Serve una misura fiscale strutturale che equipari le spese culturali alle spese mediche assegnando un meccanismo certo di deducibilità di queste spese ai fini del calcolo dell’imposta sul reddito per le persone fisiche (Irpef). Una misura che sia un sostegno all’accesso, alla presenza. Lo ha detto Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI, nel corso del talk online “La defiscalizzazione delle spese della cultura: scenario e proposte operative” progettato dal MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo e promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea. Il Talk ha l’obiettivo di approfondire il tema della defiscalizzazione dei costi della Cultura in connessione con Art Bonus, partendo dalla proposta della Fondazione MAXXI e ponendo l’attenzione sugli impatti che l’emergenza sanitaria ha avuto sull’industria della cultura.

Secondo la presidente della Fondazione MAXXI, dobbiamo “riattivare le forme della condivisione della cultura”. Ma come si può procedere concretamente, secondo Melandri? “C’è una prospettiva molto concreta su cui il governo si dovrà misurare nei prossimi mesi ed è la riforma fiscale complessiva. Ho voluto buttare questo sasso nello stagno prima della Manovra pur sapendo che non era quello il veicolo corretto, ma nella speranza che si cominciasse nelle sale macchine della ripartenza a pensare a una misura di contrasto alla povertà molto particolare: c’è una povertà culturale che si sta diffondendo e radicando, ancora di più con la pandemia. Questa povertà riguarda la domanda, i cittadini italiani che non solo non entrano nei musei, nei teatri, nei cinema, ma che usciranno da questa crisi impoveriti”. 

Quindi, per Melandri è necessaria “un’operazione strutturale: qualcosa che chiami in causa la domanda soggettiva di cultura e che sostenga le spese di accesso rendendole deducibili ai fini del calcolo dell’Irpef. Come per i farmaci dobbiamo inventarci un meccanismo, certo, limitato e non infinito, con cui si fissa un tetto congruo uscendo dall’idea che le spese per la cultura siano secondarie o superflue. Questa è una misura di contrasto a una povertà educativa e culturale, ma non può essere realizzata attraverso la logica del bonus. Il salto quantico è quello di una misura strutturale che va pensata con un meccanismo certo”.