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“Sono le otto e Kamala non si è ancora svegliata. Da quando ha compiuto quattro anni ha iniziato a dormire un po’ di più, e questo mi rende incredibilmente grato. In questo mese, quando Margherita apriva la porta per uscire e andare in casa editrice, lei scattava in piedi e correva per farsi dare un bacio dalla mamma. Così già alle sette era pronta a scegliere i vestiti da indossare per andare al nido. Invece stamattina credo riuscirò addirittura a farmi la barba con calma. Questo sabato l’accompagno al centro di diffusione della cultura scientifica di Porta Palazzo, sono sicuro che le piacerà da impazzire: lei non ha dubbi, da grande vuole costruire astronavi. Soprattutto da quando ha visto i progetti realizzati dalla mamma della sua migliore amica Lin, direttrice di dipartimento al Politecnico. Devo ricordarmi di controllare fino a che ora i nonni di quartiere al parco di Porta Palatina leggono le favole ai bambini nel pomeriggio, così faccio la spesa e preparo qualcosa di buono per cena: da domani finisce il mio congedo parentale e si torna ai vecchi orari. Sarà difficile rinunciare ai riti che io e Kamala abbiamo iniziato ad avere, ma sento di aver messo in moto creatività che ora ha bisogno di essere messa a frutto. Il corso di aggiornamento, frequentato in biblioteca, sul recupero cognitivo grazie all’espressione artistica nei malati di Alzheimer mi ha entusiasmato e non vedo l’ora di sperimentare coi miei pazienti i nuovi strumenti. Margherita si sente pronta a darmi il cambio: ha portato la sua casa editrice alla fiera di Berlino, la più grande nell’ambito dell’editoria di genere, e ora ha voglia di un tempo più lento. Chissà se anche stasera vorrà fare la sua corsetta al parco: è il suo momento preferito, dice che le permette di sentire la città tutta sua. Ho sentito Kamala ridere, credo si sia svegliata. È tempo di muoversi”.

IL PROGETTO TORINO CITTÀ PER LE DONNE

Kamala e il suo papà, Margherita, Lin e la sua mamma direttrice di dipartimento, non abitano la Torino di oggi, ma quella che ho provato a immaginare per raffigurare alcune delle trasformazioni proposte dal Manifesto di Torino Città per le Donne (ToxD).

È un progetto con finalità politiche, che non si identifica con alcuna corrente partitica e che si rivolge tanto all’universo maschile quanto a quello femminile. Il Manifesto è un documento a cui stanno lavorando 55 aderenti al comitato promotore e circa 400 aderenti ai tavoli di lavoro orientati da otto verbi fondamentali: lavorare, abitare, decidere, educare, amministrare, convivere, curare e promuovere benessere. Verbi che permettono di indagare il modo in cui una città orienta la biografia dei suoi abitanti e di come cittadine e cittadini possono contribuire a sviluppare comunità e territorio.

Torino Città per le Donne è stata fondata dalla Manager culturale Antonella Parigi, dalla Docente di Fisica del Politecnico di Torino Arianna Montorsi, dall’Amministratore Delegato di SocialFare Laura Orestano e dalla neurologa della Città della Salute e della Scienza Maria Claudia Vigliani. L’obiettivo è far sì che l’universo femminile venga maggiormente coinvolto nei processi decisionali e lavorativi, a tutti i livelli e in tutti i settori, così da soddisfare i requisiti basilari necessari affinchè migliori la qualità della vita di tutte e tutti. Le prime proposte sono state presentate il 28 novembre 2020 con una maratona di idee su facebook, il cui video ad oggi risulta visualizzato 11.423 volte. Ha così iniziato a prendere forma il Manifesto, che i gruppi di lavoro intendono arricchire nel prossimo mese e mezzo affinché possa essere di stimolo a candidate e cadidati per le elezioni amministrative 2021. La struttura dei tavoli di lavoro rappresenta inoltre un dispositivo civico che potrà continuare a portare il punto di vista femminile nella vita della città, a Torino e nelle città che attiveranno processi ispirati al modello proposto da TxD.

