La cultura come processo dinamico, come scriveva già Georg Simmel in un testo ante-litteram sulla città metropolitana. Un processo che guidi il cambiamento attraverso la costruzione di nuovi immaginari e significati (driver) e allo stesso tempo lo abiliti (enabler), agendo su abilità cognitive e comportamenti.  

È con questo duplice spirito che Letture Lente, come luogo di proposte, nel suo primo anno di vita ha attraversato con voi la tempesta pandemica che ha sconvolto le nostre vite, ogni sistema. Con oltre 140 articoli di riflessione abbiamo fatto esercizio di dialogo. La cultura che si guarda dentro e la cultura fuori dalla cultura, oltre i confini dei settori, in un ripensamento necessario nella direzione di uno sviluppo sempre più sostenibile, che contrasti le disuguaglianze, in Italia, nel mondo. Un cambio di rotta dovuto in uno scenario che le ha ampliate con un anno da record per il club dei super ricchi. Un incremento della ricchezza del 31% per i primi 500 Paperoni del globo pari a 1800 miliardi di dollari, quanto il PIL italiano, mentre 150 milioni di persone si aggiungono alla cerchia di chi vive in estrema povertà, con 1,9 dollari, ossia 1,60 euro al giorno (Banca Mondiale).

Il numero di gennaio inaugura il 2021 con nuovi esempi di dialogo attraverso alcuni degli assi strategici che più hanno generato dibattito: Equità e Diritti, Trasformazione Digitale, Turismo 4.0, Città e Territori. Firme affermate, affiancate da volti nuovi – diamo il benvenuto a Serena Pastorino e Azzurra Spirito –  hanno esplorato con noi la realtà di questo anno unico per evidenziarne le crepe, le storture e le eventuali vie di fuga. Sono contributi che tessono una sorta di trama, un intreccio di temi.

Apriamo in conversazione con Massimiliano Tarantino, direttore della Fondazione Feltrinelli, scelto dalla redazione come figura di riferimento di una istituzione che respira con un polmone nazionale e uno europeo, per tutelare diritti e democrazia in un’epoca in cui la spinta alla partecipazione civica rischia di nuovo di finire nell’ombra. Una riflessione sul ruolo politico della cultura e degli intellettuali per promuovere il cambiamento necessario a migliorare la vita delle persone, concetto al cuore dell’azione della Fondazione Feltrinelli. “Occorre assumere la nostra dimensione di fragilità, lavorare per sviluppare le comunità, fare i conti intelligentemente con il digitale e le nuove opportunità di lavoro generate da questa trasformazione. Con un obiettivo: pensare a chi non ce la fa, a chi non ha gli strumenti per avere un lavoro dignitoso e quindi il conseguente grande tema dell’aggiornamento delle competenze”, anche della classe dirigente. Va in questa direzione, il percorso 2021 della Fondazione come frutto di un programma incontri in quattro città europee - Barcellona, Parigi, Berlino e Amsterdam - sulla base di sodalizi con le relative università e fondazioni per costruire un’agenda  su quattro grandi tematiche (diritti, diversità, nuove povertà e nuove economie), guardando l’Italia dall’Europa.

L’Europa è la nostra casa, afferma la seconda inspiring person individuata: Andrea Silvestri, direttore generale della Fondazione CRC (Cuneo), una delle corazzate filantropiche del paese, che ha appenda presentato un innovativo piano triennale che superare una programmazione per settori di intervento. “Le sfide che abbiamo di fronte  così complesse che richiedono risposte multidisciplinari e multisettoriali. Abbiamo quindi scelto di abbandonare la programmazione e l’analisi per settori a favore delle  sfide” sulla linea degli SDGs: educazione ambientale, nuovi modelli di sviluppo, patrimonio territoriale e rigenerazione. Un’azione locale in dialogo con l’Europa, anche attraverso la European Cultural Foundation, a cui Silvestri contribuisce come membro del Cda, proponendo una “strategia pilota che può diventare un modello  da estendere in ogni nazione. Partiamo dalla necessità di contribuire al cambiamento di prospettiva. Occorre demolire la rappresentazione dell’Europa vista come “i palazzi di Bruxelles”” portando l’Europa nei territori. È con questo intento che “Abbiamo promosso una cabina di regia a livello provinciale per l'identificazione dei progetti strategici di sviluppo da proporre al Recovery Fund ”.

