso qualche grande restauro o attività di sostegno alle fondazioni lirico sinfoniche) - ricorda Botti - che raggiungono anche milioni di euro e contemporaneamente troviamo raccolte di qualche migliaio di euro, ad esempio, delle biblioteche civiche con progetti di promozione della lettura. Uno spaccato molto interessante per comprendere chi e con che finalità ricorre a questo strumento di mecenatismo”. Ed è anche bello notare che “i voti dei cittadini non sempre si riversano sulle grandi raccolte, ma spesso premiano quelle che ritengono più vicine alla propria idea di Art bonus e alla propria sensibilità”.

IL RUOLO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI

Un sguardo privilegiato merita il ruolo delle amministrazioni territoriali che arrivano al traguardo. “Nelle varie edizioni è infatti interessante vedere che quando un progetto promosso da enti territoriali, non necessariamente abituati a cimentarsi con operazioni di raccolta fondi o operazioni pubblico-privato, raggiunge posizioni alte nella classifica, i rappresentanti delle amministrazioni dimostrano un grande trasporto e coinvolgimento emotivo per il risultato raggiunto. Dietro ogni vittoria c’è tutto un processo che va costruito, un rapporto di mutua conoscenza tra chi propone e chi dona. Ogni mecenate, ogni donatore conquistato non solo contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo economico, ma diventa strumento attivo della conoscenza, della tutela, della valorizzazione del patrimonio o dell’attività culturale al centro del progetto”.

L’ART BONUS

Il concorso “Progetto Art Bonus dell’anno”, contribuisce anche alla conferma della misura dell’Art bonus “come uno degli strumenti che sta dando maggiori risultati nel rapporto pubblico-privato a favore della cultura. Il rapporto pubblico-privato, a seconda delle circostanze, si può sviluppare attraverso diverse modalità e strumenti (tra cui: sponsorizzazioni, partenariati speciali) ed in tale ambito l’Art bonus è uno strumento che ha dimostrato e continua a dimostrare la sua valenza ad ampio spettro attraverso la leva del mecenatismo. Uno strumento, ancora, molto semplice e trasparente, importante per costruire una politica culturale basata sul legame con i cittadini ed il territorio e che consenta una sostenibilità programmata nel tempo”. 

L’ART BONUS E LA PANDEMIA

Poco prima di Natale, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini ha annunciato che le donazioni a favore del patrimonio culturale italiano attraverso l’Art Bonus hanno superato i 500 milioni di euro, aumentando di oltre 65 milioni di euro in nove mesi. Sono 17.898 i mecenati che hanno sostenuto 4.123 interventi. “Siamo veramente contenti di aver raggiunto questo traguardo importante - commenta Carolina Botti - soprattutto in questo anno difficile, segno che l’Art bonus diventa sempre di più uno strumento centrale e in molti casi indispensabile per il sostegno alla cultura e alle istituzioni culturali”.

Anche durante la pandemia, “tutte le categorie di donatori e di mecenati (cittadini, imprese, fondazioni bancarie) hanno continuato a sostenere raccolte fondi. Interessante anche evidenziare che le donazioni non si sono concentrate solo in una parte del paese, ma abbiamo notato una vivacità su tutto il territorio anche in regioni apparentemente meno ricche sulla carta, dove tuttavia c'è stato un grande impegno delle istituzioni sul territorio per coinvolgere i cittadini. Questo è uno dei valori più grandi: non tanto la quantità di fondi raccolti o l’importanza dell’attrattore culturale quanto la capacità di far diventare questo processo parte della programmazione e della sostenibilità delle istituzioni culturali e degli enti territoriali creando un sinergico rapporto di fiducia pubblico-privato”.

E’ questo, secondo Botti, uno degli elementi che va considerato “per capire che cosa determina la riuscita in alcuni casi del processo di raccolta. Da quello che vediamo la riuscita è direttamente proporzionale all'impegno profuso dalle amministrazioni e alla capacità di definire una strategia a misura del territorio con una scelta ottimale delle raccolte da proporre che poi vanno adeguatamente comunicate e promosse ai potenziali donatori”.

 

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