UNA CITTÀ POCO ATTRATTIVA...

I genitori di Kamala o quelli di Lin, se esistessero, oggi sceglierebbero Torino? Probabilmente no. Secondo il Rapporto Giorgio Rota del 2020 la capacità attrattiva della città attualmente non è pienamente espressa. La capacità di Torino di attrarre residenti (e soprattutto famiglie con figli) è attualmente più bassa in comparazione ad altre città metropolitane del centro-nord, sia rispetto ai flussi migratori dalle altre regioni italiane che dall’estero. Il tasso di natalità si è ridotto in misura accentuata, non più compensata dai flussi migratori. Il risultato è un progressivo invecchiamento della popolazione e una graduale diminuzione di consistenza della fascia d’età lavorativa. L’attrazione di giovani da parte dei poli universitari è efficace, ma non lo è altrettanto la capacità del territorio di stimolare il radicamento in laureate e laureati: solo il talento di due su tre alimenta il mondo del lavoro torinese. Diminuiscono anche le imprese, a fronte di una dinamica che a livello nazionale è rimasta invece sempre positiva. Nel tempo è aumentata l’attrazione di multinazionali a controllo estero, esposte però al rischio di re-shoring dal rallentamento dei processi di globalizzazione causati dal COVID-19. Quanto alle startup innovative, rappresentano circa l’1% delle società di capitale e scontano un valore medio della produzione nettamente inferiore nell’area torinese rispetto al resto d’Italia, anche per la ridotta presenza di investitori e capitali di rischio.  Aumentano i poverissimi e i benestanti, mentre i redditi medio bassi si restringono drammaticamente. I tassi di disoccupazione crescono, soprattutto rispetto a inoccupazione e disoccupazione giovanile. Torino, pur riducendo l'incidenza di Pm10 e biossido di azoto per metro cubo, resta inoltre una delle città con la qualità dell’aria peggiore d’Europa.

...MA CAPACE DI ACCENDERE L'IMMAGINAZIONE CIVICA

Eppure questa città non manca di accendere l’immaginazione di designer, urbaniste e urbanisti, accademici, giovani, visionari e visionarie. Dal successo internazionale del progetto di city-imaging collettivo TorinoStratosferica a Torino2030, progetto di ricerca voluto da professoresse e professori di Politecnico e Università di Torino per indagare futuri scenari del territorio metropolitano della città. Una ricerca, che pienamente in linea con la terza missione degli Atenei, mette a disposizione della città le loro competenze di ricerca e analisi per generare un confronto aperto, acceso e informato che porti a sviluppare cooperazione e strategie condivise “a prova di futuro”. Sei i temi scelti dal comitato scientifico in funzione dei quali sono identificati esperte ed esperti, locali e nazionali/internazionali, nel mondo accademico e in diversi settori produttivi, coinvolt* in webinar pubblici attraverso cui settare il problem-solving; parallelamente vengono condotti altrettanti workshop su invito, che coinvolgono stakeholder locali per far emergere forze di cambiamento, discontinuità e costruire narrative di scenari. Senza dimenticare i tanti progetti finanziati dal bando Civica di Compagnia di San Paolo, come Felicità Civica e Futuri (Im)Perfetti. Ma anche iniziative non incentrate esclusivamente sul futuro della città, eppure capaci di alimentare futuri alternativi: come i VisionaryDays e TEDxTorino. Sono moltissimi i percorsi e le realtà impegnati nell’alimentare l’immaginazione civica e co-progettare un diverso presente.