Una società equa, che si fonda sul valore delle differenze. Marta Equi Pierazzini e Cristina Masturzo con Silvia Simoncelli ragionano rispettivamente sulle imprese femministe e sulla presenza femminile nel sistema artistico culturale, arricchendo i contributi della call for papers sulla parità di genere a cura di Flavia Barca. Pierazzini invita a far tesoro delle numerose esperienze di imprenditoria femminile come “qualcosa di ben lontano dall’idea muscolare e individualista dell’imprenditore coraggioso che tanta letteratura ha perpetuato”, ma che piuttosto crea e coltiva un contesto a beneficio di una comunità. Masturzo e Simoncelli mostrano che se da un lato la presenza di artiste storicizzate nelle collezioni e nelle programmazioni temporanee dei musei può contribuire a generare maggior interesse e sostegno alle giovani artiste, dall’altro la storia recente conferma la dispersione delle giovani artiste già nelle prime fasi della carriera professionale. Entrambi i contributi puntano alla presa di coscienza prima di tutto individuale - e non solo istituzionale - per sollecitare comportamenti inclusivi.

Incrociando allo stesso tempo bisogno di nuovi immaginari e di nuovi comportamenti, Emanuela Gasca torna sul tema del viaggio. Il suo pensiero invita a non distogliere lo sguardo dall’inattesa condizione di fragilità globale in cui il COVID-19 ci ha catapultati. Allo stesso tempo, ci incoraggia a guardare oltre. Per ripensare il modello organizzativo delle destinazioni all’interno di un paradigma che privilegi la prossimità e la riflessione personale, come suggerisce lo stesso Tranformational Travel Council, frutto di un movimento globale di guide turistiche che intendono massimizzare gli impatti positivi del viaggio, o ancora come considera un recente manuale della Fondazione Matera-Basilicata 2019 sul ripensamento degli eventi culturali (“So far, so close. Pratiche di vicinanza infra-pandemiche”, a cura di Rita Orlando).

Azzurra Spirito e Serena Pastorino alimentano la riflessione ragionando sulle città in trasformazione, in tutto il mondo. La pandemia sta riscrivendo il nostro modo di convivere, sta ridisegnando la geografia dell’Italia delle città. Sono le città intermedie a indicare la strada, si stanno rivelando interessanti laboratori di futuro. E le connessioni sociali sono decisive (Giuseppe Frangi su L’Italia Policentrica recentemente pubblicata da Mecenate 90, coordinata da Ledo Prato). Città che da ecosistemi funzionali di interscambio provano a ri-pensarsi in esercizi corali di immaginazione come sistemi di comunità inclusive e coese. Nasce così Torino Città per le Donne (TxD) nell’intento intende portare il punto di vista femminile nella vita di Torino (Azzurra), mentre in Trentino si è tenuta la sesta edizione di Trentino Brand New (Serena) per discutere di come le città possano intercettare e allo stesso rispondere a nuovi stili di vita (e.g. i city quitters). E c’è chi ha già sviluppato il proprio piano di programmazione urbana in linea con l’Agenda 2030 come la città di Bologna (Roberta Bolelli), applicando “un metodo di partecipazione dal basso di condivisione che noi chiamiamo immaginazione civica” (Matteo Lepore, Assessore alla Cultura, Sport e Immaginazione Civica del Comune di Bologna). Passi fondamentali per comprendere il cambiamento in corso nel lavoro, mosso dallo smart working, che ha conseguenza sociali immense e che non per tutti significa aumento di benessere. Un  nuovo modello di lavoro che cambia la cultura dell’abitare e vivere le città,  centri vuoti di attività spostate in periferia, immensi spazi per uffici e servizi da pensare, nuove  abitudini di spesa. Sono stati fatti calcoli sugli impatti a Boston, ma molte altre città tra cui Milano, Roma e Torino in Italia sono interessate da questa trasformazione. Per noi sarà una pista di confronto nei prossimi numeri.

