“Prima del Covid l’Italia stava vivendo una fase di crescita della partecipazione culturale iniziata nella metà degli anni Novanta. Eppure, nel 2019 l’Istat aveva certificato che un italiano su cinque non era andato a un concerto, al cinema o a un museo. C’era insomma un’area di esclusione enorme, di grandissima diseguaglianza e povertà culturale sulla quale adesso si è abbattuta la mazzata del Covid. Con il blackout totale causato dalla pandemia rischiamo di tornare a prima degli anni Novanta. E questo è preoccupante”. Lo ha detto Pietro Barrera, segretario generale della Fondazione Maxxi, nel corso del panel “La serra dei miracoli. Utopie eco-urbane per germogli civili”, organizzato all’associazione culturale ‘O Quarantotto. 

“Tutti i musei devono essere delle piazze civiche, grandi spazi di socialità, frequentati da anziani che leggono il giornale o bambini che giocano. I musei devono ampliare la propria base sociale, cioè raggiungere persone a cui non passa per la testa di entrare a visitarli. Non credo che il tema fondamentale sia il problema economico del costo di biglietto, ma il senso di estraneità di molte persone nei confronti del mondo della cultura”, ha aggiunto Barrera. 

Il segretario generale della Fondazione Maxxi ha inoltre auspicato che “il Campidoglio faccia incontrare le istituzioni culturali delle città e le scuole per una didattica diffusa”. Quindi ha concluso: “Non mi piace l’idea di un museo che sia solo un’istituzione cittadina, perché rischiamo di alimentare nuove diseguaglianze territoriali e perché i musei sono stati testimoni di una globalizzazione positiva. Il museo deve avere una grande dimensione territoriale dal vivo, ma anche una capacità di proiezione culturale sulla rete. Non dobbiamo perdere quella novità imparata nel 2020 di una piattaforma di offerta culturale accessibile dall’esterno”.
 

 

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