UNO SGUARDO FEMMINILE

Tornando al focus sullo sguardo femminile da cui siamo partiti, proviamo però a mettere meglio a fuoco alcuni elementi della narrazione immaginifica con cui abbiamo aperto questa riflessione. Margherita ha un compagno che condivide con lei la responsabilità della cura e supporta la sua realizzazione professionale. Chiunque si sia confrontato con scelte simili è pienamente consapevole che non riguardano esclusivamente la dimensione personale o relazionale, ma hanno connessioni fondamentali con la possibilità di accesso ai diritti. Da una parte troviamo alcuni elementi chiave accennati nella narrazione quali i congedi parentali per entrambi i genitori, accessibilità e disponibilità di servizi educativi, formazione continua per chi deve ri-immettersi nel mondo del lavoro dopo un periodo di pausa, miglior equilibrio vita-lavoro. Ma ci sono altri elementi a rendere difficile oggi per la maggior parte dei nuclei familiari residenti in Italia la scelta di avvantaggiare la carriera delle donne: guadagnano meno, hanno minori prospettive di carriera e più spesso sono occupate con contratti a termine o altre formule precarie. Spesso quindi non ci sono dubbi su quale delle due carriere sia da considerare sacrificabile in favore dei compiti di cura all’interno del nucleo familiare. L’ispettorato del lavoro ha certificato come già nel 2019 in Italia siano state oltre 37.000 le neomamme lavoratrici che hanno presentato le dimissioni: donne che abbandonano il lavoro tra i 29 e i 44 anni, ossia nel pieno dell’impegno professionale. Tali dimensioni riguardano soprattutto il settore terziario (39.247 casi) e l’industria (8.555), con 142 casi anche nella pubblica amministrazione. Per l’ISTAT, in generale, il 20% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita dei figli. Anche la dimensione imprenditoriale, rappresentata dal nostro gioco di finzione, non troverebbe spazio. Dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano a livello nazionale una crescita superiore alle imprese maschili, tra aprile e settembre questa maggiore velocità si è praticamente annullata, trascinata in retrocessione da una tendenza negativa: -42,3% per le nascenti imprese a conduzione femminile contro il -35,2% delle imprese maschili nel secondo trimestre del 2020. I settori più colpiti a causa dei lockdown sono comparti come il turismo e il commercio, ad alta presenza femminile, sia a livello di occupazione che di imprenditorialità. Causa principale è naturalmente il generalizzato calo della domanda accanto a una maggiore difficoltà per le imprenditrici nell’accesso al credito, come documentato da una indagine condotta da Unioncamere nel mese di ottobre su un campione di 2.000 imprese manifatturiere e dei servizi [1].

ESPERIENZE DIVERGENTI E FUTURI INEDITI

Quanto il punto di vista assunto dalle città condiziona la vita di chi le abita? Quanto l’approccio fin qui portato avanti è in grado di rispondere alle nuove sfide sociali? Per scoprirlo è necessario guardare ad esperienze divergenti, quale l’azione trentennale di gender mainstreaming [2] realizzata nei quartieri di Aspern a Vienna. Un esempio che ha saputo far emergere nel tempo quanto le strutture delle città siano limitate dall’approccio univoco predominante [3]. Allo stesso modo la gestione delle conseguenze dovute alla diffusione del COVID-19 in Danimarca, Finlandia, Germania, Islanda, Nuova Zelanda e Norvegia ha mostrato come una conduzione guidata da una sensibilità femminile abbia consentito di mettere in campo risposte più efficaci in termini di capacità di cooperare, proattività e comunicazione politica [4]. La crisi che stiamo fronteggiando, infatti, ha dinamiche diverse da quelle di origine finanziaria: derivata da cause sanitarie impatta sul sistema produttivo in modo diverso e comporta trasformazioni connesse ad aspetti quali nuove esigenza di cura, modalità di lavoro e mobilità.

