© Photo by Salmen Bejaoui on Unsplash

In questa nuova fase che si apre, caratterizzata da una più avvertita sensibilità e da una più diffusa attenzione ai temi cruciali dello sviluppo sostenibile, una questione centrale viene ad assumere il ruolo che la cultura può svolgere come fattore di accompagnamento e di accelerazione dei processi.

Un modello interessante di questa sinergia (produzione, diffusione culturale e interrelazioni in funzione degli obiettivi della sostenibilità) è offerta da quello che potremmo chiamare il “modello Bologna”, come è stato illustrato dall’Assessore bolognese alla Cultura, Matteo Lepore, in diverse recenti occasioni e in particolare nell’incontro su Il ruolo della cultura per lo sviluppo sostenibile promosso da Fondazione Unipolis, come momento di confronto e riflessione a partire dalla pubblicazione Culture 2030 Indicators dell'UNESCO.

Il piano delle attività con cui sono stati declinati i rapporti tra cultura e sviluppo sostenibile anche in funzione del DUP 2022-23, il Documento di programmazione urbana in linea con l’Agenda 2030, conferma infatti il dinamismo della città in questo ambito.

Partendo da una premessa: puntando sui temi della sostenibilità e dell’Agenda 2030, il Comune di Bologna ha scelto quegli indicatori come elemento di lettura del proprio bilancio in un’ottica e strategia di cambiamento della città per «costruire un orizzonte condiviso con i vari attori del territorio» come ha sottolineato Lepore. In particolare, il nuovo approccio ha riguardato l’Assessorato alla Cultura, che ha fortemente allargato il suo raggio d’azione (occupandosi di industrie creative, sport, immaginazione civica, promozione del territorio) e – d’intesa con Sindaco, Giunta e struttura tecnica dell’Amministrazione – è divenuto “una fonte di policy territoriale”, mettendo al centro “la dimensione culturale come fattore scatenante di una innovazione, di un cambiamento”.

Si è lavorato sul capitale umano e sulla struttura tecnica: un nuovo dirigente, una donna, per la promozione delle politiche culturali e delle industrie creative; una direttrice delle biblioteche comunali ed entro il prossimo anno circa 100 nuovi addetti culturali entreranno in Assessorato, nelle Biblioteche e nei Musei civici.

Si è lavorato sull’investimento pubblico (11,6 milioni di euro quest’anno, con un incremento particolare a seguito della pandemia, che, insieme alle risorse per il personale, toccano i 35 milioni di euro, il 7% del bilancio comunale complessivo). Si è lavorato sulla collaborazione e sulle alleanze, con un numero significativo di convenzioni con associazioni e operatori culturali del territorio (52, di cui 39 consolidate e 13 nuove introdotte nel 2020) come riconoscimento a soggetti che “come le istituzioni e con lo stesso valore operano sul territorio con un impatto che serve alla comunità, che può essere misurato e che meritano un riconoscimento pluriennale”.

Si è lavorato sulle infrastrutture culturali, dando agli immobili pubblici un ruolo nella rigenerazione urbana e nel sostegno alle imprese culturali e creative (dal 2011 ad esempio sono stati assegnati 103 immobili dei 129 gestiti dal Dipartimento Cultura, 40 con il progetto InCreDiBol-Innovazione Creativa Di Bologna, oltre a teatri e ad altre finalità culturali), oltre a co-progettazioni con i Quartieri.

Si è lavorato sulla cultura come welfare e coesione sociale. Utilizzando i fondi europei del PON-Metro 2020 (risorse dirette ai Sindaci delle Città metropolitane con finalità sociali e infrastrutturali sugli obiettivi UE), si è data vita alle Scuole di Quartiere (diciannove progetti in tutta la città di Bologna con un investimento di oltre 4 milioni e 300 mila euro). Obiettivo: sperimentare nuovi approcci educativi per “generare un impatto sociale ma anche definire delle nuove policy […] cambiando il modo di lavorare sul territorio”, finanziando direttamente o generando un valore attraverso soggetti che si alleano per lavorare e per creare progettualità. Le Scuole sono state infatti promosse e realizzate - con l’ambizione di rafforzare il legame tra le diverse identità locali della città - da un’alleanza di imprese sociali, associazioni culturali e istituzioni come Musei, Biblioteche e Teatri di Bologna, in sinergia su uno stesso grande progetto, con il coordinamento del Comune di Bologna e operativamente della Fondazione Innovazione Urbana. E grazie ai finanziamenti PON-Metro14-20 Liquid Lab, destinati al contrasto delle povertà educative e alla crescita culturale di tutte le fasce di popolazione, si è attivato un processo di trasformazione e innovazione come quello della Biblioteca Ruffilli che diventerà Salaborsa Lab di Vicolo Bolognetti. Opererà dall’autunno 2021 come sede distaccata di Salaborsa (la più importante biblioteca comunale bolognese) con una nuova vocazione: metterà a disposizione “laboratori e percorsi multidisciplinari su ricerca e sperimentazione nel campo della lettura, attraverso l’utilizzo di molteplici linguaggi e tecnologie come gaming, coding, robotica, fablab, percorsi di digital literacy e di information literacy”. Non trascurando la rigenerazione di computer e tablet che possano poi essere utilizzati nelle biblioteche o presi a prestito. Con l’obiettivo di “favorire la crescita culturale e contrastare le povertà educative: un luogo che possa diventare punto di riferimento in particolare per i ragazzi (a partire dagli 11 anni) e per i giovani”. Nello stesso luogo, Vicolo Bolognetti, l’offerta culturale si arricchirà anche per il previsto trasferimento dei servizi, attività e archivio videoludico della Cineteca di Bologna. Ispirazione di fondo una innovativa visione di sistema: “Le biblioteche di pubblica lettura sono gli avamposti sui vari territori in cui realizzare accoglienza, promozione e lettura dei diversi bisogni, tra questi anche l’accesso al digitale e comprensione della nuova dimensione aperta dall’intelligenza artificiale. Nella città che presto sarà capitale italiana dei Big Data, dobbiamo aspirare a promuovere la cultura digitale a tutte le età e verso tutta la popolazione. È una questione democratica, di riduzione delle diseguaglianze”.

