L’Aula della Camera ha ricordato Leonardo Sciascia di cui lo scorso 8 gennaio ricorreva il centesimo anniversario della nascita. “È stato uno dei grandi e più originali intellettuali italiani del Novecento che, con spirito libero e anticonformista, ha affrontato la narrazione della realtà, la critica e la denuncia di ingiustizie, soprusi e crimini”, le parole del presidente di Montecitorio, Roberto Fico che ha sottolineato la necessità di “tenere viva la sua straordinaria eredità letteraria, civile e politica, anche tra le nuove generazioni”. 

“Sciascia ha dato corpo alla rettitudine morale, all'interpretazione del ruolo istituzionale per la ricerca della giustizia, dell'onestà, della verità. È stato un eretico della libertà e un cercatore della verità”, ha rimarcato Federico Mollicone (Fdi). “Ha rappresentato un mito all'interno di quella dimensione, molto rara in Italia, che tocca, oltre a lui, soltanto a Dante e a Manzoni, di essere scrittore civile”, ha detto Vittorio Sgarbi (Misto) che ricordato “il momento dell'onta contro Sciascia da parte di alcuni politici per avere preso una posizione molto forte rispetto al conflitto tra magistratura e politica”. 

Per Roberto Giachetti (Iv), “nessuno come Sciascia è stato un radicale nell'anima, oltre che per appartenenza politica. Un uomo scomodo, coltissimo, fermissimo nell'impegno e coraggioso nelle scelte di campo. Fu incapace di non parteggiare per ciò in cui credeva, arrivando ad assumere senza indugi posizioni nette e spesso del tutto minoritarie su temi nevralgici della vita civile, come il diritto a una giustizia che fosse davvero giusta”. “E’ con Sciascia che l'Italia comprese cosa fosse davvero la mafia, perché fu il primo a parlarne senza filtri nel suo romanzo più conosciuto, ‘Il giorno della civetta’, smentendo chi asseriva, con non poca ipocrisia, che la mafia non esistesse. Fu un intellettuale assoluto e come tale è stato divisivo e talvolta incompreso”, ha affermato Rosalba Cimino (M5S). 

Fausto Raciti (Pd) ha evidenziato come Sciascia sia stato “un intellettuale strano, largamente incompreso, di certo un intellettuale europeo per il quale la linearità del pensiero era più forte delle mille contraddizioni attorno a cui si è avviluppata la storia del nostro Paese e delle sue culture politiche. Un intellettuale laico, che ha inteso il suo compito di intellettuale come il compito di chi ha il dovere di dire la verità al potere, fosse anche solo la propria verità senza pretese di verità assoluta”. “E’ stato uno dei pilastri della cultura italiana ed europea, un intellettuale scomodo che ha saputo raccontare la Sicilia e, attraverso questa, l'Italia e la sua essenza più intrinseca – ha ricordato Erasmo Palazzotto (Leu) -. Una figura scomoda e libera, coscienza civile di questo Paese”. 

“Sciascia aveva un senso altissimo del Parlamento, l'istituzione che è centro e cardine del nostro ordinamento di democrazia parlamentare oggi troppo spesso svilita, vilipesa, irrisa nelle parole e negli atti, a volte persino di coloro che siedono su questi scranni. Per non parlare di quello che è successo oltre Atlantico”, ha affermato Riccardo Magi (Misto). Per Giusi Bartolozzi (FI), Sciascia è stato “un monumento della storia italiana ed europea. L'uomo libero, capace di parlare di mafia negli anni Sessanta, quando di mafia quasi nessuno osava parlare, ma anche il paladino di quell'implosione dell'antimafia, che tuonò nel gennaio del 1987 contro i suoi professionisti, certamente sbagliando talvolta bersaglio, ma riconoscendolo con umiltà”. 

“L'eredità di Sciascia è quello spirito riformista opposto all'utopia ideologica, il legame con la propria terra d'origine, qualunque essa sia, il costante interrogarsi sul senso della propria esistenza e ancora di più, mi consentirete, l'instancabile ricerca, in tutti gli ambiti dell'esistenza umana, della verità”, ha osservato Alessandro Pagano (Lega). “Sciascia ebbe il grande merito di far capire all'Italia e al mondo intero il problema e il fenomeno della mafia. Come scrittore aveva il coraggio, il tormento e i dubbi di chi sa andare controcorrente, sfidare i luoghi comuni, smascherare criticità e pregiudizi”, ha sottolineato Gianluca Rospi (Misto).

 

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