Tutti questi aspetti stanno ridisegnando le città. Molti esperti inoltre segnalano che il COVID-19 potrebbe preannunciare una nuova era, in cui le pandemie sono meno rare. In ogni caso, c’è un’altra urgenza crescente con cui le città sono chiamate a dialogare: la crisi climatica e le sue conseguenze sempre più evidenti. Tutti elementi che concorrono alla necessità di adattarsi a scenari imprevisti. Le città progettate assumendo un unico punto di vista, cioè quello dell’uomo bianco sano, mostrano a riguardo la loro inadeguatezza. La biologia dell’evoluzione ci insegna che l’esigenza trasformativa trova migliore risposta in ecosistemi connotati da variabilità e diversità. Il punto di vista delle donne dovrebbe essere considerato, quindi, per il suo potenziale innovativo e dirompente anche al di là di una discussione ideologica ed etica sulla giustizia e l’equità. In questo senso la prospettiva femminile può essere uno strumento importante, ma non sufficiente, per l’inclusione di soggetti che possano contribuire alla resilienza delle città, grazie ad un patrimonio di conoscenze originale ma marginalizzato della società convenzionale.

Il tema non si limita, quindi, alla questione di genere. L’urgenza è sviluppare soluzioni nuove a problemi che stanno assumendo configurazioni inedite per le quali non siamo preparati. Allora cosa fare? Serve un cambiamento, che a partire da cultura ed educazione, renda possibile dare voce all’immaginazione civica di quanti sono stati tenuti al margine, trasformando le città in spazi generativi di nuove possibilità per tutte e tutti.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Rapporto Imprenditoria Femminile 2020, UNIONCAMERE

[2] Per avere una prospettiva globale sul tema esplora UN WOMEN, qui il sito.

[3] Per saperne di più si consiglia la lettura di “City with a female face: how modern Vienna was shaped by women” di Elle Hunt pubblicato su TheGurdian il 14 maggio 2019, qui il link.

[4] A questo proposito si veda la ricerca condotta dalle professoresse Supriya Garikipati e Uma Kambhampati per l’Università di Liverpool come presentata nel paper, Leading the Fight Against the Pandemic: Does Gender ‘Really’ Matter? (3 giugno 2020).

 

Azzurra Spirito è una designer di processi collaborativi impegnata nello sviluppo di azioni, pratiche e strumenti volti alla cooperazione online e offline di sistemi (omogenei e non), con particolare attenzione a quelli che connettono pubblico-privato-comunità. Supporta l'identificazione di strategie a prova di futuro, adottando futures methods. Accompagna processi community-based nella generazione di servizi, progetti, modelli e policy. Grazie al framework design thinking, ibridato a diversi metodi e approcci, facilita l'identificazione di opportunità di impatto sociale positivo, la strutturazione di progettualità, la definizione di prototipi attraverso cui arrivare all'implementazione di soluzioni innovative in ambiti diversi: dalla rigenerazione urbana all'healthcare. È parte del team ForwardTO | Studi e competenze di scenari futuri. Ha lavorato per cinque anni all'interno di SocialFare | Centro per l'Innovazione Sociale. Come libera professionista ha collaborato, tra le altre, con realtà quali Univeristà Luiss Guido Carli di Roma, LabGov.city, TechSoup, Ong 2.0, Croce Rossa, Ires Piemonte.

ABSTRACT

How much does the point of view underlying the structure of the cities affect the life of their citizens? Cities have an increasing role in guaranteeing access to rights, enabling connections, and stimulating the generation of value. When designed assuming a single point of view, namely that of the healthy white man, they show their inadequacy to accomplish this role. The biology of evolution teaches us that the need for transformation finds a better response in ecosystems characterized by variability and diversity. Many success stories show how women have an often underutilized potential in contributing to city life which, once activated, is capable of guaranteeing a better quality of life for all. We will explore this potential starting from a focus on Turin where, among other experiences of civic imagination, 400 adherents of Turin City for Women are developing a manifesto through work tables dedicated to 8 fundamental verbs: work, live, decide, educate, administer, live together, care for and promote well-being.

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