Di cambiamenti urbani si occupa anche cheFare con la quale avviamo una collaborazione. L’agenzia ha dato vita a un lavoro inedito di mappatura di 790 nuovi Centri Culturali in tutta Italia, in cui rientrano soggetti molto diversi (hub culturali, teatri, biblioteche, cinema, residenze per artisti, festival, esperimenti di agricoltura sociale, ma anche reti di imprese, comunità di apprendimento e mutualistiche) accomunati dalla capacità di offrire servizi socioculturali “dal basso” per contrastare le disuguaglianze. Ma nuove politiche sono necessarie per supportare queste nuove forme di cultura e di innovazione, obiettivo a cui tendono le 11 Raccomandazioni che accompagnano la mappatura, come ci racconta Filippo Tantillo.

Lo stesso OpenForum Diseguaglianze e Diversità coordinato da Fabrizio Barca ha l’obiettivo di affiancare politiche adeguate ai nostri territori come serbatoio di idee coraggiose, non sempre sufficientemente connesse e scalabli a livello nazionale (Carla di Grazia ascolta Alessia Zabatino).

Non da ultimo, Claudio Calveri dedica il suo appuntamento mensile sul digitale a quella ormai nota come la “Netflix italiana della cultura” puntando l’attenzione su come la  macchina pubblica possa creare una piattaforma di streaming che trovi il giusto equilibrio tra reddività e sostenibilità dell’offerta culturale, che garantisca accompagnamento e accesso anche agli operatori medio-piccoli.

L’idea di una cultura che scende dalla torre di avorio per avviare percorsi di (auto)-rigenerazione  inclusivi sembra ogni giorno di più concretizzarsi, interessando una platea di attori sempre più ampia. L’Economist Intelligence Unit ha appena pubblicato uno studio, sponsorizzato da YouTube, che discute i nuovi trend dell’economia creativa tra cui la partecipazione culturale online come strumento per combattere l’isolamento. Studi del genere mostrano chiaramente come player un tempo impensabili si occupino oggi di cultura, mettendone in risalto il valore economico ma anche sociale. È un bene, ma mostra anche che se il mondo della cultura non assume piena coscienza del suo potere trasformativo, nell’interesse collettivo, altri prenderanno in mano la partita, dettando le regole di un gioco che si chiama diversità, pluralismo, democrazia. Allo stesso tempo, in un mondo frammentato come quello della cultura, abbiamo più che mai bisogno di politiche che ci sostengano nella promozione di nuove visioni, affinché queste non restino confinate nelle mani di pochi illuminati o di affabili investitori. La bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ci mostra come il passaggio da nuove pratiche a nuove politiche culturali è ancora da costruire.

Perché non provare ad accogliere le parole del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rendendoci costruttori consapevoli di questo passaggio?  Una immagine  iconica, come ci indica Massimo Giannini (La Stampa), ”per riassumere in una parola le qualità richieste alla classe dirigente di un paese chiamato all’appuntamento con la storia, nel mondo in macerie devastato da una pandemia inafferrabile e da una recessione impalpabile. Costruttori capaci di ridare missione e visione. Di alzare la testa e gettare lo sguardo verso orizzonti più vasti e lontani”.

E, a proposito di costruzione, approfittiamo di questo editoriale per salutare Valentina Montalto (che si prenderà un po’ della risorsa più preziosa che abbiamo - il tempo - nei primi mesi di questo nuovo anno, per iniziare a fare la mamma) e per dare il benvenuto a una grande firma della nostra rubrica, Flavia Barca, nonché componente dell’inspiring committee, che dedicherà più energie alla direzione scientifica.

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