“Noi misuriamo la vicinanza in centimetri, la lontananza in chilometri. Ma se, come affermano i teorici del caos, il battito d’ali di una farfalla in Brasile può scatenare un uragano in Texas, (...) e se un virus sbucato in un mercato cinese può (...) terrorizzare il mondo intero, allora niente sulla Terra è lontano, e tutto è vicino”. [1] La riflessione sul valore prossimità sembra essere una delle più rilevanti e preponderanti generate dalla pandemia. L’obbligo del distanziamento fisico, in prima battuta definito “sociale”, quasi a voler alludere ad una necessaria disgregazione delle occasioni di socialità collettiva quale antidoto alla malattia, ha risvegliato la voglia di comunità/communĭtas quale atto di protezione e resistenza. Dopo mesi di isolamento obbligato, il bisogno di normalità si è fatto sempre più urgente: non tanto un ritorno al “prima”, reso impossibile anche dall’assenza di un “dopo” non ancora compiuto, quanto, piuttosto, l’urgenza dell’esperienza collettiva per poter definire nuovi codici linguistici, spaziali e comportamentali per essere ancora comunità.

ESERCIZI DI VICINANZA

“Le crisi offrono opportunità che è bene immaginare. Soprattutto quando non c'è alternativa.” [2]

Il 2019 è stato, per Matera, un anno straordinario: l’anno della Capitale europea della cultura, più di 1000 tra concerti, spettacoli teatrali, mostre, performance di circo contemporaneo, installazioni artistiche, laboratori partecipativi, progetti di arte pubblica. Matera e la Basilicata sono stati un luogo privilegiato di sperimentazione per processi creativi partecipati, con un forte protagonismo di varie comunità che hanno contribuito alla definizione dei contenuti culturali e delle forme artistiche. Il lockdown, con la conseguente cancellazione di tutti gli eventi e la chiusura dei presidi culturali, ha creato isolamento e spaesamento nel settore dello spettacolo dal vivo a livello globale: il fermento e la ricchezza del 2019 sono apparsi, all’improvviso, lontanissimi e non più replicabili. Il distanziamento fisico, determinato dalla pandemia, è diventato un fattore strutturale che comporta, necessariamente, una reinvenzione degli spazi collettivi, della interazione culturale, dei rituali sociali, dei codici comportamentali e dell'espressione artistica. I tentativi di colmare il vuoto della distanza con le performance nei cortili vuoti o sui tetti o sul web non sono riusciti a riprodurre, nella prima fase della pandemia, la pienezza dell’esperienza dal vivo. Dal desiderio di colmare quel vuoto, dalla volontà di tornare a vivere lo spazio pubblico in quanto comunità, dalla necessità di dover definire nuovi codici comportamentali e relazionali, nasce il festival “So far, so close. Esercizi di vicinanza”, ideato e prodotto dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, con la collaborazione artistica di Silvia Bottiroli e Cristina Ventrucci. “È stata un’emozione grandissima tornare ad occupare un posto in platea e rielaborare, attraverso lo spettacolo, il concetto di vicinanza e di una nuova consapevolezza della distanza.” [3]

Realizzato a Matera e in Basilicata tra il 12 settembre e il 24 ottobre 2020 (ultimo weekend prima della nuova sospensione degli eventi dal vivo), il Festival è stato inteso come un insieme di eventi che vedono nella presenza diretta e nello scambio tra artisti, progettisti e pubblico il vero momento di genesi della produzione creativa. Uno strumento di ricerca, quindi, attraverso il quale sperimentare soluzionidalla ideazione alla loro applicazione fino alle considerazioni ex-post- e documentare il processo creativo, in una logica di miglioramento incrementale e di apprendimento continuo. La co-progettazione, insieme all’imparare facendo , è un assunto fondamentale della metodologia di Open Design School, il laboratorio partecipativo di Matera 2019 che avuto il compito di progettare gli spazi e gli allestimenti del Festival: in questo caso, è un principio che ha informato non solo il disegno dello spazio scenico, insieme agli artisti, ma anche lo studio dei comportamenti sociali derivati dalla pandemia, insieme alle comunità, e la loro declinazione in chiave progettuale per un nuovo paradigma di definizione condivisa dello spazio pubblico, inteso come momento di incontro di diverse visioni e tensioni sociali. Artisti, progettisti, medici, cittadini hanno insieme ridefinito codici progettuali e liturgie comportamentali: le imposizioni normative, ripensate in maniera partecipata, sono diventate gesto collettivo per una diversa forma di socialità. La possibilità di sperimentazione offerta dal Festival, ha dimostrato, ancora una volta, che la cultura e la creatività rispondono alle circostanze inventando soluzioni nuove anche in scenari inaspettati ed improvvisi. [4] Abbiamo lavorato sul potenziale artistico e creativo delle limitazioni, ci siamo messi in ascolto per trovare nuove modalità di travaso in chiave spaziale, adottando un atteggiamento di “cura” dei luoghi e delle persone, attraverso un processo progettuale definito in itinere, disegnando soluzioni aperte e procedendo per modifiche successive.

