© Photo by Max Böhme on Unsplash

Un forum come occasione per porre domande a chi prende le decisioni e influenza l’opinione pubblica. Un’opportunità per cogliere i cambiamenti in atto. Una possibilità per sentirsi protagonisti di un presente in continua evoluzione e di un futuro che deve necessariamente essere “diverso dalla normalità di prima”.

Una maratona di pensiero, dal 30 novembre fino al 15 dicembre, ogni giorno dalle 10:00 alle 19:00. Il Forum Disuguaglianze e Diversità ha lanciato una grande chiamata alla riflessione con 16 giorni di diretta per proposte, dialoghi e strategie sul futuro del Paese. Un ricco palinsesto che ha visto alternarsi oltre duecento persone, storie, dibattiti sulle sedici priorità strategiche per il paese Italia (con argomenti che vanno dalla scuola alle periferie, dalla pubblica amministrazione al valore del lavoro e alla crisi ecologica), con contenuti messi a disposizione della discussione sul Piano di Ripresa e Resilienza nazionale che dovrà essere presentato all'Unione Europea.

“Nel Paese c’è un serbatoio di idee coraggiose - ha affermato Andrea Mornicoli, coordinatore dello staff del ForumDD, alla chiusura del ForumDD - idee e soluzioni pratiche che hanno il coraggio di approcciarsi alla complessità, perché sono centrate sulle esperienze della realtà e non sulla rappresentazione della realtà, ragionano sul qui e ora a partire dai bisogni, ma con una prospettiva di cambiamento”. Ma “tutto questo insieme di esperienze però - ha sottolineato Fabrizio Barca, coordinatore del ForumDD - fa fatica a diventare sistema”.

Al termine di queste giornate è forte la richiesta alla politica di essere più vicina, più attenta e di raggiungere ed ascoltare chi produce idee e riesce a costruire nuove pratiche. Un appello condiviso dal Ministro per gli affari Europei Vincenzo Amendola, che nella conclusione del Forum si è impegnato a dare massimo rilievo nel Piano alla rigenerazione delle pubbliche amministrazioni e a dare vita nelle prossime settimane a un dialogo sociale con tutte le parti sul merito del Piano. I rappresentanti del ForumDD Fabrizio Barca, Annalisa Mandorino e Andrea Morniroli, hanno plaudito a questo impegno poiché “tale dialogo sociale potrà consentire, a parere del ForumDD, di passare da indicazioni generali al linguaggio dei risultati: risultati attesi, misurabili e verificabili, che consentiranno di discriminare fra buoni e cattivi progetti”.

Il 6 dicembre è stata la giornata dedicata alla “Crisi ecologica” e “Territorio” è stata la parola chiave scelta da Alessia Zabatino, ricercatrice che affonda le sue radici nel sistema cultura. Un flusso di pensiero che ha avuto come focus la redistribuzione e l’acquisizione del potere nelle comunità locali attraverso politiche e pratiche di sviluppo.

“Territorio è una parola molto utilizzata nel linguaggio comune, in quello politico, una parola utilizzata da discipline diverse con accezioni differenti” - afferma Alessia Zabatino. “Territorio quindi può essere una porzione di terra, una regione, uno spazio geografico ben definito, ma può essere anche l'area che viene occupata e difesa da una specie animale, oppure lo spazio nel quale una persona organizza tutti gli ambiti della propria vita. Tre esempi questi, che fanno capire però quanto possa essere ampio il ventaglio dei significati di questa parola”. Alessia Zabatino ha deciso di condividere tre idee di territorio, tre punti di vista, capaci di generare domande, aprire nuovi orizzonti e sviluppare anche nuovi punti di vista sul territorio e sullo sviluppo territoriale.

IL TERRITORIO COME UNA RETE DI RELAZIONI

Il primo punto di vista è ispirato da un libro di Giuseppe De Matteis intitolato “Il progetto implicito” (ed. FrancoAngeli 2002), che porta a pensare al territorio non più soltanto come a uno spazio geografico definito, ma anche come una rete di relazioni. De Matteis in questo testo afferma che lo spazio come entità oggettiva non esiste e che la società non è un prodotto dello spazio, ma viceversa, è la società che produce lo spazio. Sono le relazioni a produrre lo spazio. Ecco allora l'idea di territorio come rete di relazioni: quando si attiva un processo di sviluppo territoriale, dice De Matteis, bisogna fare un po' come gli esploratori, cioè capire quali sono gli elementi propri di un luogo che possono generare valore sociale e valore economico, i quali non sono soltanto elementi materiali, ma anche immateriali come le dinamiche relazionali.

Quest'idea di territorio come rete di relazioni, che se adeguatamente interpretate e valorizzate possono migliorare le condizioni di vita e generare valore sociale ed economico, ha preso vita con le cooperative di comunità. In Italia sono moltissime e si trovano soprattutto in aree interne e nei piccoli paesi. Si tratta di strutture organizzative che mettono a sistema competenze e relazioni tra singoli e organizzazioni di un luogo, rendendo più fitta la rete delle relazioni e producendo così quei beni e quei servizi necessari perché una comunità viva e sopravviva.