Inoltre, applicando “un metodo di partecipazione dal basso di condivisione che noi chiamiamo immaginazione civica” – commenta Lepore – sono stati reinternalizzati i servizi delle biblioteche comunali - con il coinvolgimento del personale, dei cittadini e degli stakeholder comunali – e si è impostata la transizione al digitale, tracciando una linea di sviluppo e di cambiamento dell’approccio che tiene insieme il ruolo sociale dei Quartieri e delle competenze specialistiche, il coinvolgimento delle partnership e il dialogo con le esigenze del territorio. Per rendere l’ecosistema più flessibile e capace di intervenire in diversi contesti, dalle scuole alle imprese alle strutture sanitarie e assistenziali, attivando anche un processo virtuoso di gemmazione.

Ne è testimonianza il Patto per la lettura che sul territorio negli ultimi due anni ha coinvolto oltre 170 soggetti, 75 gruppi di lettura, 46 librerie con oltre 2000 eventi, valorizzando “il lavoro delle biblioteche comunali di Bologna per la promozione della lettura e della conoscenza, per la socializzazione e il contrasto alle povertà educative, in rete con tutti i soggetti attivi e competenti”. Dalla cui esperienza, appunto per gemmazione, hanno preso le mosse le Consegne etiche piattaforma cooperativa - con lavoro e salario protetto - di consegne a domicilio per il servizio di prestito delle biblioteche.

Ne sono testimonianza anche i principali bandi promossi nel 2020 per sostenere l’attività culturale nel difficile passaggio dell’emergenza pandemica e “per migliorare la qualità della via, la coesione sociale e l’attrattività della città”: nella produzione musicale (con 208 domande), nella «Scuola di azioni collettive» (110 domande) un percorso di formazione e sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico, ambientale e culturale dedicato al Terzo Settore, alle comunità, alle reti e ai cittadini attivi nel territorio, supportando e affiancando i progetti selezionati con moduli di formazione e con finanziamenti dedicati. Lo stesso Incredibol 2020 (193 domande) ha rappresentato un’edizione speciale dedicata all’innovazione resiliente delle imprese culturali e creative.

Si è lavorato parallelamente sul monitoraggio dell’ecosistema, con un progetto di valutazione d’impatto sulle ricadute dell’emergenza in ambito culturale e sulle attività delle associazioni culturali attive a Bologna. A due livelli: Report sugli effetti del lockdown a Bologna per teatri, musica dal vivo, cinema e musei e sulle misure adottate a livello nazionale e regionale; Questionari rivolti a operatori culturali e cittadini. Analogo lavoro di misurazione ha riguardato i flussi dei visitatori e la loro provenienza (ad esempio nei musei) con tecnologie e sondaggi incrociati da parte delle istituzioni pubbliche e degli operatori culturali. Sperimentando anche percorsi in cui il monitoraggio e la valutazione entrano come elementi fondamentali nella formazione e nell’aggiornamento degli operatori culturali pubblici e privati.

Il tutto per “lasciare in eredità un disegno delle nostre politiche culturali”: questa l’ambizione di Lepore e del modello bolognese. Anche perché quello che le città promuovono è “ancora poco conosciuto, poco rappresentato e merita politiche nazionali più capaci di rappresentare ciò che l’Italia creativa e culturale sa esprimere”.

ABSTRACT

In this new phase, characterized by a greater sensitivity and a more widespread attention to the crucial issues of sustainable development, a central point is represented by the role that culture can play as a driver and enabler of the processes related to sustainability. An interesting model of the synergy between production, cultural dissemination and the Sustainable Development Goals is offered by the city of Bologna. In particular, the Department of Culture has become a source of territorial policy, through a variety of projects and initiatives, placing at the center of its actions the cultural dimension as a trigger for social change and innovation.

Leggi anche:

 

Articoli correlati