IL MANUALE

Sin dall’inizio abbiamo sentito la necessità che il Festival si configurasse come una esperienza di apprendimento collettivo, una occasione, quindi, di condivisione di lezioni apprese a servizio di altri. Da qui nasce il manuale “So far, so close. Pratiche di vicinanza infra-pandemiche”, uno strumento operativo a servizio della progettazione degli eventi e una raccolta di strategie ed esperienze maturate nel periodo infra-pandemico. Non una guida, piuttosto l’inizio di una ricerca fatta di studi, esperienze sul campo e soluzioni progettuali che può essere ampliata in una logica open source che permea l’attività di Open Design School.

E’ organizzato in tre sezioni:

  • SO FAR. Ampliare il campo di indagine. È la parte di ricerca sulle tematiche che gravitano attorno ai nuovi rituali imposti dal virus. Contiene contributi di artisti, architetti, ricercatori, filosofi, scienziati che hanno affrontato i temi della vicinanza, dello spazio pubblico e della pandemia.
  • APPARATI. Normative e soluzioni possibili. È la raccolta dei DPCM che hanno accompagnato la fase di ricerca. Riferimenti e casi studio presentano possibili soluzioni creative o spunti di riflessione rispetto alle norme per il contenimento del contagio.
  • SO CLOSE. Sperimentare sul campo. Comprende il metodo di indagine e i progetti ideati, con l’analisi delle criticità e la restituzione delle soluzioni adottate.

Questa raccolta, distribuita con licenza CC BY-SA-NC in forma digitale e liberamente stampabile, raccoglie ricerche, soluzioni progettuali, visioni artistiche, voglia di esperienze condivise: un insieme di soluzioni possibili e provocazioni intellettuali per generare nuove progettualità. Perché, come abbiamo imparato dal percorso di Matera 2019, il limite è un nuovo inizio. [5]

 

Rita Orlando, architetto con una lunga esperienza in progetti partecipativi, focalizzati sullo sviluppo locale, dal 2013 è parte del gruppo di lavoro di Matera 2019, Capitale Europea della Cultura. A partire dal 2015, coordina il progetto Open Design School incentrato su design, peer learning e multidisciplinarietà come leva per un nuovo paradigma educativo ed economico. Attualmente è primary coordinator del progetto pilota DeuS-Erasmus +, finalizzato all'empowerment delle industrie culturali e creative.

ABSTRACT

“So far, so close. Practices of infra-pandemic proximity” is an open source manual, a collection of researches, experiments, design solution and data with the objective to define possible strategies for live events as a response to restrictions imposed by COVID-19. It was developed as an operational tool for “So far, so close. Esercizi di vicinanza”, a Festival of performing arts produced by the Foundation Matera-Basilicata 2019 between September and October 2020. It is organised into three sections: So far - a collection of various contributions on “ closeness ”- Legislations - laws and subsequent restrictions - So close -experiences on the ground.

NOTE

[1] Annamaria Testa, Vicinanza, Alfabeto pandemico

[2] Claudio Calveri, [Era Digitale] Digitale e cultura: l’evoluzione dello spazio collettivo, Letture lente, AgCult, 11 aprile 2020

[3] Spettatore del Festival

[4] Video di approfondimento

[5] Rossella Tarantino/AAVV “So far, so close. Pratiche di vicinanza infra-pandemiche”, pag. 11

 

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