IL TERRITORIO COME SOGGETTO VIVENTE

Il secondo punto di vista sul territorio è ispirato da un altro autore, Alberto Magnaghi, in particolare da due testi “Il progetto locale” (ed. Bollati Boringhieri 2010) e “Il principio territoriale” (ed. Bollati Boringhieri 2020). Leggendo questi testi il territorio diventa non più soltanto una rete di relazioni, ma un soggetto vivente ad alta complessità del quale avere cura con una particolare tipologia di coscienza, che Magnaghi chiama “coscienza di luogo”.

Magnaghi dipinge quest’immagine di territorio come soggetto vivente che è frutto di una stratificazione successiva di fasi di deterritorializzazione e territorializzazione. Questo significa che nel corso del tempo si alternano dei momenti in cui la relazione tra uomo e ambiente si spezza, non è più sinergica (fase di deterritorializzazione) determinando di conseguenza delle disuguaglianze e generando nuove povertà. A questi momenti di solito succede una fase di territorializzazione, cioè gli abitanti ricominciano ad aver cura del proprio ambiente di vita, di quello di relazione con coscienza di luogo, cioè con una ritrovata consapevolezza del valore dei beni comuni territoriali, materiali e immateriali.

Per Magnaghi sono coscienze di luogo per esempio i gruppi di acquisto che ripensano le modalità di produzione e distribuzione del cibo; sono coscienze di luogo esperienze di autogestione degli spazi pubblici, sono ancora i movimenti che denunciano le situazioni di degrado e di sfruttamento di alcuni luoghi e ne propongono delle vie di sviluppo alternative.

Un grande esempio di coscienza di luogo è avvenuto a Peccioli, un piccolo paese in provincia di Pisa, dove gli abitanti sono partiti dal ripensamento necessario di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti per renderlo più sostenibile. Gli abitanti si sono messi in prima fila per la produzione di energia pulita e hanno utilizzato i proventi della vendita di energia pulita con finalità sociali e culturali, quindi per il miglioramento delle loro condizioni di vita e della propria comunità.

Ecco dunque l'idea di territorio come soggetto vivente complesso del quale avere cura con coscienza di luogo.

IL TERRITORIO COME UN COSTRUTTO SOCIALE

Il terzo punto di vista sul territorio arriva da una frase di Pierluigi Crosta che è anche il titolo di uno dei suoi libri, “Il territorio è l'uso che se ne fa” (ed. FrancoAngeli 2010). In questa terza idea del territorio come un costrutto sociale, abbiamo da una parte la definizione delle regole d'uso delle funzioni e dall'altra abbiamo spesso delle interazioni sociali, un agire collettivo che ribalta, non riconosce queste regole, ma ne crea di nuove.

Basti pensare ad esempio a diversi spazi occupati ad uso abitativo o per bloccare la privatizzazione di spazi pubblici; oppure a molti ragazzi e ragazze nelle aree interne che si costruiscono da sé degli spazi per loro – ad esempio skatepark o dancefloor – in aree previste per altre funzioni. Quest’idea di territorio fa molto riflettere su quanto lo sforzo di progettazione, di pianificazione del territorio possa risultare vano e molto lontano dalla realtà se non si prendono in considerazione le dinamiche relazionali, se non si prendono in considerazione le coscienze di luogo e le modalità d'uso di un territorio che sono messe in pratica dagli abitanti.

Attraverso queste tre idee di territorio Alessia Zabatino rimarca quanto l'uomo e la sua azione intenzionale possa avere una grande capacità di trasformazione, di miglioramento, di attivazione di processi di cambiamento e pensare che l'uomo possa con la sua intenzionalità attivare dei processi di cambiamento è confortante.

È bello pensare che ognuno di noi possa accendere il motore della cura e del cambiamento del luogo che abita, del luogo in cui vive. Ma mettendo insieme tutte queste idee di territorio Alessia Zabatino si è chiesta se effettivamente ovunque sia possibile per tutti essere attivatori di cura e di cambiamento, e la sua risposta è no. Però non è un no definitivo, crede infatti che ci si possa lavorare e lo si possa fare se le politiche di sviluppo territoriale, le politiche che hanno una dimensione territoriale, assumano un approccio un po' meno pianificante e un po' più abilitante.

Non è dunque soltanto la partecipazione che abilita i cittadini attivi ad essere protagonisti e a innescare dei processi di cambiamento. Le politiche abilitanti sono invece quelle politiche che riescono a costruire dei contesti nei quali le persone possono scoprire le proprie capacità, possono allenarle e metterle poi a disposizione della collettività in un processo di cambiamento, di miglioramento delle condizioni individuali e collettive.

“Mi piacerebbe - conclude Alessia Zabatino - che la parola territorio fosse dunque sempre di più sinonimo di contesto abilitante”.

ABSTRACT

From November 30th to December 15th, the ForumDD organized 16 days with proposals, dialogues and strategies on the future of our Country. On 6 December the focus was the "Ecological Crisis" and Alessia Zabatino, researcher with a focus on redistribution and the acquisition of power in local communities through development policies and practices, chose "Territory" as keyword, sharing three points of view: the territory as a network of relationships; the territory as a living subject and the territory as a social construct. Three ideas chosen to generate questions and develop new points of view on territorial development.

Alessia Zabatino wondered if everywhere and anyone can be an activator of care and change. This will be possible if territorial development policies will take a more enabling approach, if policies will build contexts in which people will have the opportunity to discover their abilities and make them available to the community for a process of change and improvement of individual and collective conditions.

Leggi anche:

 

Articoli correlati