In Europa il 75% dei musei segnala una perdita di reddito compresa tra 1.000 e 30.000 euro a settimana anche nel periodo di apertura al pubblico, prevalentemente durante i mesi estivi. Secondo sei musei su dieci la perdita di reddito deriva principalmente dalla riduzione dei biglietti venduti mentre un museo su dieci ha menzionato l'interruzione dei programmi speciali per i visitatori. Come conseguenza del calo delle entrate, i musei decidono di interrompere programmi e progetti (55%), di ridurre la capacità dei visitatori (49%) e riallocare i compiti del personale (42%). È quanto emerge dal nuovo report su Covid-19 e musei condotto da Nemo, la rete delle organizzazioni museali europee. Il rapporto si basa su un sondaggio a cui hanno risposto 600 musei di 48 paesi (la maggior parte provenienti dall’Europa) tra il 30 ottobre e il 29 novembre 2020 e segue quello già pubblicato durante la prima fase della pandemia.

VISITATORI IN CALO FINO AL 75%, AI LIVELLI PRE-COVID NEL 2022

Anche durante i mesi estivi del 2020, quando i musei sono stati di nuovo aperti al pubblico, 5 musei europei su 10 hanno registrato un calo tra il 25 e il 75% dei visitatori, mentre 2 musei su 10 hanno riportato addirittura un calo dei visitatori superiore al 75%. Il calo dei visitatori è dovuto principalmente al calo del turismo globale (73%), all'interruzione dei programmi scolastici (64%) e di sensibilizzazione (50%) e all'aumento dei protocolli di sicurezza che consentono solo a un numero ridotto di visitatori di entrare contemporaneamente (53%), mentre una minoranza di musei (3%) ha dichiarato di non essere attrezzata per l’apertura a causa della mancanza di protoccoli di sicurezza e igiene. Secondo i musei ci vorrà ancora molto tempo prima che il numero di visitatori tornerà al livello pre-COVID-19, dalla primavera 2021 all'estate 2022. Il 45% stima che il numero di visitatori tornerà ai livelli pre-COVID-19 nei mesi tra marzo e settembre 2021.

MUSEI LUOGHI SICURI, LA SFIDA E’ FAR TORNARE I VISITATORI

Oltre 9 musei su 10 ritengono che sia i visitatori che il personale siano al sicuro nel museo, con sufficienti protocolli di igiene e sicurezza. Oltre il 70% dei musei ha dichiarato di essere stato chiuso nel periodo dell'indagine senza una data di riapertura definitiva. Secondo il sondaggio di Nemo “la seconda chiusura obbligatoria è stata decisa anche se i protocolli di igiene e sicurezza erano ben funzionanti” e nonostante “nessun caso di trasmissione di COVID-19 ai visitatori è stato registrato nei musei in Europa”. La maggior parte dei musei ritiene che la sfida più grande nei prossimi due anni sarà riportare i visitatori all’interno delle proprie istituzioni culturali. Le principali preoccupazioni dei musei sono anche guadagnare stabilità finanziaria e stare al passo con le nuove richieste di digitalizzazione.

FUTURO INCERTO, TAGLI AL BILANCIO PER 7 MUSEI SU 10

Quasi 7 musei su 10 prevedono tagli di bilancio nei prossimi anni. Secondo Nemo “tagliare i bilanci su un budget già limitato con entrate inferiori metterà i musei ancora più a rischio di non essere in grado di svolgere i loro compiti principali e di sfruttare il potenziale che hanno per la società in futuro”. Il 66% dei musei ha riferito di aver ricevuto da parte del governo sussidi di emergenza mentre il 45% ha affermato di non aver ricevuto nessun sostegno. I musei hanno ricevuto sostegno finanziario principalmente per nuovi investimenti in infrastrutture digitali e/o programmi digitali (21%), per la sicurezza e le caratteristiche igienico-sanitarie (15%). I musei più grandi sono stati più impegnati nella ricerca di fonti di finanziamento alternative (50%) rispetto ai musei più piccoli (39%).

IL 93% HA AUMENTATO L’OFFERTA ONLINE, PIU’ RISORSE PER IL DIGITALE

Il 93% dei musei ha aumentato l’offerta online o ha avviato servizi digitali durante la pandemia. Più del 75% dei musei ha dichiarato di aver aumentato le proprie attività esistenti sui social media o avviato nuove attività e il 53% ha aumentato o iniziato a creare contenuti video. Più di un terzo dei musei ha riferito di aver aggiunto budget e/o risorse per aumentare la propria presenza o comunicazione online durante la pandemia. Mentre solo il 7% dei musei che ha risposto ha riferito di aver assunto nuovo personale per gestire la maggiore attività online dei musei, oltre il 40% dei musei ha affermato di aver modificato le mansioni del personale esistente per gestire le attività online del proprio museo. La maggior parte dei musei più grandi (81%) ha aumentato le proprie capacità digitali a seguito della pandemia contro il 47% dei musei più piccoli.

VERSO UNA TRANSIZIONE DIGITALE

Più di 8 musei su 10 richiedono ulteriore supporto per strumenti e transizione digitale. Di questi, oltre il 40% richiede assistenza per la costruzione di una strategia digitale, nuove infrastrutture digitali (23,2%) e formazione del personale (18,7%). La necessità di sostegno alla transizione digitale nelle aree urbane è doppia (45%) rispetto alla necessità dei musei situati nelle aree rurali (20%). I grandi musei con più di 100 dipendenti mostrano un bisogno basso (9%) di supporto per la transizione digitale, mentre i musei di piccole e medie dimensioni esprimono un bisogno maggiore (rispettivamente 37% e 39%). Secondo il 50% dei musei intervistati le visite online sono rimaste allo stesso livello dalla riapertura dei musei o hanno registrato un aumento complessivo. Tuttavia, quasi il 40% dei musei ha risposto di non aver tracciato o di non essere a conoscenza dello sviluppo del numero di visitatori online. Per il 60% dei musei le offerte digitali più popolari sono le attività sui social media, seguite dai contenuti video (42%) e tour virtuali (28%).

 

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